Finita l’onda italiana, ormai agli sgoccioli, è tempo di piccoli frutti di importazione. Ma quest’anno, avverte Umberto Maffioletti della ditta Arrigoni Chiara, storico operatore del mercato ortofrutticolo di Milano e profondo conoscitore del settore dei piccoli frutti, l’autunno‑inverno si presenta con una disponibilità drasticamente ridotta per i mirtilli peruviani: fino al 50 % in meno.
Le condizioni climatiche avverse legate a El Niño hanno colpito duramente le produzioni sudamericane, e i programmi commerciali sono stati stravolti già da agosto.
Mirtilli peruviani con prezzi sostenuti
Secondo Maffioletti, il Perù resta comunque il riferimento principale, con arrivi sia via nave sia via aereo per compensare la carenza. "Ma i volumi non basteranno a coprire la domanda e, di conseguenza, i prezzi non scenderanno: per un prodotto di buona qualità si resterà stabilmente sui 14–15 euro il chilo, con possibilità di salire. Solo più avanti entreranno in scena Cile, Sudafrica e Zimbabwe, ma si parla di gennaio‑febbraio, e con quantitativi limitati".
Umberto Maffioletti
Sul fronte mirtillo italiano, la stagione è praticamente conclusa. "Qualche azienda ha ancora prodotto conservato, ma non risponde agli standard richiesti dal mercato: frutto meno croccante, meno fresco, e volumi irrilevanti rispetto al Perù. La domanda, ormai, si concentra quasi interamente sull’import".
Lamponi: i grossisti costretti a gestire 6–7 origini diverse
Il segmento dei lamponi è quello che sta pagando il prezzo più alto dell’estate da caldo estremo. "Il caldo di luglio e agosto ha anticipato le produzioni italiane, soprattutto quelle di montagna, che avrebbero dovuto coprire fino a fine ottobre. La campagna è già praticamente finita, e il mercato si è spostato sull’import:. La conseguenza è una gestione commerciale complessa: per garantire le quantità richieste dal mercato si devono lavorare 6–7 origini diverse. Io per esempio Olanda, Trentino, Piemonte, Portogallo, Spagna".
I prezzi riflettono la situazione: Lamponi di qualità (Portogallo, Olanda, Trentino) a 18–20 euro; prodotto standard (Spagna, parte del Piemonte) a 12–14 euro.
More: il caldo ha stravolto la stagione, ora l'origine è messicana
Le more sono state tra i piccoli frutti più colpiti "dalle ondate di calore. La produzione italiana, che avrebbe dovuto proseguire fino a novembre, si è chiusa con anticipo. Ora il mercato è sostenuto dal prodotto messicano via aerea, con prezzi che si attestano intorno ai 20 euro. La Spagna offre qualcosa a valori leggermente inferiori, ma con standard qualitativi più bassi. La produzione nazionale è ormai residuale e destinata a terminare entro breve".
Ribes: prezzi ancora bassi, ma destinati a salire
"Il ribes conserva prezzi relativamente contenuti - sottolinea l'imprenditore - intorno ai 12euro per il prodotto trentino conservato. Maffioletti prevede però un aumento nei prossimi mesi, quando la domanda crescerà e gli arrivi diminuiranno".
Fragole: Belgio e Olanda per garantire pezzatura, criticità a Verona
Sul fronte fragole, Maffioletti lavora prevalentemente "con Belgio e Olanda, che garantiscono pezzature più importanti. La produzione italiana del Trentino è agli sgoccioli, con valori tra 14 e 15 euro il collo da due chili. Le temperature notturne sono sui 6/7 gradi e ci sarà sempre meno prodotto. Verona sta iniziando ora ma con volumi ridotti a causa del caldo estivo. Anche qui si parla di un calo produttivo del 30–40% rispetto alla norma autunnale". Le quotazioni del prodotto estero "sono sui 35/40 chili per il pacco da 4 chili e siamo sui 9/10 euro il chilo per un prodotto molto diverso".