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Mele della Val di Non: danni da grandine (nel complesso) contenuti

mele

Colpito il 10% della produzione ma, salvo casi specifici, nulla di drammatico. Fedrizzi (Melinda): “Perdite entro il 20% sono fisiologiche”

Quella di ieri, 25 luglio, è solo l’ultima in ordine cronologico. Quest’anno le grandinate non danno tregua alla Val di Non (e non solo): lo scorso giovedì pomeriggio si è trattato di una vera e propria tempesta di ghiaccio, tanto che l’assessore provinciale all’Agricoltura, Giulia Zanotelli, aveva commentato: “Purtroppo l’evento meteorologico di giovedì 22 luglio ha causato danni importanti alle colture, compromettendo il duro lavoro delle aziende agricole”. Ma anche ieri non si è scherzato, sebbene il fenomeno sia stato tutto sommato localizzato: a essere maggiormente colpite le località Tres, Vervò e Taio.
“Al netto di situazioni specifiche in cui i produttori hanno perso tutto – riassume Andrea Fedrizzi, responsabile marketing e comunicazione di Melinda – non possiamo definire la situazione drammatica. Il meteo quest’anno è particolarmente instabile, ma fa parte del mestiere delle fabbriche a cielo aperto”.

Perso il 10% della produzione

“I nostri produttori sono tutti assicurati e pertanto economicamente non è una catastrofe – prosegue il manager di Melinda – Certo dispiace per coloro che hanno perso molto. Complessivamente, però, stimiamo perdite intorno al 10% della produzione, dunque circa 500-600 ettari colpiti. Se restiamo entro al 20% delle perdite complessive, si può parlare di danno fisiologico“. Dunque le mele Melinda in particolare, e le mele della Val di Non in generale, non dovrebbero mancare: “Andiamo verso una stagione in cui le mele non mancheranno – aggiunge Fedrizzi – Siamo infatti sorpresi in positivo di come i meleti abbiano reagito alle gelate tardive. Il melo è una pianta generosa”.

La parola ai produttori

Non ci sono danni nell’azienda agricola Bonvicin Franco, da 40 anni specializzata nella coltivazione e nella vendita, sia al dettaglio sia all’ingrosso, di mele di diverse varietà, tra cui Golden Delicious, Renetta del Canada, Red Delicious, Fuji e Gala. “Qui a Banco in Val di Non, piccola frazione del comune di Sanzeno a 650 metri di altitudine, non ha grandinato – racconta il titolare Franco Bonvicin – Abbiamo però riscontrato danni per via delle gelate primaverili nella parte bassa della pianta, quest’anno ci aspettiamo una produzione in linea con la media stagionale, con pezzatura dei frutti nella norma. Speriamo solo che le prossime settimane siano buone, quest’anno il meteo è molto variabile”. E non ci sono danni nemmeno nell’azienda agricola biologica Rossi Paolo a Maiano di Cles: “Qui non ha grandinato”, racconta il titolare. Tutto tranquillo, ieri, anche nella località Maso Rauti (Coredo di Predaia, Trento). Come riferiscono dall’azienda agricola Depaoli Pio, ieri la grandine non si è vista, ma una ventina di giorni fa sì: “I danni ci sono“, sintetizzano.

Grandine e nubifragi anche in Lombardia

Brutto tempo anche in Lombardia, in particolare in Valtellina e nelle province di Lecco, Bergamo e Brescia. La grandine – precisa Coldiretti – ha colpito più volte la bassa pianura comasca e lecchese, ma il maltempo ha flagellato anche l’intera area lariana provocando smottamenti. Si registrano danni pesanti alle coltivazioni di mais e ortaggi, con perdite dall’80 al 100% nelle zone colpite. Perso il raccolto delle patate nella zona di Oggiono e Sirone. In pianura, nelle zone di Alzate e dell’Alta Brianza tra Como e Lecco, danneggiati gravemente anche i tetti delle strutture agricole. Sempre in provincia di Lecco, la furia delle precipitazioni ha distrutto anche le reti antigrandine. In Valchiavenna (Sondrio) si segnalano disagi per i collegamenti tra le aree agricole, dopo il distacco della frana in Val Bregaglia, mentre nelle zone di Berbenno e Gerosa ci sono danni agli alberi da frutto. In Valle Seriana sono stati colpiti, nonostante le reti di protezione, zucche e fagioli. Con l’ultima ondata di maltempo salgono a milioni di euro i danni causati in tutta Italia dal clima impazzito in un’estate 2021 in cui,  secondo i dati dell’European Severe Weather Database (Eswd), si contano, fino ad ora, già 605 eventi estremi“. 

Il rovescio della medaglia: al sud manca l’acqua

Nel frattempo, nelle regioni del sud, ortaggi e agrumeti sono senza acqua: “In Puglia – spiega Coldiretti – l’ondata di afa e la siccità hanno seccato la terra. Si tenta di salvare le colture facendo scattare le irrigazioni di soccorso per gli oliveti, i vigneti, gli ortaggi e la frutta con un aumento esponenziale dei costi – evidenzia Coldiretti – In Sicilia la carenza idrica sta soffocando gli agrumeti e i frutteti della piana di Catania dove non c’è abbastanza acqua per dissetare le piante”. 

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