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Frutta a guscio ed essiccata

Castagne: bilancio positivo per quelle dell’Appennino Bolognese

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Autore Redazione

Renzo Panzacchi: “Siamo tornati ai livelli pre-cinipide”. Soddisfazione anche da parte di Confagricoltura

La stagione castanicola 2022 nell’Appennino bolognese? Nel complesso è promossa, ma sono emerse comunque alcune criticità. A fare il punto è Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese, nonché coordinatore degli otto consorzi castanicoli di questa regione e rappresentante dei produttori al Tavolo castanicolo regionale.

Livelli produttivi pre-cinipide

“Nel complesso – rileva Panzacchi – c’è soddisfazione. Questo perché negli ultimi anni non eravamo mai riusciti, come è invece avvenuto quest’anno, a ritornare sui livelli produttivi pre-cinipide. Era in corso da quattro-cinque anni un trend in crescita, ma non si era mai verificato finora quel salto di qualità che abbiamo avuto quest’anno. Sui 570 ettari del nostro consorzio, abbiamo infatti registrato una media produttiva per ettaro (premesso sempre che le medie, nel castagno, vanno prese con le molle) vicina ai 9 quintali, rispetto ai 4,2 del 2021, tornando di fatto alla situazione di 15-18 anni fa. Una crescita, in altri termini, di circa il 90%. Bisogna però anche sottolineare che, a causa della grande siccità della scorsa estate, le piante hanno sofferto molto e, fino ai 450 metri di altitudine, la produzione c’è stata ma i calibri sono risultati piuttosto ridotti. Dai 500 metri di altitudine fino al limite del castagno, che sono gli 850-900 metri, la produzione invece è stata prodigiosa, con oltre il 60% dei frutti di prima scelta. Sempre a causa delle alte temperature si è comunque ridotto un po’ il peso specifico, cosicché sono state necessarie più unità del solito per arrivare a fare un chilo. Pure la qualità si è rivelata eccellente: i frutti, particolarmente asciutti, hanno concentrato infatti il loro grado zuccherino”.

Perchè a Castel del Rio c’è più cinipide? Due ipotesi

Visto il suo ruolo di coordinatore degli otto consorzi castanicoli regionali, Panzacchi accenna anche alla situazione di Castel del Rio e del resto del territorio: “In tutta la regione – continua – la qualità è stata straordinaria. A livello produttivo, invece, il cinipide continua a dare problemi nella zona di Castel del Rio. Basti pensare che, nei loro 550 ettari, quindi un’areale simile al nostro, si è registrata una media di 5,5 quintali per ettaro. L’anno scorso erano addirittura 2,2. Non riusciamo a capire la persistenza di questo problema soltanto qui. Due, attualmente, sono le ipotesi in campo: o una sorta di deriva di pesticidi, visto che in quella zona si coltivano anche diverse altre colture (pesche, albicocche, kiwi, uva, etc.), o che questa maggiore presenza di vespa cinese sia dovuta alla pratica, del tutto dannosa ma ancora utilizzata, di bruciare a fine stagione foglie, rami e ricci di castagno. In questo modo, infatti, viene arso anche l’insetto utile, il torymus sinensis.

I prezzi

Il problema principale di quest’anno, in ogni caso, è stato rappresentato dai prezzi. “Ottobre – ricorda Panzacchi – è stato un mese caldissimo. Anziché castagne, i consumatori acquistavano gelati e, ce ne fossero state, avrebbero optato per le angurie anziché per i marroni. Ci siamo quindi trovati in una situazione in cui il periodo di raccolta è stato anticipato di una settimana per le alte temperature e, peraltro, è stato piuttosto concentrato. Dall’altra parte, per un intero mese le castagne si sono vendute pochissimo; le sagre non hanno assorbito i consueti quantitativi e i canali di vendita si sono presto saturati. A un certo punto anche il Caab ha smesso di ritirare il prodotto, e lo stesso è avvenuto a Cesena. Di conseguenza, i prezzi sono crollati e siamo passati dai 5,40 il chilo all’ingrosso del 2021 ai 4,50 il chilo del 2022”.

Una collaborazione decisiva

Il bilancio del Consorzio castanicoltori dell’Appennino bolognese, tuttavia, rimane positivo, perché Panzacchi conclude: “Abbiamo attivato una collaborazione con un’azienda di Rioveggio (Bologna), Mitica, specializzata nella lavorazione di castagne e marroni. Visto che ha abbondanza di celle frigo, non ha mai smesso di ritirare e ha potuto quindi disporre di diverse quantità che sono state poi commercializzate attraverso diverse insegne della Grande Distribuzione”.

Il commento di Confagricoltura

Anche Confagricoltura Bologna è intervenuta sul bilancio dell’annata castanicola 2022, commentando con Claudio Cervellati dell’Ufficio Forestazione: “Dopo le difficoltà riscontrate lo scorso anno a livello di produttività, nel 2022 registriamo un bel balzo in avanti, andando oltre alle più rosee aspettative. La qualità inoltre è ottima in quanto, complice la poca pioggia, gli zuccheri si sono concentrati all’interno del frutto, valorizzandone il gusto. Un peccato, però, che le temperature elevate dei mesi autunnali abbiano spinto il consumatore verso prodotti più estivi rispetto alle castagne e ai marroni, determinando così una commercializzazione difficoltosa”.

Proprio per cercare di supportare il settore della castanicoltura, Confagricoltura Bologna plaude inoltre alla pubblicazione di un bando per il finanziamento di progetti di riqualificazione e valorizzazione dei castagni da frutto da parte del Gal, Gruppo di Azione Locale dell’Appennino Bolognese. “Si tratta di una bella iniziativa per cercare di rigenerare le aree rurali svantaggiate – rimarca Cervellati – Possono aderire al bando, il cui termine scade alle ore 12 del prossimo 28 febbraio, tutte le imprese agricole, anche quelle che esercitano l’attività agricola come secondaria”.

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