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La banana, da Andy Warhol ad Alessandro Magno

Una mostra ad Amburgo rende omaggio al dolce frutto esotico

Il mito della banana

Una singolare mostra ad Amburgo rende omaggio al frutto, dalle sue origini fino all’iconografia moderna. Oltre ottocento pezzi tra cui le riproduzioni di Andy Warhol.

BERLINO – “Balla con le banane – aneddoti e oggetti cult. Amburgo rende omaggio al frutto giallo con una mostra, al Museo del lavoro fino al 28 settembre. Dagli atomizzatori utilizzati per disinfestare le piantagioni alle riproduzioni di opere sul tema di Andy Warhol, l?esposizione racconta la storia del frutto dalle origini in Malaysia ad oggi attraverso ottocento oggetti. Molti i cartelloni pubblicitari in mostra, anche in italiano, provenienti soprattutto da collezioni private. ?Un?esposizione assolutamente inedita nel mondo ? spiega la curatrice Kristina Bargholdz – perché stimola la curiosità della gente, forse anche più di quanto prevedevamo noi stessi”. Tra gli aneddoti più interessanti quello di Alessandro Magno, il primo europeo ad aver assaggiato una banana mentre marciava verso l’Indo dopo aver conquistato la Persia nel 325 avanti Cristo. Smentito dalla mostra il falso mito in base al quale le banane proverrebbero dall’America centrale e del Sud, dove oggi si trovano le più grandi piantagioni ed in passato per il controllo della loro produzione si sono pure combattute guerre sanguinose. La banana viene, almeno originariamente, da Est: in origine cresceva spontaneamente solo in Indonesia e Malaysia. Dopo Alessandro Magno, gli europei dovettero aspettare 17 secoli prima di poterla gustare, grazie ai primi marinai portoghesi che, dopo la circumnavigazione dell’Africa, la fecero conoscere in Europa. Fu proprio monaco portoghese poi, Tomas de Berlanga, a far giungere nella Repubblica Dominicana il primo casco di banane: era il 1516. Nelle sale dell?esposizione molti oggetti cult come sedie, bastoni ed attaccapanni: tutti, ovviamente, a forma di banana. All’ingresso, poi, un omaggio speciale ai visitatori italiani, accolti da un manifesto pubblicitario degli inizi del 1900. “Ecco la banana somala, frutto squisito e nutriente”, dice un colono ritratto sulle coste di quella che allora era l’Africa Orientale italiana, mostrando un ubertoso casco di banane. Poi ci sono l’arte, la satira e la musica: in una sala campeggia l’immagine della cantante Josephine Baker che indossa un tutù di banane e canta la leggendaria ‘We Have no Bananas’. E, infine, un’ultima, piccola curiosità: perché le banane mature sono così gialle e dolci? Perché, spiega con dovizia divulgativa l’ennesimo cartello, durante la maturazione del frutto, l’amido in esso contenuto si trasforma in fruttosio (uno zucchero), mentre la clorofilla verde si trasforma in carotina gialla.

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