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Retail

Eurospin: l’anguria si (s)vende a un centesimo

Anguria

Sembra che l’anguria ai produttori sia pagata al giusto prezzo, ma questa comunicazione paga? Il dibattito sulle promozioni commerciali

L’anguria? All’Eurospin in pratica la regalano: il 14 agosto la vendono a 1 centesimo il chilo (solo un pezzo per scontrino fino a esaurimento scorte). Facile osservare: non siamo lontanissimi da quando nella Gdo si (s)vende a 15 centesimi. Chi non legge bene il volantino, ci vuole la lente per chi ha una certa età, può pensare in automatico allo sfruttamento dei produttori. In realtà c’è scritto: “Alla filiera agroalimentare è stato corrisposto il giusto prezzo. La differenza di valore rispetto al prezzo di acquisto la mette Eurospin per i suoi clienti”. Un sospiro di sollievo, ma via al dibattito.

Frutta sottocosto: attenzione a non far passare l’idea del valore relativo

La specifica a favore degli imprenditori agricoli fa la differenza. Chiaro. Resta il fatto che nell’immaginario collettivo si semina l’idea che oggi l’anguria, ma il discorso vale anche per gli altri frutti della terra, abbia poco valore. Un messaggio che non valorizza il lavoro e la bontà della nostra frutta.

melone zerbinati

Il melone Zerbinati venduto a 45 dollari il chilo a New York

Sarebbe necessario mettere in evidenza che il frutto è stato pagato a un giusto prezzo ed esaltare l’azione verso la filiera. In questo modo sarebbero valorizzati sia le aziende agricole, sia l’Eurospin.
Un messaggio win-win  al contrario della frutta sottocosto perché non venga alterata la percezione del valore del lavoro agricolo e tutti gli attori ne escano vincitori, anche sul piano della comunicazione.

Eppur si vende cara, l’anguria può toccare i 150 dollari

Da 1 centesimo a 150 dollari il chilo. Non si tratta delle stesse angurie o meloni. Certo. Poi c’è da aggiungere il costo del trasporto e i dazi ma a New York, Londra e Parigi ci sono centinaia di ristoranti e migliaia di clienti privati di Natoora sono disposti a spendere queste cifre. Sono estremi ma tra i pochi centesimi, spesso abituali, e le decine di dollari al chilo ci dovrebbe essere un prezzo equo e sostenibile che ripaghi lavoro e investimenti e stimoli la ricerca della migliore qualità e sicurezza del prodotto.

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