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Uva da tavola, Diomede: “Con le forniture si vive alla giornata”

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L’azienda Racemus esporta il 90% della produzione in Spagna, Portogallo, Germania e Olanda. Ma manca la programmazione

Per Teresa Diomede questa è una campagna uva da tavola di difficile interpretazione. L’imprenditrice pugliese, titolare dell’azienda Racemus di Rutigliano (Bari), esporta il 90% della produzione, prevalentemente in Spagna e Portogallo e, a seguire, Germania, Olanda e Repubblica Ceca. “Siamo partiti tardi con la raccolta – spiega a myfruit.it – sia per il ritardo nella maturazione, sia perché, prima, il mercato doveva terminare le uve siciliane e nord-africane. Ora, superata la metà di settembre, ci troviamo con volumi molto bassi in termini di vendita e, anche, di posizionamento”.

“I prezzi non sono male, di certo superiori all’anno scorso – continua Diomede, che è anche coordinatrice regionale dell’Associazione nazionale Le donne dell’ortofrutta – Ma i volumi sono inferiori al 2019, soprattutto nel caso delle senza semi. C’è qualche problema di peronospora e di imbrunimento delle uve bianche, ma niente di preoccupante. Come è ormai consuetudine, invece, manca la programmazione. Parlo di piattaforme e mercati generali, centri di grande distribuzione e negozi specializzati. In più, la Spagna sta attuando una politica protezionistica e ha drasticamente ridotto l’import di uva. Vendiamo meglio in Germania e in Olanda, ora”.

Insomma, in questo momento i clienti non fanno stoccaggio e “ordinano solo quando hanno venduto l’ultima cassetta – aggiunge l’imprenditrice – Invece, conoscere gli ordini almeno tre-quattro giorni prima ci faciliterebbe nella gestione del vigneto. Oggi non si fanno più trattamenti preventivi, solo per il mantenimento della qualità, però a un certo punto si deve raccogliere”.

L’azienda Racemus (associata all’Op Apoc) gestisce 40 ettari di uva da tavola, il 70% destinato alle varietà tradizionali e il rimanente 30% alle senza semi. L’uva Italia e la seedless Crimson sono i prodotti di punta di un’offerta che, da sempre, crede alle potenzialità delle uve locali autoctone. Un legame con il territorio attestato anche dal progetto “Semi d’uva” nato per promuovere il consumo di uva da tavola, in particolare quella con semi, in una dieta sana ed equilibrata. “I trend attuali di consumo vanno verso le seedless, ma proprio nei semi si trova la massima espressione nutraceutica“, osserva.

Un’ultima considerazione riguarda il packaging. “Tutte le richieste quest’anno sono legate all’emergenza Covid – conclude Teresa Diomede – Sto vendendo più confezioni in cartone rispetto a quelle in legno e in plastica. E sempre di più in grammature piccole, da cinque chili”.

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