Innovazioni, tecnologie e packaging

01 ottobre 2026

Energia: le aziende agricole se la producono sul tetto

84

Più di 6.600 GWh di energia elettrica consumati dall’agricoltura e oltre 14.300 dall’industria alimentare e delle bevande nel 2024. A questi dati si affiancano gli oltre 3.100 GWh prodotti da impianti fotovoltaici installati sui tetti nelle aziende agricole. Numeri, su consumi e produzione, che mostrano con chiarezza quanto l’energia rappresenti oggi una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la resilienza del sistema agroalimentare italiano.

Di questi temi si è discusso  a Roma, in occasione dell’evento Le sfide del settore agroalimentare verso la transizione energetica, organizzato da Rse e Crea per presentare i risultati dell’attività congiunta e per promuovere un dialogo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) e il Ministero dell’Agricoltura (Masaf) su un fronte comune: accompagnare la filiera verso modelli produttivi più efficienti, sostenibili e competitivi, in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico, dalla volatilità dei prezzi energetici e dalla crescente domanda di prodotti sostenibili.

La potenzialità del biometano

“La collaborazione nelle attività di ricerca tra Rse e Crea è strategica per il ruolo che l’agricoltura, la silvicoltura e tutte le industrie agroalimentari hanno nella valorizzazione energetica dei sottoprodotti delle filiere agroforestali e degli scarti agroalimentari”, ha dichiarato Franco Cotana, amministratore delegato di Rse. “Pensiamo al biometano, le cui potenzialità possono raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno; pensiamo al recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli ottenuti da oleaginose su terreni marginali per la produzione di biodiesel, Hvo e Saf; non da ultimo, pensiamo all’agrivoltaico sostenibile, che richiede una progettazione sartoriale a tutela del paesaggio e delle coltivazioni agricole, anche ai fini delle comunità energetiche agricole rinnovabili”, ha continuato l’Ad di Rse.

Il costo dell'energia determina in parte il prezzo dei prodotti agricoli

Dall’analisi delle filiere produttive del settore agroalimentare realizzata da Rse, emerge come in diversi comparti agroalimentari i costi energetici rappresentino una delle principali voci che incidono sul costo finale dei prodotti, insieme alla manodopera. Per molte aziende delle filiere della pasta, dell’olio, del latte, della frutta e del vino, l’impatto della spesa energetica supera il 10% del fatturato, influenzando direttamente la competitività delle imprese e il prezzo dei prodotti destinati ai consumatori.

La transizione risulta particolarmente complessa per un settore caratterizzato da una forte presenza di piccole imprese. In Italia, il 74% delle aziende agricole presenta una dimensione economica inferiore ai 25 mila euro, mentre l’84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Si tratta di realtà che spesso dispongono di risorse limitate per investire in innovazione e che necessitano di un adeguato supporto finanziario, tecnico e formativo.

È qui che la ricerca può fare la differenza: sviluppando sistemi per integrare le rinnovabili nei cicli produttivi, recuperare biomasse e sottoprodotti, misurare con precisione gli impatti e abbattere consumi ed emissioni. Il vero banco di prova è trasformare queste soluzioni in innovazioni utilizzabili su scala produttiva. Per riuscirci servono competenze, strumenti e un trasferimento tecnologico più efficace, capace di raggiungere anche le aziende agricole e agroalimentari di minori dimensioni.

Ambiente e competitività

“La transizione energetica dell’agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere, soprattutto in una fase segnata dall’aumento dei costi e dagli effetti del cambiamento climatico”, dichiara Andrea Rocchi, presidente del Crea. “Le aziende devono essere protagoniste del cambiamento. Alla ricerca spetta il compito di trasformare innovazione, competenze e dati in soluzioni concrete, accessibili e adatte anche alle realtà più piccole: meno consumi ed emissioni, più efficienza, autonomia e valore per l’intero sistema agroalimentare”.

Per rispondere a questa sfida, Rse propone un approccio fondato su quattro pilastri: energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale. L’obiettivo è accompagnare le filiere verso modelli produttivi più efficienti e resilienti, attraverso l’integrazione delle fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei processi, la digitalizzazione, l’agricoltura di precisione e la diffusione di tecnologie innovative capaci di ridurre consumi, costi ed emissioni.

Su questo fronte, il Masaf ha promosso un insieme di interventi volti a sostenere la transizione energetica del comparto agroalimentare, fra cui la misura Pnrr Parco Agrisolare pensata per sostenere gli investimenti delle imprese agroalimentari e valorizzare le potenzialità delle strutture già esistenti.


Fonte: Crea

Potrebbe interessarti anche