Nuove opportunità per i frutti tropicali made in Europe. Secondo l'analisi Climate change and market dynamics increase opportunities for tropical fruit production in Europe di RaboResearch, il centro di ricerca di Rabobank, cambiamento climatico e crescita della domanda e del valore delle importazioni, potrebbero aprire nuove opportunità per la produzione di frutta esotici nel Vecchio Continente, nelle regioni del sud in particolare.
Lo scenario
La domanda europea di frutta tropicale continua a crescere, in controtendenza rispetto a un consumo complessivo di frutta e verdura che negli ultimi anni è rimasto sostanzialmente stabile. A trainare il comparto sono soprattutto avocado e mango, mentre il consumo di ananas risulta più stabile.

Uno degli elementi che rendono interessanti le colture tropicali è il loro valore economico. Negli ultimi tre anni il valore medio all'importazione nell'Ue della frutta fresca è stato di circa 1,26 euro il chilo, mentre per la frutta tropicale, escludendo banane e ananas, si è attestato intorno a 2,54 euro il chilo.
Anche la crescita dell'avocado testimonia il cambiamento dei consumi: le importazioni europee sono aumentate di quasi cinque volte dal 2010. Per Rabobank, la combinazione tra domanda crescente, maggiore valore unitario e dipendenza dall'offerta estera rende avocado e mango particolarmente interessanti per i produttori europei alla ricerca di colture a maggiore valore aggiunto.
Il 90% arriva da fuori Europa
La filiera europea resta però fortemente dipendente dai Paesi terzi. Circa il 90% dei frutti tropicali consumati nell'Ue proviene infatti da fuori dell'Unione.
Questa dipendenza espone il mercato europeo anche ai rischi climatici che stanno interessando i principali Paesi fornitori. Perù, Marocco e Messico devono fare i conti con scarsità d'acqua, temperature più elevate ed eventi meteorologici estremi.
Un caso particolarmente significativo è quello di Olmos, in Perù, una delle principali aree di produzione di avocado del Paese. Durante la stagione 2024, le temperature estreme hanno contribuito a una perdita media delle rese di circa il 40%, secondo i dati di FruiTrop del Cirad citati nell'analisi.
Per Rabobank, questi problemi non porteranno alla sostituzione delle importazioni con prodotto europeo. Possono però aumentare la variabilità dell'offerta internazionale e rafforzare l'interesse per una produzione più vicina ai mercati di consumo.
Il clima apre nuove possibilità
Le proiezioni climatiche elaborate da Rabobank guardano al 2050 e considerano diversi parametri, tra cui le temperature durante la stagione di crescita, il rischio di gelate e lo stress termico.

Lo scenario delineato mostra un aumento dell'idoneità climatica per alcune colture tropicali in diverse aree dell'Europa meridionale. Le zone già produttive di Spagna e Portogallo potrebbero vedere rafforzato il proprio potenziale, mentre nuove opportunità emergono in altre parti del Mediterraneo.
Tra queste Rabobank indica esplicitamente il Sud Italia, la Grecia e il Mediterraneo orientale. Non si tratta però di un'indicazione generalizzata per l'intero territorio: il miglioramento climatico rappresenta soltanto una delle condizioni necessarie per rendere economicamente sostenibile la produzione.
Italia, un potenziale che resta selettivo
Per l'Italia meridionale lo studio apre quindi una prospettiva interessante per colture come avocado e mango. Il Paese rientra tra le aree dell'Europa meridionale analizzate da Rabobank per l'evoluzione delle superfici dedicate a frutta subtropicale e tropicale e, nelle proiezioni al 2050, il Mezzogiorno compare tra le zone dove l'idoneità climatica potrebbe migliorare maggiormente.
Il punto, però, è capire dove questa opportunità potrà concretamente trasformarsi in produzione. Il vantaggio climatico dovrà essere accompagnato dalla disponibilità di acqua, da una dimensione aziendale e organizzativa sufficiente, da competenze tecniche e dalla presenza di infrastrutture per lavorazione, confezionamento e logistica.
Non basta quindi che una determinata area diventi climaticamente più adatta: per Rabobank la vera discriminante sarà la capacità della filiera di trasformare questa maggiore idoneità in un'offerta competitiva e organizzata.
Non una corsa al volume
La produzione europea difficilmente potrà competere con i grandi esportatori internazionali sul terreno dei costi. La maggiore frammentazione delle aziende, i costi del lavoro più elevati e la disponibilità limitata di terreni rappresentano infatti vincoli strutturali.
La strada indicata da Rabobank è quindi quella del posizionamento premium: maggiore freschezza, filiere più corte, tracciabilità, qualità e caratteristiche di sostenibilità possono diventare gli elementi con cui il prodotto europeo si differenzia dall'offerta importata.
Anche la scala produttiva sarà importante. La frammentazione fondiaria rende necessarie forme di aggregazione capaci di sostenere gli investimenti richiesti dalla produzione, dalla gestione post-raccolta e dalla commercializzazione.
Acqua e gestione degli estremi decisivi
Il principale interrogativo resta comunque quello delle risorse idriche. Il cambiamento climatico può rendere alcune aree più favorevoli dal punto di vista termico, ma contemporaneamente aumentare il rischio di siccità e stress idrico.
Per questo, sottolinea Rabobank, la disponibilità di acqua e l'efficienza delle infrastrutture irrigue saranno determinanti. Altrettanto importante sarà la capacità di proteggere le coltivazioni dagli eventi estremi, dalle gelate occasionali alle ondate di calore.