Bilancio 2025 positivo per il Gruppo Alegra che, con un fatturato complessivo di 317,96 milioni (155 Gdo italiana, 137 estero e il restante sul canale tradizionale nazionale), cresce in tutte le direzioni: +20% per Alegra (220 milioni di turnover), +13% per Brio (62 milioni) e +30% per Valfrutta Fresco (30 milioni).
"I numeri positivi per tutte e tre le società del Gruppo sono il risultato del legame con la produzione e di una filiera solida e integrata - ha dichiarato Mauro Laghi, direttore generale di Alegra e responsabile commerciale di Brio durante Fruit Logistica - L'aggregazione è sempre più forte, così come è chiara la strategia: continuità di fornitura, progetti di valore e capacità di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più selettivo".
In questo scenario sono da rilevare i risultati positivi del kiwi - quello verde cresce del 46,3% raggiungendo un valore di oltre 60 milioni, quello giallo +46% per 36 milioni - delle nettarine (+16%, 31 milioni), delle pere (+42%, 25,3 milioni) e delle ciliegie (+33%, quasi 16 milioni).
Brio: torna a crescere il bio
"Il mercato del biologico - ha proseguito Laghi - ha invertito il trend e sta tornando a crescere. Brio ha rinnovato la partnership con Alce Nero e sta lavorando su nuovi progetti, ci saranno delle novità nel corso del 2026, in particolare per il comparto agrumi e per i prodotti a denominazione".
Valfrutta: pomodori e peperoni strategici
"Il 2025 ha segnato una forte accelerazione – ha spiegato Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco – L’ampliamento del parco clienti, il potenziamento dei progetti chiave e il riposizionamento del brand come premium accessibile, sviluppato in sinergia con la Gdo sono gli elementi che hanno permesso questo successo".
"Un ruolo centrale - ha aggiunto - lo hanno rivestito pomodori e peperoni, che insieme valgono oltre 10,9 milioni di euro, pari al 36% del fatturato complessivo della nostra azienda. In questo contesto sono da rilevare il ruolo del peperone Cornelio e di Ulisse, il nuovo pomodoro premium presentato a Marca e già in distribuzione in Italia da poche settimane”.
"Il nostro è un approccio di filiera che si sta rivelando strategico - ha sottolineato - Ci siamo noi, ci sono i produttori e c'è la grande distribuzione".
Dulcis, Cornelio e Ondine: le novità
A Claudia Iannarella, direttrice marketing del Gruppo, il compito di illustrare i progetti in cantiere. "Abbiamo un gran da fare - ha sintetizzato - I nostri progetti sono l'espressione di uno stato mentale che mette al centro l'innovazione".
Il primo progetto "energivoro", come lo ha definito la manager - riguarda Ondine: non più solo nettarine, ma anche pesche. Sempre piatte, sempre a polpa bianca: "Con Ondine innoviamo un prodotto della tradizione anche nell'ottica dello snack. Crescono gli ettari e sarà un'annata decisiva con volumi importanti, la produzione attesa è di 3mila tonnellate, in crescita del 300% rispetto all’anno precedente".
Novità anche per Dulcis, il progetto 100% italiano di cui Alegra è tra i fondatori: nel 2026 raggiungerà i 457 ettari coltivati e una produzione attesa di 4.700 tonnellate, il che significa il triplo rispetto allo scorso anno: "Il kiwi è un prodotto supertrend, le risposte dal mercato sono incoraggianti".
Infine Cornelio: per il peperone di Valfrutta Fresco è previsto uno sviluppo produttivo in nuovi areali oltre la Sicilia – Lazio, Campania e Veneto – con l’obiettivo di raddoppiare le superfici e ampliare il calendario commerciale fino a 12 mesi. Non solo: "A Macfrut - ha rivelato Claudia Iannarella - porteremo un'iniziativa che potrà stupire. Cornelio è il peperone per tutti i target, gli daremo una nuova veste e un nuovo posizionamento".
Il punto su Agrintesa
“Agrintesa ha chiuso una stagione 2025 positiva e in linea con il potenziale produttivo – ha argomentato il direttore generale Cristian Moretti - Il valore conferito dell’ortofrutta è cresciuto del 47,3% rispetto al 2023–2024, mentre il valore della produzione totale ha raggiunto 404 milioni, 448 il consolidato".
"Le sfide sono tante - ha continuato - e l'innovazione è la risposta. Ma abbiamo l'obbligo di tutelare anche le produzioni ordinarie, pere in primis, nonostante le difficoltà. Dobbiamo proteggere i 2.200 ettari di un prodotto identitario del nostro territorio".
"Negli ultimi anni abbiamo investito oltre 11 milioni l’anno in automazione e digitalizzazione affiancando investimenti strutturali negli impianti e nuovi strumenti di sostegno ai soci per il rinnovamento varietale e la difesa attiva - ha concluso - Il nostro obiettivo resta garantire efficienza, stabilità e prospettive di reddito alle aziende agricole”.