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Amazon tax, cosa succede se l’ultimo miglio costa di più

Per i detrattori l’imposta vanifica gli investimenti in e-commerce, per i favorevoli si tratta di un’opportunità per i negozi di prossimità

E’ nata come tassa verde, ma è stata subito ribattezzata Amazon tax. Si tratta della tassa allo studio del Governo che dovrebbe avere lo scopo di frenare la circolazione dei mezzi non ecologici nei centri urbani favorendo il commercio di prossimità.

Nella pratica, con un’ulteriore tassa sulle consegne a domicilio, si andrebbero a invogliare i consumatori finali a recarsi nel negozio fisico anziché fare spese sulle piattaforme online. Pur non essendo ancora stata approvata, tra favorevoli e contrari, la tassa sull’ultimo miglio sta facendo discutere.

I detrattori

Secondo i detrattori, la tassa verde sembrerebbe infatti capace di vanificare gli sforzi e gli investimenti fatti soprattutto negli ultimi due anni da Gdo e piccoli esercenti in termini di e-commerce e consegne a domicilio.

“La presunta tassa verde sulla rete distributiva dell’e-commerce non tiene conto del reale impatto economico e ambientale di questo settore sull’intera economia del nostro Paese – ha sintetizzato Roberto Liscia, presidente di Netcomm, l’associazione del settore e-commerceOggi, infatti, il digital retail in Italia genera ricavi per circa 58,6 miliardi e occupa il terzo posto tra le 99 attività economiche italiane per incidenza sul fatturato”.

Non solo. Sul fronte ambientale Netcomm sostiene che il commercio elettronico sia più sostenibile rispetto al commercio tradizionale. A supportare la tesi uno studio della società di consulenza Oliver Wyman e Lae del 2021, secondo il quale l‘e-commerce consente di ridurre da quattro a nove volte il traffico generato dallo shopping nei negozi. Sempre secondo lo studio le consegne ai clienti rappresentano solo lo 0,5% del traffico totale nelle aree urbane.

I favorevoli

I favorevoli alla tassa verde lo sono per via della connessione che esiste tra e-commerce e inquinamento atmosferico.  Il meccanismo delle consegne ultra-rapide avrebbe infatti un notevole impatto sull’ambiente, perché i corrieri percorrono molti chilometri per raggiungere velocemente un numero ridotto di compratori.

Inoltre, ci sono altri due temi che fanno protendere per gli acquisti di prossimità e sono gli imballaggi – sovradimensionati nel trasporto elettronico – e i resi, che fanno percorre ai mezzi strada doppia.

Amazon non soffrirà

Sebbene sia stato chiamato in causa, se dovesse entrare in vigore la tassa verde, Amazon però non soffrirà. Sì, perché il colosso dell’e-commerce ha già investito nella propria flotta, sostituendo i veicoli tradizionali con quelli elettrici. Inoltre ha annunciato nuovi investimenti per oltre un miliardo nei prossimi cinque anni per elettrificare e decarbonizzare ulteriormente la propria rete di trasporto in tutta Europa.

Se oggi sono già tremila i veicoli elettrici di Amazon che circolano in Europa, entro il 2025 saranno più di diecimila. A soffrire sarebbero invece coloro che effettuano consegne con veicoli non attuali, presumibilmente i piccoli ratailer.

L’alternativa è la web tax

Sul tavolo del Governo c’è un’ipotesi alternativa alla Amazon tax. Si tratta di aumentare la web tax, che già ora colpisce l’e-commerce. Il prelievo potrebbe raddoppiare, passando dal tre al sei per cento.

Manovra in corso

L’Amazon tax e il ritocco della web tax, è bene ribadirlo, si inquadrano nella manovra economica che il Governo Meloni sta mettendo a punto in questi giorni. Pertanto, al momento, sono solo delle ipotesi.

Tra le altre misure inserite in manovra c’è anche la riduzione o l’azzeramento dell’iva su alcuni beni di largo consumo, quali pane, latte, pasta e prodotti per l’infanzia. Frutta e verdura, quindi, se il provvedimento verrà confermato, non ne gioveranno.

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