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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciola Piemonte Igp: domanda e prezzo ok, ma…

massimo ferrero gala nocciole

Massimo Ferrero: “Il cambiamento climatico incide sempre più e già da anni sono aumentate le lavorazioni post raccolta”

Sempre più voci dal campo concordano su un tema di stretta attualità: il cambiamento climatico fa paura e sta incidendo in modo crescente sulla produttività e sulla qualità di diversi generi ortofrutticoli, non ultima la Nocciola Piemonte Igp.

A parlarne a myfruit.it è Massimo Ferrero, titolare di Nocciole Gala, azienda specializzata nella produzione di Nocciola Piemonte Igp e nella trasformazione della materia prima in semilavorati, soprattutto per i comparti della pasticceria e della gelateria, nonché di creme spalmabili e dolci.

Che la situazione non sia più come un tempo lo conferma un produttore che nell’ultima campagna rappresenta una sorta di eccezione. “Nel 2023 – spiega infatti Ferrero – abbiamo registrato un aumento della produzione di circa il 30%, senza crescere a livello di superficie coltivata. Posso definirmi quindi soddisfatto, anche in ragione del fatto che la gestione dell’annata è stata molto complessa”.

Ferrero continua: “Anche se nell’ultimo anno abbiamo appunto fatto segnare un buon risultato, è un dato di fatto che, in linea generale, la produttività delle nocciole, negli ultimi anni, è in tendenziale calo. Il cambiamento climatico si sta facendo sentire e, peraltro, incide anche sulla pelabilità. In altri termini, ci sono lavorazioni maggiori da effettuare sui frutti in fase di post-raccolta”.

Come altri suoi colleghi produttori, anche Ferrero ritiene sostanzialmente adeguato il prezzo di circa 8 euro punto resa per la Nocciola Piemonte Igp. “Credo – commenta – che sia una quotazione nel complesso abbastanza buona anche se, va sempre ricordato, è aumentato il lavoro di selezione”.

La sostanziale soddisfazione per i listini deriva anche dal fatto che la domanda, come conferma sempre il titolare di Gala Nocciole, continua a essere ben presente, anche nelle piazze più tradizionali. “Il 60% della nostra produzione – conclude Massimo Ferrero – è destinata al mercato interno, il 40% all’estero. Tra i nostri Paesi che più richiedono il nostro prodotto ci sono Germania, Francia e Giappone”.

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