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Ingrosso

Le scuole aperte non fanno primavera per l’ortofrutta

Secondo gli operatori, i consumi non sono ripartiti. Le testimonianze dei mercati di Roma, Milano, Verona, Padova e Firenze

La riapertura delle scuole non fa ripartire il consumo di frutta e verdura. Secondo gli operatori dei mercati all’ingrosso italiani il riavvio delle attività scolastiche, che coinvolge milioni di studenti e docenti, non ha avuto una ricaduta significativa sui conti delle imprese. L’ultima settimana di settembre  secondo i rappresentanti degli imprenditori di Roma, Milano, Verona, Padova e Firenze è stata carente di scambi e consumi. Poco entusiasmo. Al calo dei consumi si associa la coda estiva che fa persistere, ma in quantità ridotte, la richiesta di pesche, nettarine, meloni. C’è buona richiesta delle mele della nuova campagna,  ma stentano le pere. Si affacciano le clementine dalla Spagna e il cachi mela ma la frutta più richiesta è l’uva ma a prezzi bassi.

A Milano chi lavora con l’Horeca: “Deve recuperare almeno il 30%”

Ortomercato MilanoLa città degli eventi e del terziario soffre il mancato decollo dei  consumi fuori casa. Bruno Barcella, vice presidente  Fedagro Milano, offre qualche percentuale: “Per il momento le aziende che lavorano con l’Horeca e i servizi  arrancano, hanno ripreso un 10% ma per chi ha  ha perso il tra il 40-50% si è sotto ancora di un 30%. Non ho visto una ripresa a 360 gradi, manca  lo sprint”.  Poi c’è il fattore clima: “Il prodotto estivo è alla fine, ci sono ancora temperature alte e il consumatore desidera qualcosa di diverso come un agrume o con i cachi  che si sono affacciati ora sul mercato, ma con quantitativi   minimi e  fondamentalmente non sono ancora  pronti“. E i prezzi? “Le clementine spagnole, le precoci Clemenruby  vanno da 1,50 a 2,20“. Sul fronte mele: “Hanno iniziato con le produzioni nuove, ma è un frutto che non manca mai. Ora si ha una mela più croccante. Sulle pere come si dice da noi non c’è ancora  una grande mangiata, si dovrebbe partire bene dalla seconda metà di ottobre“.  E’ il momento dell’uva: “C’è un buon consumo, il prodotto migliore di questa stagione. Sul prezzo la forbice è ampia: si parte da un euro, la media è su 1,50 per arrivare a due e anche ai 2,60 con le varietà ad altissima selezione”. Sul fronte ortaggi? “Il pomodoro rosso sta per finire da Olanda e Polonia e ora ci si sposta su Spagna e Marocco. Un discorso simile per il peperone”.

Anche Roma soffre il ritmo lento nonostante le scuole aperte

Car di Roma

Car di Roma

Riccardo Pompei, rappresentante dei grossisti romani di Fedagro, ha le idee chiare: “Non c’è stato un effetto scuole, i consumi sono in calo. Settembre è stato un mese molto tranquillo”. Sui prodotti: “Siamo ai titoli di coda per le pesche e sono arrivate le clementine spagnole con quotazioni da 1,50  a due euro. Sempre dalla Spagna i  cachi mela da  1,80 a due euro”. Al centro come negli altri mercati c’è l’uva: “La frutta più venduta. E’ finita la Vittoria, c’è poca Regina e Red Globe ma tanta Italia: dalle varietà più care a due euro per scendere a un euro, la media è da 1,50 a due euro”. Siamo in autunno e si affacciano le castagne, quelle di Cuneo quotano cinque euro e mezzo. “Tra le novità abbiamo le prime Annurca da Avellino da 1,70 a 2,20 a seconda della pezzatura. Infine arrivano i primi ortaggi dalla Spagna, la Sicilia ancora non è partita“.

Poco entusiasmo a Firenze: “Quale aumento, c’è calo delle vendite”

Altro che aumentare le vendite. Sulle rive dell’Arno calano gli scambi  come racconta a myfruit.it Aurelio Baccini, presidente Fedagro Firenze e vice presidente Fedagro Nazionale, che ha il polso della situazione: “Dall’inizio di questa settimana si è avuto un rallentamento  delle vendite. Un calo generalizzato per le  verdure  dove si è anche spento quel po’ di entusiasmo  che si era acceso recentemente per il pomodoro. Non è un problema di prezzo, ma della diminuzione della dinamica dei consumi. Sulla frutta abbiamo le new entry come le clementine che recuperano  il loro ruolo nel comparto. Calano  pesche e susine e subentrano loro,   ma i consumi  restano statici e non cambiano la dinamica. Le mele si vendono come prima, per le pere per cui manca una forte richiesta di mercato“.

A Verona: “Con le scuole si recupera quanto perso con il turismo”

Marco Benedetti, ispettore del mercato veneto, sottolinea: “Non ci sono tante novità, gli scambi persi con il rallentamento del turismo  sono sostituiti dalle richieste della scuola“. Sui prodotti c’è l’archiviazione della frutta estiva: “Si sta muovendo  qualcosa con le pere mentre le mele stanno iniziando gli arrivi di Melinda, noi abbiamo anche la Gala locale  e qualche varietà pilota.  Sugli agrumi c’è prodotto dall’emisfero sud, da 15 giorni il Miyagawa da Sicilia e Calabria  con quotazioni da 0,80 a 1,30. Le prime clementine spagnole sono un prodotto abbastanza buono e vanno da 1,50 a due euro“.  E l‘uva? “La massa critica va da 0,80 a 1,30  poi  ci sono le partite extra da 1,50 a 1,80 ma con  quantità  piccole, parliamo del 20% sul totale“. Stanno iniziando le vendite delle castagne nazionali che arrivano da Lazio, Campania e Piemonte e i prezzi oscillano da 2,50 fino a punte di 4,50 euro“.  Sul fronte verdure le zucchine  della zona veronese quotano da 1 a 1,20 e quelle di Latina fino a 1,30 mentre sul pomodoro: “Ha perso valore. Il Cuore di bue per esempio da  2,50  è sceso a 1,80-2 euro  mentre il grappolo è calato a 1,40. Stanno scarseggiando i cavolfiori  dove si è passati a 1,50 e iniziano i broccoletti. In discesa anche la Gentile che ora quota da 0,70 a un euro”.

A Padova buona richiesta di mele Melinda

“L’andamento è statico, non si è avuto un impatto significativo dalla riapertura delle scuole”. Parole di Roberto Boscolo, presidente dei grossisti Fedagro: “Per la frutta ci vuole tempo, ma è iniziata la vendita di  quella secca. Sono poi  arrivate le clementine con prezzo sostenuto e consumo a rilento. Sulle mele è iniziata la campagna Melinda, con forte richiesta, si fa fatica a consegnare la merce. Infine abbiamo il calo delle insalate”.

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