Piove sul bagnato, a Madrid. Soprattutto, piovono consensi: Fruit Attraction piaceva già e continua a convincere, è bastato attraversare i padiglioni per raccogliere commenti che vanno nella stessa direzione. Alla fine, siamo tutti qui.
Piace a chi espone, a chi cerca fornitori, a chi incontra clienti. E anche a chi viene per capire che cosa si sta muovendo nel settore, confrontare progetti, ascoltare idee. Tra appuntamenti programmati e conversazioni nate per caso, la sensazione è di stare nel posto in cui vale la pena essere.

Non che tutto sia perfetto. Il forte temporale del primo giorno ha fatto piovere anche dentro qualche padiglione. E per noi giornalisti resta la mancanza di una sala stampa adeguata: uno spazio di lavoro, prima ancora che una comodità, per chi deve raccontare ogni giorno una fiera di queste dimensioni e con questi risultati.
Sono aspetti da migliorare, ma non diventano il centro dei bilanci di fine fiera. Prevalgono gli incontri, i contatti, le occasioni di confronto. E il desiderio di tornare.
È questo il piccolo paradosso di Madrid: le sue imperfezioni non sembrano intaccare il consenso. Non perché non contino, ma perché chi partecipa trova altre ragioni, più forti, per esserci.
Una fiera, del resto, non si misura soltanto dai metri quadrati o dagli stand. Conta di più la capacità di far incontrare le persone giuste e di dare un senso al tempo trascorso lontano dall’azienda. Fruit Attraction sembra riuscirci.