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Prodotti

Pere, Granata (Opera): «Prezzi giù? Niente di nuovo, serve una grande aggregazione»

«Nuovi mercati e sviluppo nuove varietà attività utili, ma solo nel lungo periodo». Ma non c’è più tempo. Le considerazioni del direttore generale di Opera

«Purtroppo la dichiarazione di CIA non fa altro che confermare che non c’è nulla di nuovo sotto la cappa del cielo». È il commento di Luca Granata, direttore generale di Opera, dopo il comunicato inviato da CIA Emilia Romagna e relativo al crollo del prezzo delle pere. Non è d’altronde la prima volta che il manager alla guida del più grande polo aggregativo di produzione di pere in Italia – rappresenta tra il 25/27% della produzione italiana – punti il dito proprio sul tema dell’aggregazione, ripreso anche dal presidente Cristiano Fini nel comunicato.

«Opera è nata proprio perché a noi tutti – e soprattutto ai nostri soci frutticoltori – era ben chiaro che in assenza di un livello di aggregazione e di organizzazione dell’offerta che fossero, al tempo stesso, adeguati (per poter essere efficaci sul mercato) e sostenibili (perché conformi alle normative vigenti), i prezzi di cessione di molti prodotti agricoli (incluse le pere), che in genere sono deperibili e sostituibili in larga misura sia a livello intraspecifico che interspecifico, si sarebbero di norma collocati a livelli uguali o inferiori a quello dei costi minimi di produzione».

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Luca Granata, direttore generale di Opera

Secondo Granata «solo al verificarsi di condizioni contingenti di carenza di offerta talvolta si assiste ad un discreto incremento del prezzo unitario di cessione». Ma anche in questo caso questi incrementi si rivelano poi illusori. Il motivo? «Perché, anche se l’offerta è ridotta, i prezzi crescono in genere meno di quanto è calata la produzione e quindi anche in quei rari casi la PLV in €/HA non cresce, ma anzi si riduce rispetto ad un’annata di con quantità e prezzi “normali”».

Nel comunicato della CIA si parla anche della necessità di aprire nuovi mercati e investire sul fronte dell’innovazione varietale. «Attività come la ricerca di “nuovi Mercati” – anche se sarebbe utile specificare quali e con quali reali potenzialità – e lo sviluppo di nuove varietà – che comunque richiedono molti anni prima di essere forse qualificabili come reali ed utili alternative a quelle attuali – potrebbero essere utili, ma solo nel lungo periodo. E non credo che il settore della pericoltura italiana sia in grado di attendere ancora a lungo prima di trovare una soluzione in grado di migliorare la resa economica per i produttori».

Quale, quindi, la ricetta per uscire da questa situazione? «Una sola: aggregazione dell’offerta. Aggregazione che però per dare risultati reali ai produttori deve essere grande (cioè largamente superiore al 50% dell’offerta totale), sostenibile – e quindi legittima – e molto, ma molto ben organizzata e strutturata. Ovviamente sta ai produttori di pere ed alle loro strutture di riferimento decidere se tale ricetta è condivisibile o meno ed eventualmente utilizzarla» conclude Granata. «Ad oggi credo che la situazione sia chiara e ben visibile a tutti. Speriamo che in futuro cambi…».

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