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Mandorle per pinoli, Coldiretti denuncia il falso pesto genovese

Coldiretti torna nuovamente a occuparsi delle specialità della cucina italiana più contraffatte. Tra queste, continua a guidare i vertici della classifica il pesto alla genovese, dove spesso i pinoli sono sostituiti da altra frutta secca più a buon mercato. Tra le specialità più tradite – denuncia l’associazione agricola – c’è la pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Una offesa che si vuole combattere con la candidatura del pesto alla genovese a patrimonio immateriale dell’umanità per tutelare una tradizione conservata nel tempo da intere generazioni, che deve rappresentare anche una difesa nei confronti delle troppe imitazioni, a tutela del basilico genovese a denominazione di origine (Dop)”.

Prese di mira, sempre secondo Coldiretti, sono altre specialità come la costoletta alla milanese e la carbonara. “Nella ricetta tradizionale della costoletta alla milanese – continua l’associazione agricola – non possono mancare oltre alla costola di vitello battuta, il pane grattugiato grosso, le uova, il burro, meglio se chiarificato, e il sale. Una ricetta che purtroppo non sempre è rispettata e all’estero non è certo difficile trovare la costoletta alla milanese realizzata con carne di pollo o di maiale o fritta nell’olio di semi…La carbonara è stata addirittura oggetto di un recente scandalo in Francia dove è stata diffusa una video-ricetta delle farfalle alla carbonara con panna, uovo crudo, pancetta e pasta stracotta per quindici minuti che ha suscitato indignazione e pubbliche scuse. Ma non si tratta purtroppo di un caso isolato”.

Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, commenta: “Dalla tutela delle ricette tipiche dipende molto del successo del prodotti made in Italy sui mercati internazionali. L’Italia può contare su una risorsa importante poiché nel futuro ci saranno più di due cuochi per ogni operaio, con la crisi che ha cambiato profondamente le aspirazioni dei giovani e ha provocato il crollo delle iscrizioni agli istituti professionali a indirizzo industriale rispetto al boom delle scuole di enogastronomia e turismo”.

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