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Pistacchio di Bronte: viaggio in una ex grangia della Ducea di Nelson

andrea porto agricola fernandez

Andrea Porto, titolare dell’Agricola Fernandez, racconta della secolare vocazione per “l’oro verde” del suo appezzamento

Ai tempi del Regno di Sicilia, il sovrano Ferdinando IV di Borbone conferì all’ammiraglio Horatio Nelson (1758 – 1805), vero e proprio incubo per Napoleone Bonaparte, il titolo di Duca di Bronte, per la sua mirabile condotta nei confronti del Regno. Nacque allora la cosiddetta Ducea di Nelson, i cui echi è possibile riscoprire ancora oggi presso l’Agricola Fernandez, azienda specializzata in produzione di pistacchio di Bronte Dop e olio extravergine di oliva condotta da Andrea Porto. L’imprenditore porta avanti la secolare vocazione agricola della sua tenuta proprio dove un tempo sorgeva una grangia risalente al Seicento retta da monaci basiliani, ovvero una sorta di comunità agraria a conduzione ecclesiastica.

Myfruit.it lo ha interpellato per conoscere più da vicino questa affascinante realtà ubicata a Bronte in Contrada Malaga. “Abbiamo 15 ettari in cui produciamo esclusivamente Pistacchio di Bronte Dop – spiega –  In effetti, il nostro è, in zona, uno dei più estesi a livello di superficie, perché di solito la realtà locale è composta da tanti piccoli appezzamenti di pochi ettari”.

Come mai questo nome spagnoleggiante per la sua azienda?

Fernandez è il cognome di mia madre. Andando all’indietro nell’albero genealogico, abbiamo infatti anche discendenze spagnole. Del resto, in questo appezzamento si fa agricoltura, e in particolare pistacchio, praticamente da secoli.

Come è andata la produzione 2019?

Un po’ come in tutta la zona. Diciamo che, dopo la raccolta straordinaria del 2015, quella del 2017 è stata scarsa e quella del 2019 un po’ meno scarsa del 2017, ma sempre ben al di sotto della media di un’annata normale.

In un’annata normale quale dovrebbe essere la produzione per ettaro?

A Bronte dovremmo essere sui mille chili per ettaro. Nel 2019, ad esempio, ci siamo attestati sui 650 chili per ettaro.

Cosa producete all’interno della vostra azienda?

Lavoriamo il pistacchio in tutte le sue declinazioni, dalla pasta, alla granella, alla crema spalmabile. Ovvero tutti i prodotti più richiesti da gelaterie, pasticcerie e ristorazione. Ma considerando anche il canale b2c. Inoltre, facciamo appunto anche olio extravergine di oliva.

Sviluppate contatti sia b2b sia b2c?

Esattamente. Al momento la maggior parte della nostra produzione, circa il 70%, viene commercializzata in Italia, soprattutto nel centro nord del Paese, in diversi canali, principalmente pasticcerie, gelaterie e ristorazione. Sempre per quanto riguarda il b2b, abbiamo diversi clienti in Francia, ma vendiamo un po’ in diversi paesi d’Europa e del mondo: siamo arrivati anche nel Nord e in Sudamerica, nonché in Giappone. Poi, dal 2016 abbiamo aperto il nostro shop on line e siamo soddisfatti. Anzi: durante un’annata particolare come il 2020, caratterizzata dalla pandemia, le vendite sono andate sì a rilento, ma abbiamo avuto risposte molto positive proprio dal b2c: molti consumatori ordinavano i nostri prodotti per farsi dolci e ricette in casa.

Soddisfatto quindi di come si è chiuso il 2020?

Non direi soddisfatto, ma senz’altro poteva andare molto peggio. Del resto noi siamo una piccola realtà, ci basiamo molto sui rapporti diretti con i nostri clienti, puntando esclusivamente sulla qualità. E sia la pasticceria sia la ristorazione di qualità, seppure a rilento e grazie all’asporto, hanno continuato ad andare avanti anche nel corso nel 2020. Magari l’industria e chi produce grandi numeri, ad esempio californiani e iraniani, potrebbero avere avuto maggiori problemi.

Prevede che rimarranno giacenze a inizio raccolta 2021?

Non credo. Ormai siamo in esaurimento a livello di disponibilità e, se aggiungiamo che la raccolta 2019 è stata scarsa, non penso ci sia questa eventualità.

Come sarà la raccolta 2021?

E’ ancora prematuro fare previsioni in questo senso. Tra un paio di settimane ultimeremo la potatura. Per ora rimaniamo ottimisti, anche perché in campagna per il momento le cose sono andate in maniera regolare. Ma, appunto, siamo sempre sotto al cielo.

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