Povertà e inclusione trovano una risposta nei supermercati solidali, spazi simili per funzionalità ed estetica ai veri supermercati, dove però le persone in difficoltà economica possono fare la spesa gratuitamente, scegliendo in autonomia cosa mettere nel carrello.
Si tratta di un'idea di Fondazione Progetto Arca, la quale ha messo a punto un modello che mette al centro la dignità della persona e che oggi, in Italia, conta già 11 punti di vendita attivi. Da ieri 18 gennaio fino al 7 febbraio chiunque può sostenere i supermercati solidali. Ecco come.
Come contribuire
Dal 18 gennaio al 7 febbraio è possibile sostenere i market solidali attraverso il numero solidale 45584, attivo da rete fissa e mobile. Con un sms o una chiamata si contribuisce a garantire generi alimentari e beni di prima necessità per le famiglie in difficoltà, permettendo di rifornire scaffali e frigoriferi di questi supermercati senza prezzi né scontrini, ma ricchi di accoglienza e dignità.
Cosa sono i supermercati solidali
Ad accogliere chi entra non ci sono casse né scontrini, ma volontari e operatori che trasformano un gesto quotidiano - la spesa - in un’occasione di relazione. Un luogo che promuove il cibo come incontro, la libertà di scelta come riconoscimento e l’accesso a un’alimentazione adeguata come diritto universale.
I supermercati solidali, chiamati anche market solidali, sono strutture pensate per offrire un aiuto alimentare che non sia assistenzialismo. Al loro interno tutto richiama un negozio tradizionale: corsie, scaffali, frigoriferi, carrelli. La differenza è sostanziale e visibile solo al momento del pagamento, che di fatto non avviene: non si usano soldi, ma una tessera a punti.
Questo modello supera la logica del pacco viveri e introduce un principio fondamentale: chi ha bisogno di aiuto deve poter scegliere. La libertà di decidere cosa mangiare, in base alle proprie abitudini, alla propria cultura e alle esigenze della famiglia, diventa parte integrante del sostegno.
Come funzionano
L’accesso avviene su segnalazione dei servizi sociali o di enti partner del territorio. Dopo un colloquio con gli assistenti sociali, che valutano la situazione socio-economica e la composizione del nucleo familiare, ogni famiglia riceve una tessera personale a punti. I punti assegnati tengono conto del numero dei componenti e vengono ricaricati mensilmente.
Sugli scaffali i prodotti non hanno un prezzo in euro, ma un valore in punti che viene scalato al momento della spesa. L’aiuto ha una durata limitata, fino a un massimo di 12 mesi, per evitare il cronicizzarsi del bisogno e permettere a un numero maggiore di persone di accedere al servizio.
La tessera diventa così anche uno strumento di educazione alla gestione delle risorse e al bilancio familiare.
Dove sono
La rete dei market solidali, dicevamo, conta già 11 strutture in Italia. Oltre a Milano e Rozzano, dove ce ne sono tre, sono presenti a Napoli (due), Faenza (Ravenna, uno), Roma (uno), Bari (uno) e Ragusa (uno). In ogni città rappresentano un presidio di prossimità contro la povertà alimentare e l’esclusione sociale, costruito in collaborazione con le istituzioni locali e il terzo settore.
I numeri che raccontano il fenomeno
In un Paese nel quale oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, i market solidali offrono una risposta concreta. Oggi permettono a oltre 1.600 famiglie di fare la spesa gratuitamente, coinvolgendo circa 5.600 persone. Nell’ultimo anno sono state garantite più di 19.600 spese alimentari, confermando la solidità di un modello che unisce aiuto materiale e inclusione sociale.
Il reparto ortofrutta
Nei market solidali l’ortofrutta non è un reparto accessorio, ma uno degli elementi centrali dell’esperienza di spesa. Frutta e verdura fresche rappresentano un diritto spesso negato a chi vive in condizioni di povertà, e proprio per questo sono al centro dell’offerta.
Garantire l’accesso a prodotti freschi significa tutelare la salute delle famiglie e promuovere un’alimentazione equilibrata.
L’ortofrutta presente nei market solidali proviene in gran parte dal recupero delle eccedenze della grande distribuzione organizzata e dalle donazioni delle aziende agro-alimentari. Un sistema che consente di salvare cibo dallo spreco e di rimetterlo in circolo, valorizzandolo.
I volontari accompagnano le famiglie nella scelta, suggerendo varietà, quantità e combinazioni utili a costruire pasti sani e sostenibili anche con risorse limitate.
In questo reparto più che altrove la spesa diventa educazione e inclusione. Imparare a scegliere prodotti freschi, stagionali e adatti alle esigenze della famiglia rafforza l’autonomia delle persone e restituisce loro competenze spesso messe in crisi dalla povertà.
Il cibo come veicolo di inclusione sociale
I market solidali non sono solo luoghi dove riempire una dispensa vuota. Sono spazi di socialità e ascolto, dove i volontari, nel ruolo di commessi tutor, accompagnano le persone tra corsie e scaffali, offrono consigli nutrizionali e aiutano a evitare sprechi. Accanto alla spesa, in molte sedi, trovano spazio attività di educazione finanziaria, laboratori nutrizionali, spazi gioco per i bambini e momenti di orientamento ai servizi del territorio.
Il cibo è il punto di partenza, non l’obiettivo finale. La spesa diventa l’inizio di un percorso che punta a far uscire le persone dalla povertà, restituendo autonomia, fiducia e dignità.