Frutta a guscio ed essiccata

17 settembre 2026

Marrone dell'Appennino emiliano, si guarda al futuro

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Recuperare castagneti storici oggi abbandonati, favorire nuovi investimenti, aumentare le superfici produttive e trasformare la castanicoltura di montagna in una concreta opportunità di reddito e di presidio dell’Appennino, offrendo ai giovani nuove possibilità di fare impresa. 

Dopo anni sfidanti, per il marrone dell’Appennino emiliano e per l’intero comparto castanicolo regionale si apre una nuova fase. È il messaggio emerso dall’incontro organizzato a Rioveggio, sull’Appennino bolognese, che ha riunito l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, i rappresentanti dei consorzi castanicoli di Bologna, Modena e Reggio Emilia e i partner della filiera del marrone dell’Appennino emiliano, Gruppo Alegra e Coop Italia. 

Un tavolo di confronto per rafforzare la filiera

Un confronto che ha permesso di fare il punto sulle nuove opportunità per i produttori, alla vigilia della campagna 2026, e sulle prospettive di sviluppo di un progetto che negli ultimi anni ha saputo unire produzione, lavorazione e distribuzione. Al centro dell’appuntamento, in particolare, il percorso portato avanti dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Tavolo castanicolo, che ha lavorato alla semplificazione di un quadro normativo che per lungo tempo ha rappresentato un limite agli interventi di recupero e valorizzazione dei castagneti, affiancandovi nuove opportunità di sostegno agli investimenti. 

“Con il Piano castanicolo e del marrone dell’Emilia-Romagna vogliamo costruire una prospettiva solida per un settore che ha un valore economico, ambientale e identitario molto importante per la nostra regione – ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi – La castanicoltura contribuisce infatti alla tutela del territorio e della biodiversità, alla cura del paesaggio e alla vitalità delle aree montane. Per questo il Piano nasce da un percorso condiviso con produttori, consorzi, associazioni e amministrazioni locali, avviato nell’ambito del Tavolo castanicolo regionale e che ora entra in una nuova fase di confronto diretto sui territori, a partire da Rioveggio".

La priorità è mettere imprese e comunità nelle condizioni di affrontare con strumenti più efficaci le difficoltà del comparto, intervenendo sulla salvaguardia del patrimonio castanicolo, sul recupero delle superfici abbandonate, sulla semplificazione delle procedure e sul sostegno agli investimenti. "Allo stesso tempo - ha aggiunto - vogliamo rafforzare la filiera e dare ancora più valore alle produzioni di qualità che caratterizzano l’Emilia-Romagna, come il marrone di Castel del Rio Igp”. 

“Siamo di fronte a un passaggio che può realmente cambiare le prospettive del settore – commenta Renzo Panzacchi, coordinatore dell’Associazione castanicoltori Appennino emiliano-romagnolo – Nel 1984 in Emilia-Romagna venivano censiti circa 12.400 ettari di castagneti da frutto: in oltre quarant’anni una parte molto consistente di questo patrimonio è stata abbandonata. Alcune superfici sono ormai perdute, ma molte altre possono essere recuperate e tornare produttive in tempi relativamente brevi. Pensare di recuperare nell’arco di dieci anni un migliaio di ettari a livello regionale è un obiettivo raggiungibile e percorribile, oggi che possiamo contare su una filiera consolidata, partner del massimo livello e il supporto delle istituzioni regionali”. 

Per Panzacchi, si tratta di “un percorso che non riguarda soltanto la tutela del paesaggio o la conservazione di una coltura storica dell’Appennino, ma anche la redditività delle aziende agricole di montagna”. 

Secondo le stime illustrate nel corso dell’incontro, un ettaro di castagneto da marrone correttamente gestito può, infatti, generare una produzione lorda vendibile del valore fra i 4.000 e i 5.000 euro: “Di gran lunga superiori ai valori raggiungibili dalle colture cerealicole oggi diffuse negli stessi territori. Il marrone rappresenta una delle poche produzioni capaci di offrire una prospettiva economica interessante alle aziende agricole dell’Appennino. Significa creare reddito, ma anche dare una ragione in più ai giovani per restare in montagna o per tornarvi, recuperando territori e castagneti che fanno parte della storia delle nostre comunità”. 

Una filiera solida e strutturata

A rafforzare questa prospettiva c’è oggi anche una filiera commerciale strutturata. Il progetto marrone dell’Appennino emiliano riunisce le produzioni dei territori bolognese, modenese e reggiano, la lavorazione affidata a Mitica, il coordinamento commerciale del Gruppo Alegra e la collaborazione con Coop Italia, che nella passata stagione ha portato il prodotto sui propri scaffali all’interno della linea Origine Coop. 

“Sull’Appennino bolognese abbiamo trovato castagneti da recuperare e, soprattutto, giovani coltivatori pronti a rimettere a frutto terreni ereditati dalle generazioni precedenti – sottolinea Claudio Mazzini, direttore Freschissimi Coop Italia –  Siamo partiti dal marrone biondo dell’Appennino Bolognese e da Origine Coop, costruendo una filiera tracciata e di qualità. Il successo è arrivato subito, ma i volumi non bastavano a soddisfare la domanda. Abbiamo quindi lavorato per allargare il progetto ai territori vicini e dare vita al Marrone dell’Appennino emiliano".

L’impegno di Coop rimane invariato: "laddove c’è qualità, questa viene riconosciuta e remunerata nella giusta misura. È un principio semplice, ma è quello che ha permesso a un mercato in declino di trovare una seconda vita, restituendo dignità e prospettiva a un pezzo importante della nostra agricoltura di montagna”. 

“Per Il Gruppo Alegra la partnership costruita attorno al marrone dell’Appennino emiliano è motivo di grande soddisfazione – commenta Enrico Bucchi, vicedirettore generale di Alegra – è un progetto in crescita, capace di generare risultati concreti per i produttori e che offre la possibilità di recuperare e valorizzare interi territori. Sono i frutti di una sinergia fatta di persone con una visione condivisa: ogni partner ha un ruolo chiaro, è pronto a fare squadra e ha fiducia negli altri. Così siamo riusciti a trasformare insieme una buona intuizione in un progetto solido e concreto. Questa è la mission del Gruppo Alegra: mettere insieme produzione, territorio e commercializzazione, coordinando competenze diverse con un obiettivo comune”.

Il bilancio della campagna castanicola 2025 e le prospettive per il 2026

Nel 2025 sono stati conferiti alla filiera circa 1.600 quintali di prodotto, con una risposta del mercato che conferma margini di crescita ancora importanti. “Il marrone è un prodotto d’eccellenza e di nicchia ma il mercato ci ha mandato un segnale chiaro: se avessimo avuto più volumi, la domanda non sarebbe mancata – sottolinea Panzacchi – Abbiamo un prodotto di grande qualità, distintivo rispetto alla castagna comune e particolarmente apprezzato dal mercato. Ora dobbiamo mettere i produttori nelle condizioni di investire, recuperare superfici e aumentare gradualmente la disponibilità”. 

Per la campagna 2026, le prime stime indicano una produzione di castagne e marroni a livello nazionale in calo del 10-15%, principalmente a causa delle alte temperature e della siccità estiva. Più contenuta la flessione prevista in Emilia-Romagna, nell’ordine del 5-10% con pezzature stimate come leggermente inferiori rispetto alla norma, ma senza particolari criticità dal punto di vista qualitativo.

“La minore disponibilità non dovrebbe tradursi in una contrazione del mercato - conclude Panzacchi - la domanda resta sostenuta e il marrone dell’Appennino emiliano si presenta alla nuova campagna forte del percorso avviato negli ultimi anni. Oggi abbiamo produttori interessati, una filiera pronta a valorizzare il prodotto, un mercato che lo richiede e un contesto più favorevole agli investimenti. È il momento di dare fiducia alla castanicoltura e rimettere a frutto una parte importante del nostro Appennino”.


Fonte: Associazione dei castanicoltori dell’Emilia-Romagna

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