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Frutta a guscio ed essiccata

“Le nocciole hanno ancora tanto potenziale, a partire dall’olio”

Lo sostiene Massimiliano Baldizzone (Azienda Baldaiassa), che coltiva e trasforma prodotti a base di Tonda Gentile Trilobata

L’olio di nocciola ha origini antichissime, e quando dico così mi riferisco all’Età del Bronzo, per quanto riguarda le nostre zone. E’ rimasto però sempre sotto traccia e tornò a una certa ribalta solo con la Seconda Guerra Mondiale e la questione delle tessere annonarie. Poi, col ritorno del benessere, è tornato ad essere sconosciuto ai più. Ma si tratta pur sempre di un prodotto gourmet, che può avere grandi potenzialità”. E’ un fiume in piena Massimiliano Baldizzone, titolare dell’azienda Baldaiassa di Cortazzone (Asti), quando si parla delle sue nocciole e della sua terra. Perché il lavoro che fa nella sua azienda, oltre alla produzione corilicola sui 7 ettari di proprietà, è una trasformazione della nocciola strettamente ancorata alla difesa di antiche tradizioni, che passano per eccellenze locali come il già citato olio, la bagna cauda (sì, uno dei piatti più tipici del Piemonte, qui preparato con olio di nocciola) e la torta di nocciole. Proprio la sua torta peraltro, a base di farina disoleata di nocciola, ha ricevuto anche riconoscimenti dal suo comune, raro caso di propheta in patria.

Sull’olio di nocciola – insiste Baldizzone – c’è ancora molto da lavorare, soprattutto sul fronte della comunicazione. Tra coloro che attualmente lo apprezzano di più ci sono i francesi, che hanno un po’ la cultura di quest’olio ma spesso vengono ad acquistarlo dalle nostre parti perché di maggiore qualità rispetto al loro, e i paesi del Nord Europa, i cui consumatori sono spesso alla ricerca di grassi sani da inserire nella loro dieta. Ma, appunto, il lavoro rimane tanto, perché le potenzialità sono molto grandi”.

Pionieri nell’e-commerce

Originale, del resto, è anche la scelta che Baldizzone ha fatto per la sua azienda: vendita diretta al consumatore attraverso l’e-commerce sul proprio sito internet, senza escludere comunque anche alcuni player della Grande distribuzione.

“Premesso che sono convinto che chi vuole vivere di nocciole deve trasformarle – spiega – abbiamo fatto la scelta di rivolgerci soprattutto al consumatore finale già 12 anni fa, quando abbiamo aperto l’azienda. Il segreto sta tutto nell’organizzazione del lavoro e oggi vendiamo in tutta Europa. Sotto questo aspetto, una grande mano ce l’ha data anche la logistica, che è notevolmente migliorata negli ultimi anni e ci permette di fare arrivare a destinazione nel giro di 24 ore nocciole che ad esempio sono state tostate solo 48 ore prima. Non escludiamo comunque anche la Grande Distribuzione che cerca di proporre prodotti di alta qualità”.

Una realtà tutta da scoprire, dunque, quella dell’azienda Baldaiassa, la cui etimologia deriva dall’incontro delle parole Baldizzone, cognome del titolare, e Aiassa, nome dell’antica cascina in cui è ubicata l’azienda.

Nocciola, un’annata con prezzi volatili

Poi, ovviamente, non mancano alcune considerazioni di Baldizzone sull’attualità, dalla produzione ai prezzi. “Quest’anno, anche nella nostra zona – racconta – la produzione è stata scarsa, dal 40 al 60% in meno rispetto allo scorso anno. La principale causa deve essere ricondotta alle gelate tardive della scorsa primavera. Per chi lavora solo con la nocciola, comunque, occorre fare una valutazione su più anni. Per quanto ci riguarda, ad esempio, ci può stare una produzione più scarsa quest’anno, dopo quella molto abbondante del 2020. E, soprattutto, è importante difendersi sul mercato con la qualità e la trasformazione. In questo modo, si è meno soggetti anche alla fluttuazione del prezzo, che secondo me per le nocciole è ancora molto volatile. Attualmente si attesta a 400 euro il quintale, ma vedo ancora molta diffidenza da parte dell’industria a portarsi molto prodotto in casa. Rispetto alla scarsa produzione che c’è stata, vedrei come una cosa del tutto normale se le quotazioni andassero a 500 euro il quintale, ma appunto non c’è alcuna certezza perché la situazione è ancora estremamente fluida. La sovraproduzione della Turchia, che ha segnato il 30% in più, certo non aiuta ad apprezzare le nostre nocciole, ma non dobbiamo fare battaglia sui volumi, bensì sulla qualità”.

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