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Glifosato, j’accuse dell’Austria: studi falsati dall’industria agrochimica

Dopo l’ok di Francia, Olanda, Svezia e Ungheria, un’altra pagina si aggiunge all’intricato dibattito sull’erbicida più discusso al mondo

Le metodologie adottate sono (molto) discutibili, manca il rigore scientifico e non ci sono procedure che ne accertino, o no, il potenziale cancerogeno. E’ questa, in sintesi, l‘accusa che l’Institute of cancer research della Medical University di Vienna rivolge agli studi su cui si basano le decisioni dell’Unione europea per autorizzare, o no, l’impiego di  glifosato in agricoltura. Si tratta di un altro tassello che si va ad aggiungere all’intricato dibattito che gira attorno alla ri-autorizzazione dell’utilizzo del discusso erbicida, che aveva invece accolto pareri favorevoli lo scorso 15 giugno.

Il glifosato nel mondo

Il glifosato è un agente chimico utilizzato in parecchi diserbanti diffusi sul mercato a livello mondiale; di sicuro è anche l’erbicida più discusso, al centro di un dibattito che non sembra avere fine. Facendo sintesi, la situazione è più o meno la seguente: i detrattori dell’impiego della chimica in agricoltura lo vorrebbero bandito, perché accusato di essere cancerogeno. Le multinazionali che producono diserbanti chimici, invece, lo elevano a miglior alleato degli agricoltori nella lotta contro le malerbe. Grandi fruitori del glifosato sono gli Stati Uniti, che impiegano il prodotto commerciale Roundup, prodotto dalla Bayer-Monsanto.  In Italia vige il divieto di usare il glifosato nei parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie, ma anche di utilizzarlo nei campi per accelerare la maturazione e la raccolta. In Francia, nel 2017, si era parlato di vietare il glifosato entro i tre anni successivi, ma è stato un nulla di fatto. Quest’anno sono stati introdotti incentivi per gli agricoltori che ne dimezzeranno l’uso entro il 2022. In Germania è in discussione la proposta di bandire il glifosato dal 2024.

Ma, al di là delle decisioni dei singoli stati membri, in Europa il glifosato è autorizzato fino al 15 dicembre 2022. Sul dopo, tutto dipenderà dall’esito della procedura di rinnovo avviata lo scorso 15 giugno dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Ed è proprio la procedura di rinnovo suddetta ad aver scatenato gli attacchi dei ricercatori austriaci.

Il j’accuse di Vienna: studi truccati

Secondo il report prodotto dall’Institute of Cancer Research della Medical University di Vienna, gli studi scientifici sull’impatto del glifosato, commissionati dalle stesse aziende che lo producono, e utilizzati dall’Unione europea per deciderne l’impiego, o meno, negli stati membri, avrebbero ben poco di attendibile. Sarebbero infatti condotti con metodologie molto discutibili e sarebbero privi di rigore scientifico. Inoltre, nonostante uno dei principali obiettivi degli studi sia valutare la cancerogeneità del glifosato, secondo l’Istituto austriaco non sarebbero stati utilizzati i test più comuni e affidabili per rilevare il rischio legato ai tumori. Gli studi in questione sono commissionati, oppure direttamente condotti, dai big dell’agrochimica, vedi Monsanto, Bayer, Syngenta, Dow. Nella pratica, tutti gli studi hanno lo stesso esito: l’impatto del glifosato sul Dna umano è inesistente se il prodotto viene usato con determinate modalità e pertanto non c’è rischio di sviluppare malattie cancerose. In altre parole, è stato ribadito un concetto sempre valido quando si parla di molecole chimiche (e non solo): è la dose che fa il veleno, tutti i prodotti sono potenzialmente pericolosi se si esagera nelle quantità.

Il glifosato può essere ri-autorizzato?

E, infatti, come era emerso lo scorso 15 giugno, secondo il primo rapporto sulla sicurezza della sostanza diserbante prodotto da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria, nell’ambito del rinnovo dell’autorizzazione Ue, il glifosato non è cancerogeno, non è mutageno, né tossico per la riproduzione. Tale documento indica, quindi, che il glifosato ha i requisiti per essere ri-autorizzato in Europa, sebbene raccomandi ulteriori analisi del suo impatto sulla biodiversità. La fase finale della valutazione spetterà però all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e all’Agenzia europea dei chimici (Echa), alle quali a metà giugno sono state consegnate le analisi e le raccomandazioni delle quattro autorità nazionali. Seguirà quindi una fase di consultazione (a settembre 2021), e dunque Echa e Efsa stileranno le loro conclusioni, attese rispettivamente in maggio e giugno 2022. Sarà quindi la Commissione europea a dovere preparare una proposta legislativa sulla base dei pareri scientifici, da presentare ai Paesi membri. Il glifosato ce la farà?

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