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06 marzo 2026

Hormuz, logistica sotto pressione tra noli e carburanti

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La crisi nello Stretto di Hormuz continua a evolvere e il settore logistico è tra i primi a fare i conti con le ricadute sulle catene di approvvigionamento globali. Dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro obiettivi iraniani e il conseguente blocco dei movimenti navali nell’area, cresce l’incertezza sui mercati energetici e sui costi del trasporto.

Myfruit.it sta seguendo l’evoluzione della situazione e le possibili implicazioni per il commercio ortofrutticolo internazionale. Le prime indicazioni mostrano come gli effetti possano manifestarsi su più livelli della logistica: dal trasporto su gomma ai costi del trasporto marittimo.

Trasporto su gomma: il nodo carburanti e il rischio tensioni

La principale ricaduta riguarda il trasporto su gomma, fortemente dipendente dal prezzo dei carburanti. L’instabilità geopolitica sta infatti alimentando la volatilità dei mercati energetici, con possibili ripercussioni immediate sul costo del gasolio.

In Italia il ministero delle Imprese e del made in Italy ha già attivato la commissione di allerta rapida e il garante per la sorveglianza dei prezzi per verificare eventuali anomalie nella filiera dei carburanti. Un intervento accolto positivamente da Fiap – Federazione italiana autotrasportatori professionali, che ricorda come nel settore esistano già strumenti normativi per trasferire l’aumento dei costi del gasolio nelle tariffe di trasporto. 

Il riferimento è alla clausola di adeguamento carburante prevista dall’articolo 6-bis del decreto legislativo 286/2005, che consente di aggiornare automaticamente i corrispettivi del trasporto in presenza di variazioni del prezzo del carburante.

Ma dal comparto arrivano anche segnali di crescente tensione. Trasportounito chiede infatti misure immediate per far fronte all’impennata dei costi energetici. Secondo il segretario generale Maurizio Longo, con il gasolio che in alcune aree – come Roma – ha già raggiunto quota 2,2 euro al litro, le imprese dovrebbero concordare quotidianamente con i committenti il costo di ogni singolo viaggio, definendo la tariffa del trasporto sulla base di parametri oggettivi legati al prezzo del carburante.

Secondo l’organizzazione, il sistema attuale di adeguamento – come l’emergency fuel surcharge, che prevede aggiornamenti settimanali – non sarebbe sufficiente a gestire una fase di rincari così rapidi. In assenza di interventi e di un adeguamento immediato delle tariffe, avverte Trasportounito, il rischio è quello di arrivare a un fermo dei mezzi. 

L’associazione chiede inoltre l’apertura urgente di un tavolo ministeriale per valutare misure straordinarie, tra cui l’introduzione di una accisa mobile in grado di attenuare l’impatto dei rincari del carburante.

Trasporto marittimo: l’incertezza resta

Sul fronte marittimo, il mercato dei noli container mostra al momento un moderato recupero. Il World Container Index pubblicato da Drewry il 5 marzo è salito a 1.958 dollari per container da 40 piedi, in aumento del 3% rispetto alla settimana precedente. Nonostante il rimbalzo, l’indice resta comunque inferiore del 23% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La crescita settimanale è stata trainata soprattutto dalle rotte transpacifiche. Il nolo tra Shanghai e Los Angeles è salito del 10% a 2.402 dollari per container da 40 piedi, mentre quello tra Shanghai e New York è aumentato del 7% a 2.977 dollari.

Diversa la situazione sulle rotte tra Asia ed Europa, che continuano a mostrare segnali di debolezza. Il collegamento Shanghai–Rotterdam è sceso del 2% a 2.052 dollari per container da 40 piedi, mentre la tratta Shanghai–Genova ha registrato un lieve aumento dell’1% a 2.844 dollari, rimanendo comunque inferiore del 24% rispetto allo scorso anno.

Secondo Drewry, marzo rappresenta tradizionalmente un periodo di ripresa dei volumi dopo il Capodanno cinese, con la riattivazione delle attività industriali in Asia. Le compagnie di navigazione stanno quindi riorganizzando la capacità disponibile: sulle rotte Asia–Europa e Asia–Mediterraneo nelle prossime due settimane sono previste soltanto quattro partenze cancellate, un livello limitato rispetto ai mesi precedenti.

A influenzare l’andamento dei noli nelle prossime settimane potrebbe essere soprattutto la situazione geopolitica. Lo Stretto di Hormuz è infatti uno dei principali snodi energetici globali: attraverso questo passaggio transita circa il 20% delle forniture mondiali di petrolio.

L’incertezza sull’offerta energetica sta già spingendo al rialzo i prezzi del greggio. Se la crisi dovesse protrarsi, l’aumento dei costi del carburante marittimo, insieme ai premi assicurativi legati al rischio di guerra e a possibili interruzioni operative, potrebbe tradursi in un aumento dei costi complessivi di trasporto.

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