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Aziende

I fertilizzanti? Ce li facciamo in azienda

leona

L’azienda Leona è un modello da seguire: usa in casa l’ammendante e ne vende il 30%

Tempo di semina, ma senza fertilizzanti sempre più scarsi e cari. Magari da pagare pure in rubli secondo le richieste che arrivano da Mosca. Periodo difficile, ma in campagna cresce la resilienza e si rispolvera l’antica autarchia ma in chiave green e di economia circolare. Sono sempre di più le aziende, infatti, che stanno puntano all’autoproduzione aziendale dei fertilizzanti. E il Governo ha approvato un decreto per dare impulso al digestato.

L’azienda Leona, un modello dall’Emilia

Siamo nel Ferrarese, qui sorge l’azienda Leona che si sviluppa su terreni bonificati, come quelli di Jolanda di Savoia, e molto fertili. Ma la particolarità di Leona è l’autosufficienza energetica e di materie prime a cui si tende in azienda. Un vero modello di economia circolare. “L’obiettivo è quello di trasformare i prodotti – e in particolar modo i sottoprodotti – in energia rinnovabile e pulita, tramite processi che non generino alcuno scarto: trattando prodotti organici, il residuo delle trasformazioni è restituito alla terra, in modo tale da fornire una preziosa concimazione al nuovo raccolto“. Niente si butta via in Emilia.

Sono 250mila i quintali di ammendante

Il fertilizzante prodotto in casa è rilevante: 250mila i quintali di ammendante organico per dare nutrizione al terreno. Si risparmia sull’acquisto del  fertilizzante e circa il 30% viene venduto. Insomma diventa un’opportunità di business. Si riduce, inoltre, l’impiego di sostanze chimiche quindi migliora la qualità del prodotto.

Nella stessa azienda, che fa parte del gruppo GestCav, si producono 1.000 kW da biogas, 1500 da fotovoltaico, 350 metri cubi di biometano. Visto il caro energia è un grande risultato. “Gli impianti si integrano alla perfezione nel ciclo della nostra azienda – si legge nel sito internet aziendale – trasformano e valorizzano biomasse agricole e infine restituiscono digestato utile alla concimazione dei campi, un perfetto esempio di Circular Economy.”

Un decreto per sostenere l’auto produzione

Il decreto sul digestato essiccato, sarà presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. La norma permette di contare su un’ulteriore soluzione per il  fertilizzante e sopperire alla mancanza di prodotti chimici. “Visto che con la guerra in Ucraina l’Italia ha perso il 15% delle importazioni totali di fertilizzante mentre i costi sono arrivati anche a triplicare”, come sostiene il deputato Gianpaolo Cassese, esponente M5S in commissione Agricoltura.

“Questo risultato si somma alla norma prevista dal Dl Ucraina sul ‘digestato equiparato’ – aggiunge – e assieme rappresentano passi importanti per raggiungere l’obiettivo di una autonomia italiana nel settore dei fertilizzanti, fondamentali per la produzione agricola. Il digestato, peraltro, è organico ed è prodotto da biogas e biometano con cui, in un’ottica di economia circolare, gli scarti agricoli e i reflui zootecnici invece di divenire rifiuti e inquinanti per l’ambiente, producono energia e tornano poi al suolo con tutto il carico di nutrienti, in sostituzione dei fertilizzanti chimici”.

Un progetto anche dai reflui e dai fanghi

In Emilia-Romagna la Regione punta sull’economia circolare attraverso il recupero di materia ed energia. Un progetto interessante che promuove il risparmio energetico, il recupero e il riuso delle materie prime è VALUE CE-IN.  Ricerca dedicata alla valorizzazione economica dei reflui per risparmiare acqua, ridurre gli scarti, ottenere nuovi prodotti ed energia. I nuovi prodotti sono fertilizzanti che possono essere utilizzati in agricoltura. Si occupa del progetto l’ingegnere Luigi Petta, responsabile scientifico del laboratorio ENEA-LEA a Bologna.

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