Prosegue il Progetto nocciolo portato avanti già da qualche anno dalla Op Terremerse. Oggi sono più di 300 gli ettari di noccioleto piantati in diverse Regioni italiane che presto, con gli interventi già programmati, supereranno i 400: una produzione che valorizza la tradizione, ma in chiave moderna.
“In passato le nocciole venivano piantate in terreni marginali, come ripiego. Noi abbiamo realizzato tutti gli impianti in una logica moderna che parte dall'analisi di prefattibilità per verificare se nei terreni ci sono condizioni ottimali, che prevede l'uso di impollinatori e di sistemi d’irrigazione e fertirrigazione, fondamentale per nutrire la pianta in maniera mirata. Questo permette, anche in annate complicate come il 2025, di ottenere risultati confortanti se rapportati con quanto accaduto all'esterno”, spiega a myfruit.it Ilenio Bastoni, direttore settore ortofrutta e Op Terremerse.
Una buona produttività anche in annate difficili
Il sistema messo in piedi fa sì che il frutteto entri in produzione prima: “Nei nostri impianti, realizzati tra il 2020 e il 2021, al quarto anno abbiamo raccolto circa sei quintali per ettaro e al quinto anno siamo arrivati a 12 quintali. Un dato medio dell'Op che risulta interessante", aggiunge Bastioni evidenziando come assimilare la gestione di un corioleto a quella di un frutteto, stando attenti alla nutrizione, monitorando lo sviluppo vegetativo e le condizioni del terreno, abbia permesso di migliorare la produttività.
"La siccità e gli elementi negativi che hanno caratterizzato il 2025 hanno avuto un impatto minino sui nostri impianti. Il nostro obiettivo è rendere gli impianti più resilienti al cambiamento climatico”, aggiunge.

Un approccio a cui le aziende stanno rispondendo positivamente: “Abbiamo produttori che hanno iniziato con due o tre ettari e ora, confortati dalle prime raccolte, stanno avviando una fase di estensione. E’ una coltura che richiede un basso investimento iniziale e, nel nostro territorio, si è dimostrata resiliente alle gelate tardive che hanno invece colpito altre tipologie di frutteti. Un elemento importante è che il nocciolo è una cultura meccanizzabile per intero, elemento che risolve il problema della scarsità di manodopera”.
L'Op si mostra soddisfatta anche della qualità ottenuta: “Oltre all'aumento delle rese, la nostra gestione moderna garantisce un elevato livello qualitativo. Se la pianta sta bene, produce frutta di qualità. Molte nostre aziende sono dotate di centraline per monitorare i parametri del terreno e dello sviluppo vegetativo al fine di creare le condizioni ottimali per la crescita”, sottolinea Bastoni.
La cooperativa segue tutto il processo: “Come Op, affianchiamo i nostri soci mettendo a disposizione tutti i contributi Ocm per cofinanziare gli impianti e li accompagniamo negli investimenti". Portati avanti anche progetti di ricerca. Tra questi c'è anche il campo, gestito in collaborazione con la Fondazione Fratelli Navarra di Ferrara, pensato per testare diverse varietà e sistemi di allevamento con l'obiettivo di dare le indicazioni migliori agli associati.
Prezzi al rialzo fino al 50%
Sul fronte della commercializzazione, l'annata 2025 è stata piuttosto positiva, con prezzi di vendita in rialzo fino al 50% rispetto all'anno precedente. I produttori hanno così beneficiato indirettamente anche di una situazione generale di scarsa offerta, legata soprattutto al forte calo della produzione in Turchia, colpita da condizioni meteo avverse.
Industria di trasformazione e sgusciatori sono i principali canali di vendita per le nocciole Terremerse. “Prevediamo una crescita significativa nei prossimi anni. Potendo contare su tutti i nuovi impianti che entreranno in produzione, potremo gestire masse critiche e ampliare ancora la rete commerciale. Il nocciolo è una coltura che tende a mantenere il valore costante nel tempo. L'incidenza della manodopera sui costi di produzione è notevolmente inferiore rispetto ad altri frutti. Questo ci rende più competitivi".

Il made in Italy come valore
Un cammino di crescita dove la valorizzazione dell'origine italiana rappresenta elemento centrale. "Dal 2025 - aggiunge il direttore - l'obbligo per alcune categorie di prodotti di identificare l'origine sta portando, su alcuni canali, a una differenziazione e una valorizzazione del prodotto italiano. Riteniamo che questo percorso di distintività nei prossimi anni si consoliderà ulteriormente. Noi lavoriamo solo prodotto nazionale e lo indirizziamo verso quei canali che danno valore all'origine, tra cui partner industriali che producono creme spalmabili. Uni dei nostri obiettivi, insieme a loro, è dare maggiore identità e visibilità al prodotto italiano. Lo riteniamo un valore tenuto in forte considerazione dai consumatori".
Obiettivo: crescere
Lo sguardo dunque è proiettato avanti: "Stiamo lavorando per affrontare tutti i canali, dal consumo diretto a quello industriale. Con il progressivo aumento dei volumi, ci doteremo di tutto quanto serve per valorizzare il prodotto con la massima efficienza. Già per il prossimo anno stiamo pensando all'introduzione di tecnologie per la prima lavorazione e selezione", spiega Bastoni.
L'ottimismo e la voglia di fare non mancano: “È una cultura che ha dimostrato una certa stabilità, capace di andare incontro alle esigenze degli agricoltori, con una longevità importante. Ci sono noccioleti di 30 anni ancora produttivi. Rappresenta un'ottima opportunità di integrazione del reddito per le storiche piccole aziende frutticole locali”, conclude Ilenio Bastoni.