Import/Export

11 settembre 2026

Primo semestre: l'export dell'ortofrutta cresce in valore

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Sulla base delle rilevazioni Istat relative al commercio estero italiano elaborate da Fruitimprese, le esportazioni di frutta e verdura non trasformata nel corso del primo semestre 2026 sono aumentate del 4,4% in valore, mentre si sono ridotte del 3,4% in quantità, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le importazioni sono cresciute dell’1,6% e del 7,1% rispettivamente in volume e valore, portando la bilancia commerciale in negativo per 20,4 milioni. Risulta con il segno meno anche il rapporto tra import ed export in quantità, con il primo che supera il secondo di quasi 300.000 tonnellate (297,478 tons per la precisione).

Frutta fresca, meno volumi ma più valore

Per la frutta fresca, principale voce del nostro export, i volumi si sono ridotti dello 0,8%, mentre il valore esportato è cresciuto del 3,1% rispetto ai primi sei mesi del 2025. In questo comparto, le mele, che rappresentano oltre la metà delle esportazioni, segnano leggermente il passo rispetto agli ottimi numeri degli anni precedenti, registrando un -4,34% in volume e -0,79% in valore. 

In rialzo le esportazioni di kiwi, prodotto per il quale l’affermazione sul mercato delle nuove varietà gialle e rosse, ha portato ad incrementare le esportazioni del 12,32% in quantità e del 16,93% in valore. Aumentano anche le esportazioni di fragole, prodotto tipico dei primi 6 mesi dell’anno, che registrano un +15,76% in volume e +14,92% in valore. 

Ancora male l’export di pere, ma si confida in una ripresa nella campagna autunnale. Alle parziali battute di arresto dell’export, corrisponde un aumento delle importazioni di frutta fresca, che sono cresciute del 5,9% in volume e del 7,5% in valore; con le aziende costrette, in mancanza del prodotto nazionale, a rivolgersi sempre di più all’estero.

Il segmento agrumi è quello dove questa tendenza è più evidente, il ciclone Harry e le altre problematiche produttive hanno portato nei primi sei mesi dell’anno ad una riduzione significativa dei volumi esportati (-14,7%), mentre hanno tenuto i valori, in riduzione solamente del 3,4%; ma sono i dati import a rappresentare di più questo fenomeno. Le importazioni sono cresciute del 30%, (per la precisione del 29,5% in quantità e del 32,4% in valore), con una bilancia commerciale che si presenta con segno negativo per oltre 20 milioni di euro. 

In questo comparto, alla crescita del valore delle esportazioni di limoni (+17,04%) - che sono stati meno soggetti agli effetti di Harry - si contrappone un brusco calo di quelle delle arance, che diminuiscono del 21,61% in volume e del 17,50% in valore. 

Frutta secca, segno positivo sia per importazioni che esportazioni

Molto vivace è stato in questo semestre il settore della frutta secca con numeri in crescita sia per le esportazioni (+4,5% in volume e +37,2% in valore), ma soprattutto per le importazioni che registrano +8,6% in quantità e +18,1% in valore che supera quota un miliardo di euro. Si tratta di un recupero significativo per un comparto che negli ultimi due anni non stava più crescendo ai ritmi degli anni precedenti e che sta ripartendo. 

Tuberi, legumi e ortaggi

L’andamento delle esportazioni di tuberi, legumi e ortaggi nel primo semestre 2026 è pressoché analogo a quello generale, i volumi sono scesi del 4%, mentre i valori sono aumentati del 2,6% rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente. In questo segmento per un import che si riduce del 5,9% in quantità e del 11,6% in volume, si segnala un incremento del valore dei pomodori importati che sale del 23,24% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante una riduzione del 2,51% dei volumi.

Frutta tropicale

L’import di frutta tropicale cresce del 2,3% in quantità e del 5,3% in valore; da segnalare una ripresa dell’import di ananas del 9,95% in volume e del 15,45% in valore, una leggera discesa dell’import di banane (quantità –5,1%, valori -2,35%) e l’avocado, che non rappresenta più una sorpresa, con volumi in crescita del 19% e valori del 7,13%. 

Per il Presidente di Fruitimprese Marco Salvi “sono soddisfacenti i risultati dell’export italiano di ortofrutta del primo semestre del 2026, ma testimoniano come già nei primi mesi dell’anno fossero tangibili gli effetti sfavorevoli delle guerre in atto, che hanno provocato un aumento generalizzato dei costi di produzione e importanti difficoltà logistiche, in particolare per chi si rivolge ai mercati asiatici". 

In queste settimane stanno salpando i primi carichi di mele e, al momento, non vengono segnalate difficoltà per il passaggio del Canale di Suez; per quanto riguarda invece i Paesi Arabi siamo costretti ad utilizzare il trasporto combinato nave-treno dal porto di Al Fujairah, oppure quello di Jedda e proseguire con i Tir con tragitti di oltre 2.000 km. 

“In pratica all’incremento generale dei costi di produzione, dovuti all’aumento dei combustibili, dobbiamo aggiungere quelli logistici per una campagna di esportazione che registrerà un aggravio per gli operatori tra il 20 e il 30%".

A queste difficoltà si aggiungono quelle produttive. Le vendite dell’uva da tavola non stanno rispettando le aspettative, mentre la raccolta è ostacolata dal caldo e dall’umidità che non consentono di conservare a lungo il prodotto. Per quanto riguarda i kiwi, in Italia si prevede un raccolto in aumento per le varietà gialle e una riduzione della produzione per il kiwi verde; intanto in Grecia, principale competitor italiano, si stanno facendo i conti con una produzione in aumento del 30%.

“Per quanto riguarda gli agrumi – continua Salvi - in Spagna si prevedono due settimane di anticipo sulla raccolta ed è probabile che anche da noi il caldo stravolgerà i calendari produttivi".

Segnali incoraggianti per le pere Abate, con una produzione assolutamente non paragonabile a quella di 10 anni fa, ma leggermente in crescita rispetto alle recenti annate disastrose. 

Novità positive per l’apertura dei nuovi mercati

"Nel corso dell’estate si sono concluse le trattative per l’apertura del mercato vietnamita per i nostri kiwi e di quello dell’Ecuador per le pere; inoltre, nelle prossime settimane potremo spedire la prima uva da tavola italiana in Sudafrica, risultato ottenuto con la missione istituzionale del Ministro Lollobrigida dello scorso mese di giugno a cui Fruitimprese ha preso parte”, spiega il presidente.

Da Bruxelles non arrivano invece buone notizie: "mentre per le Ngt (Nuove tecniche genomiche) ci sarà ancora molto da attendere per avere i primi risultati ed è in stallo la riforma delle norme sugli agrofarmaci, contrariamente a quanto dichiarato dal Commissario Hansen si continuano a togliere principi attivi dal mercato e non si forniscono alternative valide agli agricoltori”. 

Un cenno, infine, al regolamento Ppwr sugli imballaggi che, secondo Salvi "dal 12 agosto sta producendo i primi effetti e, con una serie di regole e complicazioni incredibili, ha reso gli utilizzatori e non i fornitori degli imballaggi i responsabili del rispetto degli standard europei in tema di caratteristiche chimiche e prestazioni del packaging. Dopo il commercialista e l’avvocato, saremo costretti a rivolgerci anche agli ingegneri. La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, nel corso del recente meeting di Rimini, ha definito il regolamento europeo sugli imballaggi come un insieme di norme rigide e controproducenti per le piccole e medie imprese. Per una volta noi siamo totalmente d’accordo”, conclude Marco Salvi.


Fonte: Fruitimprese

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