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Guerra sulla tutela del radicchio di Treviso

Il Consorzio ha diffidato i fruttivendoli a commercializzare con questo appellativo altri tipi di verdura

Domenica, 3 Novembre 2002

Il Consorzio ha diffidato i fruttivendoli di commercializzare con questo “titolo” altri tipi di verdura
Guerra sulla tutela del radicchio rosso
«Solo quello rosso può vantare la denominazione “di Treviso”». I venditori: «Non avete diritti»

Treviso
NOSTRO SERVIZIO (GAZZETTINO)

Il nome della più pregiata cicoria della Marca è al centro di una vera e propria disputa. Secondo il Consorzio di tutela solo il radicchio rosso ad indicazione geografica protetta, coltivato in base a specifici disciplinari dai propri soci, può fregiarsi della specificazione “di Treviso”.

Perciò ha diffidato i fruttivendoli trevigiani dal commercializzare con questo titolo qualsiasi altro radicchio , anche se dello stesso tipo e “nostrano”. I commercianti ribattono, però, che l’appellativo è d’uso comune e non può essere soggetto ad “esclusive”.

In una lettera inviata a Pierluigi Piazza, presidente dei dettaglianti di ortofrutta che fanno capo all’Ascom Confcommercio, nonché tra i più noti venditori di frutta e verdura della città, Lino Franchetto, numero uno del Consorzio, rammenta che, in base al regolamento europeo 2081 del 1992, “le uniche denominazioni utilizzabili per le produzioni di radicchio non Igp, sono, nelle diverse costruzioni sintattiche, radicchio rosso precoce, radicchio rosso tardivo, radicchio precoce o tardivo, evitando nel modo più assoluto qualsiasi indicazione geografica”. Dunque, anche ricorrere ad aggettivi che richiamino il capoluogo della Marca (come trevigiano, trevisano o trevisan) e persino alla sigla “TV”, può rappresentare una frode. E discorso analogo vale pure per il variegato di Castelfranco, anch’esso tutelato da un marchio di indicazione protetta.Ma i fruttivendoli sostengono che il Consorzio non aveva diritto di appropriarsi dell’espressione “radicchio di Treviso”. Lo stabilisce l’articolo 3 del medesimo testo di legge comunitario, dove si afferma che le denominazioni di prodotti agricoli od alimentari divenute generiche, cioè entrate nel linguaggio corrente, non possono essere registrate. “Siamo d’accordo nel punire chi utilizza in modo indebito la dicitura Igp, ma il nome “radicchio di Treviso” – sottolinea Pieluigi Piazza- è un nome comune, usato da sempre”.

Tanto più che i coltivatori aderenti al Consorzio rappresentano solo una piccola quota dei produttori trevigiani del gustoso ortaggio: “Anzi, parecchi dei migliori non ne fanno parte- aggiunge Piazza-. Abbiamo del radicchio coltivato a Treviso, nella zona canonica di produzione, nel rispetto di tutte le tecniche tradizionali, di qualità eccezionale: come dovremmo chiamarlo?”.

Finora l’Autorità antifrode di Conegliano ha dato ragione al Consorzio, ma i commercianti non demordono e stanno pensando di rivolgersi ad un avvocato. Finchè non verrà fatta chiarezza, comunque, l’associazione di categoria ha invitato tutti gli aderenti a servirsi solo della formula “tardivo” o “precoce”.

Mattia Zanardo

Domenica, 3 Novembre 2002

Almeno 70mila quintali coltivati da 700 aziende

TREVISO – (m.m.) Promette bene la stagione del Radicchio di Treviso, lo spadone che fra pochi giorni sarà sul mercato mentre ora c’è (da settembre) la varietà precoce. Ad affermare questo, come sulla qualità del prodotto “tardivo”, è Lino Franchetto presidente del Consorzio radicchio di Treviso Igp (che comprende anche il variegato di Castelfranco). Un prodotto di qualità e sul mercato non andranno meno di 70mila quintali, con un incremento rispetto al 2001 quando il prodotto stagionale venne colpito dal maltempo. E tale quantità di radicchio spadone sarà prodotto dalle 700 aziende agricole, la maggioranza in territorio della provincia di Treviso, quindi del Veneziano e Padovano, con un indotto di mercato di oltre 80 miliardi delle vecchie lire.

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