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Ingrosso

Il lockdown deprime i mercati che chiedono aiuto al Governo

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Di Pisa scrive a tre ministri. L’attesa per il nuovo Dpcm crea incertezza. E già si stima un crollo del 70% per i volumi dell’Horeca

L’attesa per il nuovo Dpcm ha creato incertezza nei clienti dei grossisti, innestato la prudenza e rallentato gli scambi. In particolare per chi lavora con il canale Horeca. Si stima una riduzione del 70% dei volumi. Il presidente di Fedagro, Valentino Di Pisa, ha scritto una lettera ai ministri Gualtieri, Bellanova e Patuanelli: “Per chiedere un supporto a favore di queste aziende in difficoltà”. E i prodotti? Crollo dei prezzi. A iniziare da quelli degli ortaggi (ma non tutti), si consolidano le clementine e arrivano i carciofi.

Di Pisa per Fedagro: “Un duro colpo alla filiera”

Valentino Di Pisa, presidente di Fedagro

I grossisti hanno superato bene il lockdown dei mesi scorsi, ma oggi il quadro è cambiato con i consumi in calo. Si  chiede una mano al Governo: “L’ultimo Decreto Ristori, che prevede la chiusura anticipata di bar e ristoranti, è stato dato un duro colpo all’intera filiera agroalimentare italiana all’interno di un contesto economico e sociale complesso sia a livello mondiale che nazionale”. Queste le prime righe del documento Fedagro firmato dal presidente Di Pisa: “Le aziende dell’Horeca rappresentano un segmento considerevole dei clienti di molte imprese dell’ingrosso ortofrutticolo e con le restrizioni decise si interrompe una parte della filiera che negli ultimi anni aveva avuto una crescita importante in tutto il territorio nazionale, creando perdite pesanti per tutto il comparto”.

I numeri del lockdown delle 18: “Perdite fino al 70%”

Vediamo i numeri della crisi: “Come Fedagro stimiamo che le aziende dell’ingrosso ortofrutticolo che interfacciano rapporti con l’Horeca perderanno circa il 70% delle loro opportunità di business, considerato che negli ultimi anni molti operatori hanno ampliato i loro servizi fra cui attività di catering, di rifornimento di mense scolastiche e non, fornitura ai ristoranti ed altro”. C’è il crollo settoriale, ma pure il rallentamento generale: “Si riscontra una frenata delle vendite nel mondo dei mercati all’ingrosso, come conseguenza dell’andamento negativo dei consumi, che aggrava ancora di più le aziende del food italiano oltre ad un tracollo considerevole dei prezzi riscontrato nei mercati”. Aiuto Governo chiedono dai mercati e il presidente Di Pisa sottolinea il ruolo sociale dei grossisti: “Le aziende devono essere tutelate, nel rispetto della diffusione dell’emergenza epidemiologica, per permettergli di portare avanti il loro lavoro e di assicurare una corretta fornitura di frutta e verdura fresca ai consumatori”. Si è scritto ai ministri: “Per chiedere un supporto a favore di queste aziende in difficoltà anche in vista del nuovo Dpcm in arrivo”.

Per Milano andamento lento

Bruno Barcella, vicepresidente Fedagro Milano, abitualmente sprizza ottimismo, ma la situazione si sta deteriorando anche  nella capitale economica italiana. “Oggi la difficoltà si sente molto, ci sono aziende quasi in ginocchio e se continua così… Nelle ultime tre settimane  l’umore sta  peggiorando”. I problemi generati dalla pandemia sono diversi: “In questo periodo Spagna e Marocco stanno iniziando le loro produzioni, si attende una grande offerta  perché hanno problemi di vendita in un mercato europeo in sofferenza. Una situazione che si traduce in una  pressione sui prezzi e offerte che scendono così verso il basso”.

Sul fronte dei prodotti stiamo entrando nel periodo dominato dagli agrumi: “Abbiamo da due settimane le clementine calabresi, ma non sono ancora al top qualitativamente  e organoletticamente. Per i prezzi la forbice è molto ampia: la pezzatura molto piccola   varia da 0,70 a 0,80 mentre quella più grande, ma c’è poco prodotto, viene quotata da 1,50 a 1,70”. Sulle arance: “Si vende ancora merce di importazione sudafricana che ha un grado zuccherino di differenza rispetto a produzioni più vicine che scontano ancora un’acidità troppo alta”. In ribasso gli ortaggi con le zucchine che si vendono da 1,20 a 1,40 euro. “Negli ultimi 15 giorni i prezzi sono in calo. Il pomodoro insalataro con la merce del Marocco è sotto l’euro, circa 0,85 euro. Il grappolo con prodotto anche dalla Polonia e dalla Croazia va da 1,20 a 1,40 euro”.

Roma: “Il salvadanaio si sta svuotando”

Walter Arcangeli, vicepresidente romano di Fedagro, ricorre ad una metafora per spiegare la differenza tra il primo lock down e quello attuale: “La prima volta il salvadanaio era pieno e il fenomeno si pensava passeggero, ora il salvadanaio è vuoto e nonostante gli annunci di lock down non c’è la corsa all’acquisto. A Roma la ristorazione è fondamentale e soffrono anche gli ambulanti”. I prodotti più richiesti? “C’è un buon andamento per le clementine di origine calabrese che con le pezzature più grandi arrivano ai 2,20 euro e poi si scende sensibilmente con i calibri più piccoli”. A Roma si trovano anche le arance nazionali: “Il Navel sempre dalla Calabria dove con un buon calibro si arriva a 1,60 e si parte da 1,30”. Un altro prodotto richiesto sono i carciofi: “I primi  sono arrivati dalla Puglia  con una quotazione da 0,60 a 0,70  mentre il calibro inferiore sta intorno a 0,50 euro. Ora stanno arrivando dalla Sardegna, la varietà Tema, con delle quotazioni che vanno dai 0,55 a 0,60. Sono prodotti richiesti soprattutto  e possono quindi subire un rallentamento perché non c’è chi li cucina”. Sempre nella Capitale: “Alcuni ortaggi sono alle stelle. Pensiamo al pomodoro  Piccadilly  oltre 2 euro e fino a 2,50. Manca il prodotto. Il grappolo ha registrato invece una flessione e siamo intorno a 1,80. Le zucchine laziali chiare e con il fiore vanno sui 2,50 mentre quelle scure siamo circa a 1,30. Prezzi stabili per cachi mentre le castagne vanno da 4,5 a 5 euro per una bella pezzatura. Sta aumentano la richiesta di mele e da domani si inizia con la Pink Lady. Si vende un po’ tutto, manca la quantità”. Consumatori con il freno a mano tirato.

Ma a Verona: “Sembra un mortorio”

In uno dei più importanti mercati settentrionali si usa il termine mortorio, ovvero pochi scambi commerciali. “E’ un pianto comune” ci raccontano dalla piazza veneta “veramente poco traffico e rallentati tutti gli ordini a causa dell’incertezza”. In periodo di crisi cosa succede sul fronte prodotti? Stanno iniziando i carciofi, oltre il violetto pugliese si vendono i primi sardi con la varietà Tema che vanno dai 0,45 ai 0,65 euro a pezzo. Per le clementine calabresi si è passati da quella a foglia a quella lavorata con prezzi che vanno da 1,20 a 1,70 per le pezzature più grandi. Sugli ortaggi tengono i pomodori mentre sono scese le zucchine che vanno da 1,30 a 2 euro”.

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