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Mercato di Rimini: boicottato il trasferimento

I commercianti continuano ad occupare la vecchia sede, il sindaco li denuncia

RIMINI – (pf) Al potere la fantasia? No, la frutta e verdura. Nel Sessantotto riminese della notte fra domenica e lunedì, il risultato è stato questo. Benché il vecchio mercato delle Celle fosse ufficialmente chiuso da sabato mattina, i prodotti ortofrutticoli sono stati venduti, eccome, mentre nel nuovo mercato di San Vito le compravendite sono state quasi nulle. Non era ancora sorta l’alba dell'”estate di San Martino”, e alle Celle era tutto un viavai di camion e furgoncini. A quell’ora i padiglioni del Caar erano aperti, e i pochi grossisti (5) già riforniti erano in attesa dei compratori, dettaglianti, altri grossisti che poi distribuiscono agli alberghi eccetera. Ma al Caar si vendeva poco e niente, tanto che alcuni dei 120 produttori installati a San Vito, vedendo che le cose si mettevano male sono andati anche loro alle Celle in cerca di compratori. Là i cancelli di entrata e uscita erano sbarrati dalle 10 del mattino di sabato, aperto solo il cancello del “fuori orario” per consentire agli operatori l’uscita. E chi voleva entrare a conferire le merci? Un drappello di Vigili urbani aveva l’ordine non già di impedirlo, ma di procedere al riconoscimento degli autisti dei mezzi per poi sanzionarli. E’ successo, come racconta Pino Saraceno, uno dei “ribelli”, che sono state vendute sia le merci che si trovavano nei depositi interni da sabato, sia quelle che arrivavano dai fornitori locali e del meridione. Come? Con i mezzi degli stessi ribelli, che uscivano nel piazzale esterno, scaricavano dai camion dei fornitori, riempivano i propri e passavano davanti ai Vigili per l’identificazione. Uno di loro è passato 50 volte, ragion per cui dovrebbe ricevere nei prossimi giorni altrettante sanzioni. Sia quel che sia, “abbiamo scaricato in tutto un centinaio di camion e servito il 95% della normale clientela di un normale lunedì mattina”, dice Saraceno, “e per i servizi di facchinaggio all’interno ci siamo completamente autogestiti”. E qui salta fuori un altro problema: la cooperativa di facchinaggio Comfo, aderente alla Legacoop, ha portato i suoi manovali al Caar avendo in appalto il servizio. “Gli operai cominciano ad essere molto preoccupati”, dice Giancarlo Ciaroni, presidente Legacoop, perché vengono pagati non a forfait ma solo per il lavoro effettivamente svolto.

RIMINI – Il sindaco esce dalla porta della Procura della repubblica scuro in volto, accompagnato dall’assessore Gamberini, dai legali del Comune e dal comandante della Polizia municipale. L’esposto-denuncia contro i 26 commercianti che occupano il vecchio mercato delle Celle (si parla di “occupazione abusiva di edificio pubblico) è l’ultimo degli atti che il sindaco poteva fare per non cedere, per andare allo sgombero del mercato dove – oramai da tre giorni – vivono e lavorano “asserragliati” gli operatori. L’iter è tracciato: dopo la denuncia del Comune, la Procura aprirà un fascicolo d’inchiesta e, se gli elementi lo consiglieranno, potrà disporre il sequestro dell’immobile per impedire che il reato si ripeta. Nello specifico il vecchio mercato delle Celle. Con quell’atto in mano, il comandante della Polizia municipale si avvierà ai cancelli per porre i sigilli alla struttura. E, verificato che dentro ci sono ancora delle persone, chiederà al Questore l’intervento della Forza pubblica per lo sgombero coatto. E’ l’ultima carta che il Comune potrà giocare però solo fra qualche giorno e se le altre vie non avranno ottenuto risultati. A partire dalla mediazione del prefetto, che questa mattina alle 8.30 ha convocato tutte le parti nel suo ufficio per cercare di districare la complicatissima vicenda che si sta giocando su due tavoli contrapposti: da una parte lo sgombero del vecchio mercato, dall’altra l’agibilità alla nuova struttura, messa in discussione proprio nel giorno in cui è avvenuta l’inaugurazione. Il Comune dunque ha scelto, almeno ufficialmente, di usare il pugno di ferro. Pugno di ferro confermato in una nota dove, tra le altre cose, si dice che “il vecchio mercato all’ingrosso ha cessato la sua attività sabato 9 novembre alle ore 10”. E questo a smentire l’evidenza, che ha visto il mercato funzionare regolarmente anche ieri mattina, e rifornirsi nel pomeriggio per una nuova notte di lavoro utilizzando per l’entrata e l’uscita il cancello “fuori orario”. Cancello attorno al quale, come in un gioco delle parti, si sono susseguite le schermaglie per tutto il pomeriggio di ieri. Con gli operatori a presidiarlo con un camion messo di traverso e il comandante della Polizia municipale, con una ventina di uomini al seguito, con l’ordine di chiuderlo. Hanno tentato anche il blitz, Gallo e i suoi uomini, quando il camion, nel tardo pomeriggio, è stato spostato alcuni minuti per lasciare uscire i fornitori che avevano scaricato e che erano come “prigionieri” del “cordone sanitario” dei pizzardoni dentro la struttura. La loro è stata un’uscita trionfale, a sirene spiegate e con i clacson che squarciavano le prime ombre della sera sulle Celle. Gente incatenata ai cancelli per impedire che venissero chiusi, camion che andavano e venivano, vigili che provavano ad impedire la nuova “occupazione” del varco a mani nude. Tre agenti – due in borghese ed uno in divisa, hanno anche rischiato di venire travolti. Spinte, qualche botta di troppo, insulti che volavano ad altezza d’uomo. Parole grosse. Avvocati che urlavano, donne che piangevano. Nuove spinte. Alla fine il camion riconquista il cancello e i vigili che, inseguiti dai lazzi degli operatori, sono costretti alla ritirata. Niente da fare. Operazione fallita, come quella messa in atto a metà pomeriggio quando si era minacciato di fare arrivare un carro attrezzi. Anche in questo caso senza esito. Il comandante Gallo, sempre più solo, senza un politico a spalleggiarlo, senza un amministratore ad appoggiarlo, senza un poliziotto che uno che si facesse vedere, non ha potuto fare altro che aspettare ordini che non sono arrivati. E preparare i suoi uomini ad una nuova notte di guerra fredda: con gli operatori intenzionati a non cedere e i politici che, dal palazzo, gli dicevano di tenere la posizione. Brutta posizione, la sua. Attaccato frontalmente dalla gente, dai rappresentanti di An ma anche dai legali che gli chiedevano: ma dov’è l’ordinanza del sindaco? Un’ordinanza vera e propria non c’è. E anche questo potrebbe alla fine contare qualcosa. C’è solo una lettera del direttore del mercato. Questa mattina sarà il prefetto a cercare di riportare un po’ di calma. E in serata il sindaco ha raggiunto le Celle dove la situazione – e siamo a cavallo delle 23 – era tutt’altro che tranquilla, con i vigili intenti ad impedire l’accesso dei primi clienti.

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