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L’espansione dei market Almaverde Bio

Michele Mazzaro (OFR). «Siamo un’alternativa per i piccoli negozi dei privati schiacciati dalla grande distribuzione»

«Nel nostro piano di sviluppo abbiamo in mente di aprire 20 punti vendita» ha spiegato Michele Mazzaro, il giovane (classe 1988) consigliere delegato di Organic Food Retail, la joint venture di Ki Group e Almaverde Bio, licenziataria del marchio Almaverde Bio per il retail, a margine della presentazione del nuovo Almaverde Bio Market di Parma «Ci proponiamo come alternativa per i piccoli negozi privati schiacciati dalla Gdo, che quindi possono essere dei nostri potenziali affiliati».

La novità del concept, secondo Mazzaro, risiede anche nella gestione dell’assortimento. «Noi ragioniamo in ottica di category: con gamme di prodotti e non con singoli prodotti, che rispondono a delle esigenze dei clienti. Quindi anche la marginalità viene calcolata per gamma e non per singolo prodotto». Per ora Almaverde Bio Market è una start-up che ha determinate priorità: «La prima è avere intelligenza logistica. E la direttrice Milano-Bologna va incontro a questa esigenza». Ma Mazzaro non esclude nel piano di sviluppo ovviamente anche altre aree. Roma inclusa: «Certo. Però è una piazza complicata e per ora preferiamo che si faccia avanti qualche affiliato che conosce bene il territorio».

L’idea bistrot si sta rivelando decisamente vincente – «A Milano siamo sempre pieni» – e si affianca, come format, a quella Express, presente invece a Reggio Emilia: stessa varietà merceologica, ma invece dell’area bistrot, la possibilità di provare i piatti, curati sempre dallo chef Luciano Monosilio, attraverso un servizio di take away. «L’idea del bistrot funziona insieme all’area classica di vendita. Le due cose vanno insieme. È di fatto presente una sorta di show cooking permanente perché i prodotti cucinati e preparati sono gli stessi presenti a scaffale in vendita e segnalati da uno stopper rosso».

Nonostante la presenza dei prodotti Almaverde Bio anche nella grande distribuzione, secondo Mazzaro questi market non intendono comunque fare la guerra alle grandi superfici di vendita della distribuzione moderna. «Certo, abbiamo 100 prodotti in vendita allo stesso prezzo di quelli convenzionali, ma solo per far capire che il Bio è accessibile a tutti». Per ora non è presente una piattaforma di e-commerce – «In questo momento è importante portare i clienti all’interno del punto vendita», ma in futuro non è detto che non si sperimenterà anche questa formula. Così come c’è la volontà di sperimentare soluzioni di consegna a domicilio della spesa anche in linea con la filosofia del biologico, attenta ovviamente al concetto di sostenibilità: «Cerchiamo collaborazioni anche per consegne in bicicletta!».

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