Il marchio del biologico italiano presto potrà essere presente sui prodotti bio nazionali, accanto alla tradizionale eurofoglia. È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che definisce le condizioni e le modalità di attribuzione e utilizzo del nuovo logo, un passaggio atteso e importante per l’intero comparto.
Plauso del mondo biologico
FederBio esprime apprezzamento per l’impegno del ministero dell'Agricoltura e del sottosegretario Luigi D’Eramo nel promuovere politiche finalizzate a sostenere il biologico.
L’annuncio dell’imminente attivazione del marchio del biologico italiano è un’opportunità gratuita che potrà essere utilizzata dagli operatori accanto al logo bio dell’Ue, costituisce un elemento per valorizzare la riconoscibilità e la competitività dei prodotti bio italiani.
Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio: "Elemento distintivo"
“L'introduzione del marchio del bio nazionale consente di rafforzare il ruolo degli agricoltori puntando su filiere di Made in Italy Bio al “giusto prezzo”, in grado di rappresentare l’insieme dei valori del biologico: tutela dell’ambiente, origine della materia prima, trasparenza verso i cittadini ed equità sociale lungo l'intera filiera – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – Costituisce inoltre un elemento distintivo che contribuisce a consolidare fiducia, tracciabilità e sicurezza, consentendo un’immediata riconoscibilità degli alimenti realizzati con materie prime biologiche coltivate esclusivamente in Italia, permettendo così alle produzioni bio italiane di distinguersi e competere a livello internazionale”.
La posizione di Anabio-Cia
Il voto della Comagri del Parlamento europeo è un passo avanti. Ora, però, bisogna accelerare il negoziato e arrivare rapidamente a una revisione del Regolamento sul biologico che semplifichi davvero la vita alle imprese, oggi soffocate da burocrazia e adempimenti. Così Anabio-Cia commenta l’adozione da parte della Commissione Agricoltura della relazione sulla revisione del Regolamento Ue 2018/848 sulla produzione biologica, che apre da settembre la fase finale del trilogo.
Tra gli aspetti più positivi della proposta approvata figurano il rafforzamento delle norme sull’utilizzo del logo europeo per i prodotti biologici importati dai Paesi terzi, che ne rendono l’impiego più restrittivo; gli accordi di equivalenza; le disposizioni sui mangimi proteici destinati ad avicoli e suini; il potenziamento della certificazione di gruppo come strumento di semplificazione e le esenzioni previste per le aziende biologiche di minori dimensioni.
Per Anabio-Cia, adesso sarà fondamentale concentrarsi sulla prossima fase negoziale, con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il testo e arrivare alla conclusione dell’iter legislativo entro la fine dell’anno. La revisione dovrà restare circoscritta agli interventi urgenti e puntuali previsti dal pacchetto europeo di semplificazione, correggendo le criticità emerse in questi anni di applicazione del Regolamento senza alterarne i principi fondanti.
Le parole del presidente Giuseppe De Noia
“Accogliamo con favore questo risultato, ma il lavoro non è finito -ha detto il presidente di Anabio Cia, Giuseppe De Noia-. Nei prossimi mesi sarà decisivo completare il negoziato con norme più chiare e più semplici, capaci di sciogliere i nodi applicativi emersi nel tempo senza snaturare il modello biologico. La semplificazione deve tradursi in un beneficio concreto per gli operatori, riducendo il peso della burocrazia e garantendo al tempo stesso trasparenza, credibilità e maggiori tutele per i cittadini”.
“Il biologico è una risorsa strategica per l’agricoltura italiana ed europea -ha aggiunto il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Per questo servono regole semplici, certe e capaci di accompagnare davvero lo sviluppo del settore”.
Fonte: Federbio, Anabio Cia