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Reparto Ortofrutta

Con i prodotti a marchio del distributore la spesa diventa più sostenibile

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Cresce del 4,1% il fatturato dei prodotti MDD, quota quasi al 20%. Secondo Ambrosetti il ruolo giocato all’interno della sfida verso la sostenibilità è centrale

Saper interpretare la crescente richiesta di sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale ed economica, allo stesso tempo riuscendo a coinvolgere, virtuosamente, in questo percorso le aziende partner. È uno dei aspetti che caratterizza, secondo il position paper realizzato quest’anno da The European House Ambrosetti per ADM (Associazione Distribuzione Moderna), i prodotti a marchio del distributore (MDD).

L’antipasto di Marca, la fiera dedicata ai prodotti delle insegne della distribuzione moderna al via domani a Bologna, si è come di consueto tenuto a Milano all’interno di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione di Giorgio Santambrogio, presidente di ADM e amministratore delegato di Gruppo VéGé, Valerio de Molli, Managing partner e Ceo di The European-House Ambrosetti e Domenico Lunghi, direttore business unit private label, food & pet industry di Fiera Bologna.

Essere sostenibili, inoltre, secondo quanto emerge dal corposo studio di Ambrosetti – la versione completa verrà mostrata durante il primo giorno di Marca – fa anche bene, non solo all’ambiente, ma anche ai conti economici delle aziende che l’hanno messa al centro delle loro priorità, tra le quali le insegne della grande distribuzione e i partner, perlopiù piccole medie aziende italiane, che realizzano i prodotti a marchio di quest’ultimi.

MDD, un comparto in salute

I dati completi verranno mostrati durante la seconda giornata di Marca, nell’anticipazione emerge come i prodotti a marchio continuino a mostrare segni di salute. Il fatturato nel 2019 è cresciuto del 4,1%, pari a 10,8 miliardi di euro. Anche la quota di mercato è lievemente aumentata, dello 0,8%, arrivando ora al 19,9% con una previsione di superare la soglia del 20% alla fine di quest’anno. I prodotti a marchio sono cresciuti tre volte di più di quelli dell’industria alimentare dal 2003 a oggi e valgono il 30% della crescita totale di quest’ultima.

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Aziende italiane indietro, non la distribuzione moderna

Se la sostenibilità è un tema imprescindibile per qualsiasi attore della produzione alimentare e non, lo è ancora di più per la distribuzione moderna, a contatto quotidianamente con chi la richiede a gran voce, vale a dire il consumatore finale. Ma i consumatori riescono a soddisfare le esigenze di sostenibilità quando vanno a fare la spesa? Secondo lo studio di Ambrosetti, all’interno di uno scenario dove c’è ancora tanto da fare in questo senso – circa la metà delle aziende italiane non possono essere considerate sostenibili – le insegne della distribuzione moderna si distinguono per una certa virtuosità che ha come cartina di tornasole i prodotti a marchio (MDD) e i partner che li producono (secondo lo studio meglio usare d’ora in poi questo termine rispetto a quello non più attuale di co-packer). E, d’altronde, dal lavoro si evince come le aziende più altamente sostenibili siano anche del 10,2% più produttive rispetto a quelle che non lo sono.

Gli obiettivi “sostenibili” per la distribuzione moderna e i prodotti a marchio

Ambrosetti ha definito cosa intenda la distribuzione moderna con il termine sostenibilità, alla luce del fatto che una definizione condivisa non esista in questo momento. Non solo ambiente: ma anche persone ed economia. Per comprendere il fenomeno, quindi, bisogna prendere in considerazione le famose tre gambe della sostenibilità, che non si riducono solo ai temi, seppur più mediatici e decisamente attuali, che riguardano il clima o l’ambiente* (vedi sotto la definizione completa definita da ADM).

All’interno di questo circolo virtuoso che coinvolge tridimensionalmente tre aspetti, secondo Ambrosetti la distribuzione moderna e i suoi prodotti stanno perseguendo l’obiettivo della sostenibilità: il 60% delle insegne, infatti, ha già definito al suo interno obiettivi di sviluppo sostenibili e bilanci che ne monitorano il raggiungimento. Quali sono? I più ricorrenti la riduzione della plastica negli imballaggi, la tracciabilità della filiera dei prodotti MDD, la tutela del benessere animale e la riduzione delle emissioni nella fase logistica/distributiva.

Questo a cascata sembra ripercuotersi anche nei confronti delle aziende che forniscono i prodotti a marchio del distributore. Dalla survey di Ambrosetti, che ha intervistato anche un cospicuo numero di partner dei prodotti MDD di piccole e medie dimensioni (con un fatturato al di sotto dei 150 milioni di euro), è emerso come nelle aziende partner più esposte in termini di produzione di questi prodotti, il 75% di esse ha introdotto obiettivi di sviluppo sostenibile al proprio interno e al suo interno ha governance che presidiano i i temi della sostenibilità.

I prodotti a marchio generano sostenibilità per il paese

Sempre secondo questo schema di analisi, Ambrosetti ha valutato anche l’impatto occupazionale “causato” dai prodotti a marchio, aspetto non secondario sul fronte della sostenibilità sociale: se in generale la distribuzione moderna ha 410mila occupati diretti, si stima che i prodotti a marchio sostengano lungo tutta la filiera, tra diretti e indiretti, circa 220mila lavoratori. Insomma, un esercito equivalente al numero di occupati presente nelle strutture alberghiere in Italia o maggiore di coloro che lavorano nel settore della fabbricazione di calzature e di articoli in gomma, comparti non certo secondari in Italia. Le aziende partner più impegnate nella realizzazione dei prodotti a marchio, quindi, secondo lo studio, vedrebbero aumentare ricavi, numero di dipendenti e valore aggiunto, con un impatto sulla sostenibilità economica decisivo.

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Sul fronte della sostenibilità ambientale lo studio pone l’accento sul recupero delle eccedenze alimentari messe in campo della distribuzione moderna, aumentate di 6 volte negli ultimi 7 anni e pari 12.400 tonnellate, o il risparmio di consumo energetico dei moderni supermercati, diminuito del 30% dal 2005 a oggi, così come quello idrico, con 112 milioni di litri di acqua consumati in meno in un anno.

*La definizione di sostenibilità secondo ADM: “La Marca del Distributore vuole indirizzare una visione sostenibile di sviluppo e consumo. Per ottenere prodotti di qualità a prezzi competitivi, la Distribuzione instaura con i fornitori della Marca del Distributore rapporti di lunga durata, basati sulla valorizzazione delle rispettive competenze. Ciò consente di avere condizioni certe nel tempo per potersi sviluppare e fare investimenti in logica di sostenibilità, generando in questo modo una filiera “responsabile”. I prodotti a Marca del Distributore realizzati sempre più secondo criteri di tutela ambientale, economia circolare, rispetto delle condizioni di lavoro e benessere animale, offrono una risposta concreta alla crescente richiesta di sostenibilità delle famiglie e un’opportunità per un consumo consapevole. È un circolo virtuoso che parte da una sostenibilità economica che alimenta e genera sostenibilità ambientale e sociale nei prodotti e nelle aziende che a loro volta creano nuovo benessere economico e fiducia nei clienti, in una spirale positiva dove tutti ne hanno beneficio”.

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