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Ingrosso

Ingrosso: andamento lento, ma non è un disastro

Mercato Padova

Pesche e meloni si vendono. I mercati di Torino, Padova, Milano, Bologna e Fondi scontano la ripartenza lenta dell’Horeca e del turismo

Pur con tutti i problemi di questa tormentata stagione – in particolare i danni del clima e la stentata ripartenza di Horeca e turismo – la frutta estiva si consuma. Andamento lento, ma si va avanti nei mercati italiani dove le pesche scendono di prezzo, ma non troppo,  e i meloni qualcosa, in qualche mercato, recuperano. Stanno peggio gli ortaggi, seppure riprendano qualche punto le zucchine. Caduta in disgrazia le settimane scorse. Il nostro tour settimanale nei mercati all’ingrosso nazionali ha fatto tappa a Torino, Padova, Milano, Bologna e Fondi.

Il melone mantovano riprende quota a Torino dove arrivano le ciliege tardive dal Trentino

Non si registrano grossi movimenti al mercato di Torino dove sta affluendo il prodotto piemontese di stagione. A iniziare dalle pesche, come ci racconta Stefano Cavaglià di Fedagro: “Sta aumentandola presenza della frutta locale come le pesche che stanno scendendo di prezzo con una forbice, comprese le nettarine, che va da 0,80 a 1 euro”. Sul fronte melone, qui arriva il Mantovano,  Cavaglià ci parla di una ripresa del prezzo. “Le varietà del liscio sono salite fino a 1,50 euro, il retato spunta un prezzo minore ovvero da 1 a 1,20 euro. Infine c’è anche del prodotto campano ma restiamo tra 0,60 e 0,70. Le angurie sono soprattutto quelle mantovane e quotano circa 0,40“.
Se restiamo sul locale spuntano un buon prezzo le albicocche, c’è la domanda ma non tantissima offerta, con un euro e ottanta al chilo per le varietà più richieste. “Con le ciliegie siamo in chiusura, ma ora stanno arrivando  quelle tardive dal Trentino, le Melinda, che vanno  fino a 6,50 euro  e si tratta di un buon prodotto. Sempre dal Trentino abbiamo  le fragole che stanno tra i 5 e i 6 euro il chilo. Dopo il disastro dei tempi recenti c’è il recupero del prezzo delle zucchine, ma niente di esagerato”.

A Padova pesche e nettarine con prezzo più alto rispetto all’anno scorso

A  Padova myfruit.it incontra Roberto  Boscolo, freschissimo di elezione alla carica di presidente dei grossisti Fedagro, che debutta con una sintetica fotografia del mercato locale: “Se nella fase di lockdown la filiera dell’ortofrutta è andata molto bene, con la riapertura siamo tornati al periodo precedente, anzi con un ulteriore calo”. I consumi languano, ma qualcosa si muove sull’export: “Sono riprese le esportazioni e  siamo tornati a dei volumi medi, anche se sentiamo il minor turismo in Croazia e zone limitrofe. Senza dimenticare i segnali molto bassi dalle località di vacanza italiane”.

Sul fronte prezzi  secondo Boscolo: “Quello medio di pesche e nettarine è superiore all’anno scorso, andiamo da 1,20 a 1,50 euro, ma si pagano le conseguenze del clima e si hanno problemi di qualità. L’andamento del  melone è altalenante: il liscio sta su 1,20 euro e il retato da 1 a 1,20. L’anguria locale va da 0,25 a 0,35 mentre sulle verdure tanta offerta, ma poca richiesta”. Un aspetto particolare che ci viene segnalato da Boscolo riguarda le arance: “Non si trovano quelle piccole da spremuta che vengono richieste in questo periodo”.

Milano termometro della crisi europea

Fare sosta a Milano vuol dire allargare lo sguardo all’Europa: “Siamo con il freno a mano tirato, anche a causa delle conseguenze del lockdown, ma è anche tipico del periodo. La città tende ad essere meno animata a luglio. Se la frutta di stagione, seppure in un contesto di calo dei consumi, tiene pur con dei prezzi non esaltanti, il disastro è nella verdura anche con il prodotto che arriva dall’Olanda o da altre nazioni del Nord. Significa che l’Europa non riesce ad assorbire la produzione, il problema, dunque,  non è solo italiano ma su scala più ampia”. Analisi firmata da Bruno Barcella di Fedagro. Sul fronte prezzi l’operatore sottolinea: “Per le nettarine abbiamo i prezzi di due settimane fa: da 1 euro fino a un massimo di 2 per il prodotto di nicchia. Le pesche vanno dai 0,60 a 1,40 euro, mentre sui meloni andiamo da 0,70 a 1 euro e le angurie quotano da 0,20 a 0,35. Infine le susine, da poche varietà che costano un patrimonio a un prodotto che non copre le spese di produzione. Non vanno”.

Sotto le Due Torri bolognesi poca frutta ma tengono i prezzi

Il copione nazionale si legge anche a Bologna dove ci offre un quadro della situazione Riccardo Di Pisa, del gruppo giovani Fedagro, con un’analisi sintetica: “Per la frutta estiva abbiamo poco prodotto e i prezzi sono più alti, al contrario per gli ortaggi c’è molta offerta, poca domanda e di conseguenza prezzi bassi”. Per quanto riguarda le pesche: “Partiamo da sopra l’euro per arrivare ai 2,60 del prodotto extra e più lavorato. Sul melone il prezzo è più ragionevole e siamo sui 0,60/0,70   ovvero il prodotto medio è sotto l’euro”. L’andamento generale? “Si soffre la lentezza nella ripresa del canale Horeca dove sono ripartite le mense industriali, ma per quanto riguarda la ristorazione classica chiedono il 20% di quello che acquistavano prima”.

A Fondi dopo il picco c’è il tonfo dell’anguria  Dumara

Forcina Mercato Fondi

Gianpaolo Forcina vice presidente del MOF di Fondi

Un tema che viene sollevato al  mercato di Fondi da parte di Gianpaolo Forcina – fa parte del gruppo giovani di Fedagro ed è vicepresidente dei grossisti di Fondi – riguarda l’incidenza della manodopera, anzi della sua scarsa presenza. “Ha avuto una sua rilevanza, la dimensione della forza lavoro è stata inferiore a quella standard”. Per i prodotti c’è chi è salito sulle montagne russe: “Le angurie Dumara sono partite bene con un’ottima richiesta, un grande picco di domanda da Europa orientale e nord Italia. Ma circa due settimane fa si è passati  fa dai 0,60  ai 0,18 euro”. Un tonfo. E non si brinda neanche per il melone locale: “I meloni agropontini retati sono sui 0,60/0,70 ma si puntava a ottenere da 0,80 a un euro”. A Fondi le pesche vengono quotate da 1 a 1,20 euro: “Arrivano dalle regioni meridionali, ma qui ci sono diversi magazzini per la loro lavorazione. Manca l’eccellenza e quindi registriamo un calo dei consumi. Lo avvertiamo anche per il nostro pomodoro che nonostante una maggiore qualità, rispetto alla stagione precedente, sconta il calo della domanda anche turistica”.

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