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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciolo: prende il via un nuovo progetto di ricerca

nocciole

Siglato un accordo tra Italia Ortofrutta e Università della Tuscia, per studiare nuove soluzioni green di contrasto a cimice e patogeni

Un progetto di ricerca applicata sul nocciolo, con l’obiettivo di indagare soluzioni innovative per risolvere alcuni dei problemi più comuni, come l’attacco delle cimici (sia autoctone sia asiatiche) e malattie fungine, nuovo oidio compreso.

Questo, in estrema sintesi, è lo scopo che si prefigge la nuova cabina di regia che è stata formalizzata mercoledì scorso tra Italia Ortofrutta e l’Università della Tuscia di Viterbo, per studiare appunto tecniche colturali innovative nella corilicoltura, sempre più sostenibili per l’ambiente. Cinque, in particolare, sono le Op coinvolte (tra Lazio e Campania), oltre a due cattedre dell’ateneo: Entomologia e Fitopatologia.

Tra le Op c’è Cpn, Cooperativa Produttori Nocciole, la quale metterà tra l’altro a disposizione, già quest’anno, superfici per effettuare queste nuove ricerche, che avranno la durata complessiva di due anni.

Studi in più direzioni

“Si tratta di un’iniziativa a 360 gradi – spiega Gianluca Santinelli, tecnico di Cpn – che si è fissata diversi obiettivi di studio, dalla cimice, al marciume grigio al nuovo oidio. Tra l’altro, per quest’ultima patologia, le prime segnalazioni sono arrivate proprio dai nostri associati. Attualmente è tenuto monitorato e continueremo a farlo. Abbiamo notato che parte dai polloni e, se trascurato, si estende poi fino alla parte superiore della foglia. Con questo nuovo progetto intendiamo  incentivare studi per sapere come comportarci e come difenderci da alcune delle principali problematiche che riguardano il mondo del nocciolo”.

Cimice autoctona e cimice asiatica ai raggi x

Tra le attività previste nel corso del biennio ci sarà anche lo stretto monitoraggio della cimice, sia autoctona sia asiatica. Come ha spiegato Piero Brama, presidente di Cpn, “nei mesi estivi è prevista anche un’attività di frappage (scuotimento) delle piante, nelle primissime ore del mattino, quando ancora le cimici, causa le temperature più basse, sono meno mobili sul nocciolo. Gli insetti saranno poi raccolti su un lenzuolo bianco posto a terra e portati all’Università per i rilievi. E’ chiaro, quindi, che essendo questa un’attività da svolgere una o due volte la settimana per tutti i mesi più caldi, comporta anche fatica, oltre che spese. A volte vorrà dire anche andare in campagna alle 5,30 del mattino. Ma la ricerca è anche questo, e l’importante sarà non fermarsi dopo poco tempo, ma avere la determinazione di proseguire per i prossimi due anni”.

I problemi da studiare e da risolvere, del resto, non mancano. “La cimice asiatica, dalle nostre parti – riprende Brama – al momento non rappresenta ancora una particolare insidia. Ma ovviamente, va tenuta monitorata. Più preoccupante è invece la cimice autoctona, per il contrasto della quale, al contrario di quanto avvenuto con l’asiatica, non è stato ancora individuato un ferormone. Anche il balanino, al momento, pare sotto controllo, ma va tenuto sotto stretta osservazione”.

Obiettivo? Sostenibilità in agricoltura

L’obiettivo, appunto, è quello di trovare soluzioni sostenibili. “L’ottica – conclude Brama – è sempre quella. Del resto, noi siamo l’ambiente e l’ambiente è noi. Poi, che interesse potrebbe avere un agricoltore a utilizzare più agrofarmaci di quelli necessari? Per questo, appunto, stiamo studiando nuove soluzioni. E c’è un unico modo per farlo: la ricerca”.

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