Frutta a guscio ed essiccata

24 agosto 2026

Nocciola del Piemonte: tante potenzialità. Ma i volumi?

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Una punta di delusione serpeggia tra i produttori e le aziende che lavorano la nocciola piemontese. A una decina di giorni dall’inizio della raccolta nel prestigioso areale, i primi riscontri evidenziano problemi di quantità e non solo. “Sono ancora dei dati molto approssimativi, ma sembra profilarsi un’annata al di sotto delle aspettative”, spiega a myfruit.it Pier Giorgio Mollea, Ceo di Nocciole Marchisio. 

Iniziata la raccolta

Al momento, si evidenzia un allungamento nel periodo della raccolta causato dal fatto che le nocciole non stanno scendendo dalle piante. Alta anche la percentuale di difetti e di gusci vuoti. “Sono ormai quattro anni che in Piemonte attendiamo un'annata che possa dare un po' di vigore al comparto, ma non arriva”, sottolinea. 

Una parte di responsabilità è legata all'evoluzione climatica: “Non c'è dubbio che, anno dopo anno, la pianta subisce stress idrici o di calore ai quali non riesce ad adattarsi. Per portare a compimento il ciclo produttivo, avrebbe invece bisogno di stabilità. Purtroppo, negli ultimi anni, la cultivar piemontese ha mostrato una debolezza che si riflette nella produttività stessa”.

Quote di mercato da difendere

Una situazione che, protraendosi, finisce per incidere sulla competitività. "Con quotazioni sostenute e non sostenibili dal mercato globale stiamo perdendo quote di mercato mentre le altre varietà procedono speditamente, erodendo le quote di mercato della Piemonte”. 

Secondo il Monitor dei distretti agroalimentari di Intesa San Paolo le esportazioni di nocciole e frutta piemontese resistono: 422 milioni di euro di valore nel 2025, ovvero il 28% in più rispetto al 2024. L’anno scorso il valore dell'export verso gli Stati Uniti è valso circa 8 milioni mentre è arrivato a 28 milioni quello delle esportazioni in Medio Oriente. Un dato che dimostra come la produzione agricola piemontese nel suo complesso abbia ancora molto da dire sul mercato. 

Ma, per quanto riguarda la nocciola, la pressione delle nuove origini, come Cile e Oregon, si fa sentire: negli ultimi anni hanno incrementato notevolmente le quantità con investimenti strutturali sugli impianti e sui metodi di coltivazione. "Nuovi Paesi produttori che hanno forse meno da offrire a livello di proprietà organolettiche, ma che possono garantire una maggiore costanza qualitativa rispondendo alle esigenze dell'industria. Una produzione portata avanti in maniera professionale e tecnica, mentre noi, dopo tantissimi anni di esperienza, non riusciamo ancora a capire perché la nocciola del Piemonte non produce come dovrebbe”. 

Un areale dalle grandi potenzialità

Con i suoi 27mila ettari in produzione, il rinomato prodotto potrebbe contare su una produzione importante. I quantitativi limitati degli ultimi anni invece bloccano le imprese negli investimenti: “Le potenzialità ci sono, ma vengono messe in discussione dall’aumento in percentuale di difetti come il cimiciato. Con dei presupposti di questo tipo, non si può pensare a investire su nuovi clienti. Riusciamo a mantenere quelli tradizionali, ma non senza difficoltà. Mancano le condizioni ottimali per valorizzare al meglio la nostra qualità. Purtroppo negli ultimi anni tutte le fatiche dei produttori e tutti gli studi tecnici effettuati non hanno avuto il riscontro sperato”. 

Quantitativi più importanti e un adeguamento dei prezzi sarebbero, per Mollea, il presupposto per recuperare il terreno perso. “Finché non si cambia rotta e non si intraprende un circolo virtuoso che porti a aumentare la quantità e a migliorare la qualità del prodotto, la nocciola del Piemonte non potrà esprimere tutto il suo potenziale. Con più disponibilità di prodotto e con una buona qualità, la strada sarebbe più facile. Noi tuttavia continuiamo a credere nel nostro lavoro e lo portiamo avanti con determinazione, puntando a fidelizzare tutti quelli che si avvicinano al nostro mercato e alla nostra qualità. Le difficoltà però riguardano tutti, in primis i produttori e, in secondo luogo, le aziende come la nostra che hanno scelto di puntare sulla nocciola piemontese”.

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