Aziende e Persone

26 ottobre 2026

Uva da tavola, Del Core:" Un mercato che cambia"

144

Sono tre per Cut, la Commissione dell'uva da tavola, i traguardi raggiunti al termine di Luv, la fiera dell'uva da tavola svoltasi a Bari. Tre ambiti su cui si sta lavorando e che puntano all'aggregazione, al posizionamento sul mercato e allo sviluppo commerciale. 

Il primo riguarda la capacità di fare squadra: “Ci siamo presentati a Luv uniti. Le associazioni dell’uva da tavola, due siciliane e una pugliese, l’Apeo e l’associazione dei produttori siciliani erano sotto un unico cappello. Dopo aver aggregato i produttori, abbiamo aggregato la rappresentanza della filiera in uno stand unico. Un risultato storico. Ringrazio tutte le Igp e tutte le associazioni che hanno creduto in questo progetto oltre agli organizzatori”, ha spiegato a myfruit.it il presidente Massimiliano Del Core.

Un elemento strettamente legato anche al modo di guadare al mercato, basato su programmazione e analisi. Presentata l’edizione 2026 del catasto varietale dell'uva da tavola, ovvero il censimento che Cut effettua, in collaborazione con Cso Italy, attraverso la ricognizione degli ettari in produzione delle Op. “Questo ci permette di avere un quadro, non statisticamente puntuale, ma comunque funzionale, delle percentuali varietali in produzione adesso in Puglia, Basilicata e Sicilia”. 

Un’analisi pensata anche in un’ottica di programmazione: “Se non sappiamo cosa stiamo producendo, come facciamo a capire quali sono le nostre potenzialità sui mercati?”, ha sottolineato il presidente. L’analisi viene svolta ogni anno a partire dal 2022. 

“Questa è la quinta edizione. Ci restituisce sempre delle conferme sui trend, ma anche tante sorprese: tutte indicazioni che derivano dal mercato e che servono al mercato. Vediamo come performano le singole varietà e cosa hanno scelto i produttori negli ultimi anni. Si tratta di elementi utili per capire cosa avverrà in futuro e anche per programmare con i breeder ovvero coloro che ci forniscono l'innovazione”. 

Il dato che emerge con forza è l’ampio superamento dell'uva senza semi rispetto a quella con semi. “In Italia abbiamo l'80% di produzione senza semi, mentre solo il 20% di uva tradizionale. Un risultato eclatante”, ha evidenziato Del Core sottolineando dunque la capacità di risposta del comparto alle richieste del mercato: “Non tutte le Regioni - ha aggiunto - procedono allo stesso modo, ma comunque siamo stati molto propositivi in fatto d'innovazione. La Sicilia è ancora un po' più tradizionale, ma questo non è frutto solo di cultura: è legato anche ai mercati a cui si rivolge. La Puglia serve il mercato europeo e nord-europeo mentre la Sicilia serve il mercato italiano e francese. Sono scelte produttive fatte in base a indicazioni che il mercato dà”. 

Iniziato uno spostamento temporale

Un altro elemento emerso riguarda la finestra temporale: “Ci stiamo spostando nella parte molto precoce o molto tardiva della campagna”. Per Del Core potrebbe anche essere un bene “perché - ha chiarito - evitiamo la concorrenza della Spagna che è molto agguerrita, forte di un sistema industriale molto competitivo. Nella prima parte della campagna, tuttavia il prodotto italiano si trova a dover fare i conti con la concorrenza dell’Egitto. Mai come quest'anno, si è registrato questo spostamento. Immagazziniamo queste informazioni e tentiamo di capire come posizionare al meglio produzione e attività commerciale per poter avere più chance di successo e ottenere dei prezzi che ci diano margine, evitando di finire nel marasma del sottocosto, della massima competizione”. Per Del Core, l'uva da tavola italiana ha delle buone possibilità di crescita: “Deve posizionarsi bene sui mercati, ma senz'altro può fare bene”. 

Luv, la presenza dei buyers

Lo sviluppo commerciale è un punto su cui Cut ha lavorato: “Siamo riusciti, grazie alla collaborazione con Luv Fiera, a portare in fiera il gruppo commerciale Selex, con oltre 25 buyer della distribuzione italiana, per la loro riunione tecnica annuale. Abbiamo candidato la fiera per la loro convention e hanno accolto positivamente l'iniziativa". 

La loro presenza in fiera è stata preceduta da un tour tra le aziende agricole del territorio e momenti networking. Durante la giornata trascorsa in fiera, produttori, fornitori e operatori provenienti da diverse regioni hanno potuto incontrarsi per potenziare il proprio business. "Siamo contenti di aver creato attrattività per la filiera”, ha concluso.  

I dati Ismea: un export da quasi un miliardo

Nel 2025 la produzione italiana di uva da tavola è stata stimata dall'Istat in circa un milione di tonnellate. Il 44% di essa è stata esportata, generando un valore record di 973 milioni di euro. Di questi, ben 600 riguardano la Puglia e 200 la Sicilia. Sono i numeri emersi dal rapporto Ismea presentato a Luv Fiera e che pongono l’uva come secondo prodotto ortofrutticolo italiano più esportato, dopo le mele (1,2 miliardi), dimostrando quanto l'export sia vitale per la filiera. Numeri che vedono in prima linea l’uva senza semi, molto apprezzata in particolare dai giovani. 

"Negli ultimi cinque-sei anni è successo qualcosa senza precedenti. L'uva è diventata un caso da studiare nell'intero settore agroalimentare poiché è cambiato completamente il paradigma produttivo ed economico di una specifica filiera. Ed è cambiato anche il rapporto tra gli operatori della filiera. Questa rivoluzione è arrivata fino al consumatore che percepisce l'uva senza semi come una categoria di prodotto diversa, molto apprezzata in particolare dai giovani under 15-16 anni. I risultati delle esportazioni in Puglia, Sicilia e Basilicata sono il frutto di questo profondo cambiamento varietale”, ha sottolineato Mario Schiano Lo Moriello di Ismea che durante il suo intervento ha parlato di una “rivoluzione senza semi”. Una rivoluzione che, in prospettiva, potrebbe portare a superare anche l'export delle mele.

Tra il 2015 e il 2025 i volumi esportati si sono ridotti, ma il valore è cresciuto. Il salto principale si è verificato tra il 2022 e il 2023, quando l'offerta senza semi è diventata una realtà. Si è passati da un prezzo medio di 1,64 euro/kg del 2022 a valori compresi tra 2,13 euro/kg fino a 2,39 euro/kg. 

Rispetto al 2010, i mercati di destinazione si sono ridotti: la Germania assorbe da sola un terzo dell'export italiano e, insieme alla Francia, copre la metà delle vendite estere. Per raggiungere il 90% dell'export sono sufficienti 12 Paesi, mentre nel 2010 ne servivano 15. Solo il 2% dell'export tuttavia esce dai confini europei (tra cui  Arabia Saudita e Emirati Arabi). "Un terreno su cui si può lavorare", ha aggiunto. 

Sempre sotto la spinta dell'uva senza semi, negli ultimi anni è cresciuto anche il consumo di prodotto fuori stagione passato dal 6% del 2023 all'11% del 2025. In particolare i prodotti arrivano dall'Egitto (+296%) e dal Perù.

Potrebbe interessarti anche