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Eventi e Fiere

Pere in crisi, ma Futurpera funziona

Si vuole salvare il settore. L’aumento dei prezzi non compensa le perdite, arrivano gli stranieri, ma gli italiani consumano più pere

Paura e pericolo, ma c’è forte interesse per il destino della pericoltura. Lo conferma il dato dell’affluenza di visitatori, soprattutto frutticoltori, arrivati a Ferrara per la prima giornata di FuturPera-Salone Internazionale della Pera. Frequentati gli stand e si è fatto il pieno di pubblico al World Pear Forum.

Preservare anche il Salone

Salvare la produzione e la coltura,  ma pure il Salone come ha spiegato Paolo Calvano, assessore regionale al Bilancio della Regione Emilia-Romagna: “Il Salone è un momento importante e cruciale per la pericoltura emiliano-romagnola, un patrimonio che va preservato anche con l’intervento della Regione“. Poi l’assessore  ha parlato della filiera: “Per la nostra amministrazione l’agricoltura è un settore strategico, che richiede investimenti mirati e risarcimenti quando subisce danni ingenti come è accaduto negli ultimi anni. Siamo consapevoli che i fondi messi in campo dalla Regione per i danni da gelate, maculatura bruna e cimice asiatica sono una boccata d’ossigeno per le aziende ma non sono sufficienti. Per questo dobbiamo investire sull’innovazione, sulle buone pratiche agronomiche e sui giovani per evitare che vengano estirpati i frutteti e vada disperso un importante patrimonio agricolo. Manifestazioni fieristiche come FuturPera sono momenti essenziali per guardare con più ottimismo le sfide del futuro”.

Il sindaco di Ferrara a sostegno di Futurpera

L’importanza della produzione di pera per il territorio e l’impegno a preservarla è stata al centro dell’intervento del sindaco di Ferrara, Alan Fabbri. “Abbiamo sostenuto il Salone della Pera perché questo è uno dei momenti d’incontro più importanti per un comparto che a Ferrara crea un indotto essenziale e crea posti di lavoro. Non possiamo lasciare che i giovani agricoltori, quelli che vogliono trasformare in senso innovativo la nostra tradizione agricola e portarla avanti, non riescano a farlo. Per questo serve un forte impegno del Governo e della Regione per sostenere le nostre aziende frutticole”.

L’intervento dei Consorzi Agrari

Clima pazzo e attacchi di patogeni fanno crollare, negli ultimi cinque anni, la produzione di pere italiane (-48%) a 400 milioni di kg a fronte degli oltre 770 milioni di kg prodotti nel 2017, mentre le superfici destinate alla coltivazione diminuiscono del 15%”. Questi i dati diffusi oggi a Ferrara da CAI – Consorzi Agrari d’Italia, un report elaborato dal Centro Studi Divulga.

“L’Emilia-Romagna, regione particolarmente colpita negli ultimi anni da gelate tardive e problemi fitosanitari, da sola produce il 66% delle pere italiane, seguita da Veneto (11,5%) e Sicilia (6,7%)”.

I prezzi alti non bastano e arrivano gli stranieri

Gli incrementi sui prezzi non bastano: “Quelli delle varietà più coltivate, come Kaiser (+36%), Abate Fetel (+31%) e Decana del Comizio (+22%) – secondo l’analisi di CAI – non compensano in alcun modo il drastico calo della produzione che si è abbattuto sui bilanci delle aziende agricole. Ad aggravare il quadro della situazione anche “la crescita del volume delle importazioni (+5,4%), attestatesi intorno ai 90 milioni di kg, e del valore delle stesse (+25,4%): i principali bacini di approvvigionamento sono Argentina (28% sul totale), Spagna (24%) e Cile (16%). Nello stesso periodo, invece, le esportazioni di pere italiane, rivolte al 90% in Europa (Germania, Francia, Austria) diminuiscono del 39% in volume e del 30% in valore”.

Ma c’è un segno positivo: “Dopo il forte calo tra il 2017 e il 2018 nel 2020 aumenta il consumo pro capite di pere da parte degli italiani (+39%), frutto che rappresenta il 7% del valore della spesa media relativa al comparto frutticolo, nonostante rientri tra i prodotti maggiormente interessati dai rincari”.

Coldiretti a Futurpera pensa a come assicurarsi dai rischi del riscaldamento climatico

Coldiretti ha diffuso un comunicato su come calmierare gli effetti dannosi del clima, e la conferma dell’importanza della gestione del rischio si vede anche con un giro in fiera con la presenza di diversi operatori del settore. “Per difendere questo patrimonio nazionale dagli effetti dei cambiamenti climatici e tutelare le imprese e le famiglie è strategico promuovere l’applicazione e la diffusione di misure di gestione del rischio”. Parole del presidente di Coldiretti regionale, Nicola Bertinelli in occasione del convegno “Strumenti di gestione del rischio per la tutela delle produzioni e del reddito” organizzato da Coldiretti regionale a FuturPera.

“Di fronte ai cambiamenti climatici è senza dubbio necessario creare prodotti assicurativi nuovi. Ma anche la coscienza degli imprenditori deve cambiare: in Italia si assicurano oggi 70mila imprese. Nei prossimi anni si deve passare a 500mila. Così si spalmano i costi delle assicurazioni e diventano sostenibili”, sostiene il presidente nazionale Ettore Prandini. “Il fondo nazionale che abbiamo voluto è fondamentale, ma non sufficiente – continua Prandini – È un piccolo tassello, ma noi dobbiamo arrivare a una copertura 10 volte superiore: 3,4 miliardi per dare realmente copertura a tutti i rischi che corrono le nostre aziende nella loro attività”.

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