Rutigliano, in Puglia, provincia di Bari, conta ben 700 aziende agricole e, fra queste, più di una ventina – le più grandi – sono specializzate nell’esportazione. L’uva da tavola domina le colture: siamo in una delle capitali pugliesi dell’uva. Qui, da oltre 60 anni, si celebra la festa dell’uva che oggi potrebbe anche iniziare, secondo noi, a cambiare nome, diventando "Sagra dell’uva con e senza semi".
Le varietà seedless si stanno infatti imponendo sempre di più, fino a entrare nelle categorie ammesse al premio per il grappolo più grande. Se negli ultimi anni le innovazioni varietali hanno dato soddisfazione a produttori e commercianti, quest’anno il bilancio – anche se siamo in piena campagna e l’uva si venderà fin sotto Natale – è meno brillante. Secondo i produttori.
Nonostante i problemi, bene la festa
I problemi ci sono, ma un settore così importante ha permesso di realizzare una sagra molto partecipata, come racconta a myfruit.it il nuovo presidente Tonio Milillo: “È stata la mia prima esperienza da presidente e il bilancio è stato più che positivo. Forte partecipazione del pubblico e delle aziende. Non è solo una festa, ma un momento di esposizione per le ditte del settore, una vetrina dell’innovazione e un confronto sull’andamento della campagna”. Si tratta anche di un evento identitario: è stato prodotto un video molto bello, diventato virale, che conferma il posizionamento di Rutigliano nella mappa dei luoghi più importanti della produzione di uva.
Com’è andata? “Quest’anno abbiamo sofferto. Sono anch’io un produttore di uva da tavola: le ondate di calore hanno portato anche a un aumento dei costi di produzione. Con questo caldo è stato necessario ricorrere più spesso all’irrigazione”.
Tonio Milillo
Più costi, ma dal lato della produzione? “Siamo ancora nel pieno della campagna, speriamo continui così. Abbiamo davanti tutto ottobre e metà novembre per fornire il prodotto fino a dicembre”. L’allungamento della campagna può permettere di ottimizzare la gestione economica. E sul lato dell’avanzata delle varietà senza semi: “Siamo apertissimi alle innovazioni”.
Una curva di quotazioni meno soddisfacente rispetto alla campagna dell’anno scorso
Uno dei protagonisti della Sagra – e soprattutto del settore dell’uva da tavola di Rutigliano – è Lorenzo Gassi, storico produttore e animatore di tante iniziative che puntano verso l’aggregazione. “Questo è un nostro punto di debolezza che sembra si voglia superare con le nuove generazioni e che al momento non è riuscito con le Op. Il differenziale di prezzo dal produttore al consumatore è evidente e dobbiamo lavorare per massimizzare il valore aggiunto per le nostre aziende”.
L’anno scorso non è andata male, o come preferisce sottolineare Lorenzo, “una stagione nella norma”. Com’è andata quest’anno? “Si tratta di una curva che prende forma all’inizio dell’estate con le primizie coltivate in ambiente protetto. L’anno scorso, per esempio, alcuni produttori sono riusciti a vendere a 1,30/1,40 euro: valori che non si sono ripresentati in questa campagna, dove si è scesi intorno all’euro. Poi pian piano aumenta la produzione e le quotazioni, come sempre, scendono fino ad arrivare al pieno dell’attività nel mese di settembre, dove i valori sono stati abbastanza bassi. C’è chi non riesce a vendere e chi ha svenduto a 40 centesimi al chilo. Considerando le maggiori spese di produzione, si va sotto le spese affrontate”.
Ma in questo periodo di solito inizia a risalire? “Dopo il picco di produzione e di mercato, la curva inverte la tendenza e le quotazioni salgono”. Bisogna arrivare con del buon prodotto a dicembre, quando inizia a sentirsi la concorrenza estera, ma si potrebbero, il condizionale è d'obbligo, spuntare prezzi buoni. Una speranza per chiudere bene la campagna 2026.