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L’hamburger vegano non è frode, continuerà a chiamarsi così

L’Ue si è espressa: respinti tutti gli emendamenti. Il mercato dei prodotti veg vale 4,6 miliardi di dollari, in Italia +25% di vegetariani

La notizia è di questa settimana: tutti gli emendamenti presentati sulle cosiddette false denominazioni in tema di preparazioni a base di proteine vegetali sono stati respinti dal Parlamento europeo. E pertanto non ci sarà alcuno stop, si potranno utilizzare termini come hamburger veg o bistecche vegetali. Dura la reazione delle confederazioni agricole, che vedono minato il comparto della carne. Mentre infatti i consumi di proteine animali registrano un calo, il mercato dei prodotti a base di proteine vegetali gode di ottima salute. E infatti, anche in Italia, cresce la quota di consumatori che scelgono diete vegetariane o vegane. 

Parlamento Ue: via libera agli hamburger veg

E’ ufficiale: si può continuare a dire hamburger vegano e si può dire anche bistecca di carne o attribuire la denominazione prosciutto o carpaccio a preparazioni a base di proteine vegetali. Il Parlamento europeo ha infatti rispedito al mittente tutti e quattro gli emendamenti presentati nei mesi scorsi da diversi stati membri, tra cui l’Italia: il denominatore comune di tutti era la richiesta di fare dei chiari distinguo, in termini di denominazione, tra i prodotti a base di carne e quelli a base vegetale.

Il Parlamento europeo ha però deciso (già da tempo) di fare una distinzione tra materia prima e preparazione: non si può dire latte di soia – ma occorre utilizzare il termine bevanda, perché il latte (o il burro) sono materie prime – mentre si può dire burger di soia (o spezzatino, o ragù), perché si tratta di ricette.

In pratica, quindi, la decisone del Parlamento Ue non cambia le regole: restano le disposizioni in vigore, e resta sempre possibile ottenere il divieto delle denominazioni ritenute improprie a livello nazionale.

Confagricoltura e Coldiretti: lesi i diritti dei consumatori

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura e vicepresidente del Copa, ha dichiarato: “I consumatori hanno il diritto di scegliere i prodotti che desiderano, basando la propria scelta su informazioni affidabili che riflettano correttamente le caratteristiche del prodotto”. Gli ha fatto eco Ettore Prandini, presidente di Coldiretti: “Occorre una norma nazionale che faccia definitivamente chiarezza su veggie burger e altri prodotti che sfruttano impropriamente nomi legati alla carne, per evitare l’inganno a danno del 93% dei consumatori, che in Italia non seguono un regime alimentare vegetariano o vegano”.

Prodotti vegani, un mercato florido

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il mercato dei sostituti della carne a livello globale vale 4,6 miliardi di dollari ed è in continua crescita: si stima che entro quattro anni arriverà a oltre sei miliardi di dollari, con il 39% del giro d’affari concentrato in Europa, poiché cresce il numero delle aziende impegnate nella produzione di cibi a base di proteine vegetali. E’ il caso di Nestlé, che alla fine di settembre ha deciso di aggiornare la ricetta del suo hamburger vegano gourmet a base di soia, barbabietola, carota, mela, rendendolo ancora più simile nella consistenza a un hamburger di manzo, e abbattendo dell’80% le emissioni di anidride carbonica lungo il processo di produzione.

Cresce la quota dei vegetariani italiani, +25%

E anche in Italia cresce il consumo di prodotti vegetariani e vegani, perché cresce la quota di consumatori che scelgono diete prive di proteine animali. A dirlo è Eurispes: vegani e vegetariani sono oggi l’8,9% della popolazione, il 25% in più rispetto al 2019. Non stupisce, dunque, che i prodotti vegani negli ultimi mesi abbiamo registrato un incremento a tre cifre – precisamente +264 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente – e non stupisce che ci sia una crescente attenzione su questo mercato.

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