Il solito gennaio, fiacco nei mercati ortofrutticoli all’ingrosso. Il freddo intenso degli ultimi dieci giorni ha spinto al rialzo alcuni ortaggi, come le zucchine, mentre resta da valutare l’impatto del ciclone Harry sulla Sicilia, punto di riferimento nazionale per agrumi e ortaggi. Situazione complicata anche in Sardegna, dove il mercato di Cagliari ha chiuso per precauzione e, come riferisce a myfruit.it Vincenzo Pisano di Fedagro Sardegna, “ieri il mercato era sprovvisto di merce causa maltempo”.
L’emergenza riguarda anche la Calabria e altre aree del Meridione. Le condizioni meteo avranno inevitabili ripercussioni sia sulle quantità disponibili sia sulle quotazioni dei prodotti, a partire dagli agrumi. Su questo fronte inizia a calare la presenza delle clementine italiane, sempre sostenuti i prezzi di zucchine, peperoni e melanzane.
Mercato all’ingrosso di Brescia, Luca Feroldi (Gardafrutta): “Settimana lenta, gennaio fiacco”
Al mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Brescia l’ultima settimana di gennaio si chiude con un andamento rallentato. A raccontarlo è Luca Feroldi, operatore della ditta Gardafrutta, che descrive un mese tradizionalmente debole, quest’anno ancora più segnato da una domanda ridotta. “Gennaio è sempre un mese lento” spiega. “I clienti comprano poco, sono meno del solito e su tutti i prodotti si percepisce una certa fiacchezza. Le vendite procedono a rilento”.

Clementine italiane verso la fine, si va verso le Orri
Sul fronte degli agrumi, "le clementine italiane stanno ormai terminando e il mercato si sta orientando verso le produzioni estere, in particolare Israele con la varietà Orri". Secondo Feroldi, quando il "prodotto nazionale si avvia alla conclusione, l'attenzione si sposta naturalmente verso la merce straniera. I prezzi arrivano a punte vicine ai quattro euro il chilo, anche se il movimento commerciale per ora resta limitato".
Arance: si predilige il prodotto meno costoso
Per le arance, la settimana precedente "è stata caratterizzata dalla ricerca di un prodotto più economico". Feroldi osserva che, in teoria, ci sarebbero le condizioni per un rialzo dei prezzi, visto il forte maltempo in Sicilia. "Finora la domanda attuale si concentra soprattutto sulle arance da spremuta, con la richiesta di non superare un euro il chilo. Le Tarocco di seconda scelta si muovono attorno a questa cifra". Si arriva anche a 1,50 euro con il prodotto migliore. "L’extra, invece, si vende poco".
Carciofi finora bene, ma bisogna fare i conti con il ciclone Harry
Passando ai carciofi spinosi siciliani, Feroldi racconta che fino a pochi giorni fa si vendevano bene, ma ora bisogna fare i conti con il maltempo. "Le quotazioni oscillano tra 0,50 e 1 euro, ma la mancanza di prodotto potrebbe modificare presto la situazione".

Si vendono pochi pomodori: datterini sui 4/4,5 euro il chilo, ciliegini sui 3,80
Il comparto dei pomodori provenienti dal Sud e dalla Sicilia presenta un prodotto di buona qualità, "ma il mercato è quasi fermo. I datterini si collocano sui 4/4,5 euro il chilo, i ciliegini tra 3 e 3,80 euro, mentre il Marinda oscilla tra 3,50 e 4 euro. “Il prodotto è buono, ma il mercato è praticamente fermo” conclude Feroldi.
Maltempo anche in Spagna e influisce sul prezzo del mango
Il maltempo pesa anche sul mercato del mango, frenato pure da una domanda lenta. Il prodotto, lavorato in Spagna ma proveniente dal Perù, presenta queste quotazioni: "I colli da circa dieci chili si collocano tra i quaranta e i quarantacinque euro. Anche l’avocado Hass colombiano mostra un rallentamento: un collo da quattordici frutti, circa tre chili e mezzo, si attesta sui ventidue euro". Siamo sui 6 euro il chilo.
E' tempo di kiwi italiano. sopra i 5 euro il giallo, il verde extra e di marca raggiunge i 4 euro
Sul fronte del kiwi, Feroldi nota che il prodotto italiano è disponibile ma procede molto lentamente rispetto al precedente neozelandese. Il kiwi giallo Gold di primo marchio, in colli da sei chili, si muove tra 34 e 35 euro, poco sopra i 5 euro, mentre il verde si aggira attorno ai quattro euro il chilo, con valori inferiori per i calibri più piccoli.
Zucchine a Torino dai 2,80 ai 4 euro
Continua la fase di quotazioni sostenute per le zucchine causa maltempo. Vediamo le quotazioni al Caat, il mercato di Torino. Le zucchine chiare lunghe italiane, nella pezzatura 14–21 cm e confezionate a più strati, si collocano su valori compresi tra 3,30 e 3,50 euro il chilo. Stesse quotazioni per le zucchine scure lunghe della stessa pezzatura e tipologia di confezionamento, che mantengono un andamento parallelo.
Per le zucchine scure lunghe di calibro superiore, nella fascia 21–28 cm, sempre di origine italiana e in confezione a più strati, il mercato registra valori leggermente più bassi, con un range che va da 2,80 a 3,20 euro il chilo. Le zucchine più piccole, calibro 7–14 cm, in monostrato raggiungono le quotazioni più alte: tra 3,80 e 4 euro il chilo, con un prezzo medio di 3,90 euro.
Il pomodoro grappolo spagnolo costa più dell'italiano
I pomodori a grappolo provenienti dal Marocco, nella pezzatura 67–82 e confezionati in doppio strato, si collocano su valori compresi tra 1,20 e 1,30 euro il chilo. Più sostenute le quotazioni dei pomodori a grappolo italiani che oscillano tra 1,90 e 2,10 euro il chilo. La Spagna si posiziona leggermente più in alto, con la stessa tipologia che viaggia tra 2,00 e 2,20 euro il chilo. Più elevati i valori del tondo sardo di origine siciliana, venduto alla rinfusa, che raggiunge una fascia compresa tra 3,60 e 4 euro il chilo.
Ancora sostenuti i peperoni: sui 3 euro
I peperoni lunghi gialli italiani, confezionati in monostrato, si collocano su valori compresi tra 2,90 e 3,10 euro il chilo. Stesse quotazioni per i peperoni lunghi rossi, anch’essi di origine italiana e con le medesime caratteristiche commerciali.
Più elevate le quotazioni dei peperoni quadrati gialli provenienti dalla Spagna, nella selezione GG (90–110) e sempre in monostrato, che si muovono tra 3,30 e 3,50 euro il chilo. Identico il comportamento dei peperoni quadrati rossi spagnoli, che si collocano nella stessa fascia di prezzo.
Quotazioni simili per le melanzane e cetrioli
Le melanzane nere italiane, confezionate in monostrato, si collocano su valori compresi tra 3,30 e 3,50 euro il chilo. Le melanzane chiare, anch’esse italiane e in monostrato, mostrano quotazioni leggermente più contenute, tra 3 e 3,20 euro il chilo. Stesso intervallo di prezzo per le melanzane lunghe, confezionate a più strati, che si muovono tra 3 e 3,20 euro il chilo, segno di un mercato equilibrato e senza particolari pressioni sulla disponibilità. I cetrioli si muovono tra i 2,80 e i 3 euro il chilo.
Le quotazioni dei carciofi
I carciofi spinosi, nella pezzatura 7,5–9 cm e confezionati a più strati, si collocano su valori compresi tra 1 e 1,10 euro il capolino, mantenendo una posizione alta nel listino. Molto richiesto anche il Romanesco di calibro maggiore (11–13 cm), che viaggia tra 0,90 e 1,10 euro il capolino, mentre il Romanesco di calibro 9–11 cm in seconda categoria scende su una fascia più contenuta, tra 0,60 e 0,70 euro il capolino.
Più economico il violetto senza spine, nella pezzatura 7,5–9 cm: la prima categoria oscilla tra 0,45 e 0,55 euro il capolino, mentre la seconda categoria scende ulteriormente, tra 0,30 e 0,40 euro.
Chiude il quadro il violetto Tema proveniente dalla Sardegna, sempre nella pezzatura 7,5–9 cm e in prima categoria, che si colloca su valori compresi tra 0,30 e 0,35 euro il capolino.
Uva italiana senza semi, Aledo spagnola e peruviana
L’uva bianca Aledo proveniente dalla Spagna, confezionata in monostrato, si colloca su valori compresi tra 2,80 e 3 euro il chilo. Più sostenute le quotazioni dell’uva bianca senza semi italiana, anch’essa in monostrato, che oscilla tra 3,50 e 4,00 euro il chilo. L’uva rosata Red Globe di origine peruviana, venduta in colli da 8,2 kg e confezionata in monostrato, si muove su valori analoghi a quelli dell’Aledo, tra 2,80 e 3,00 euro il chilo. Chiude il quadro l’uva rosata senza semi italiana, che registra un intervallo compreso tra 3 e 3,50 euro il chilo, posizionandosi su valori intermedi tra la bianca seedless nazionale e le referenze importate.
Patate italiane sui 50 cent, le tedesche partono da 0,25 euro
Le patate a pasta gialla italiane, pezzatura 40–80 e vendute alla rinfusa in casse, si collocano su valori compresi tra 0,55 e 0,60 euro il chilo. Sempre italiane, ma confezionate in sacchi, le quotazioni si attestano leggermente più in basso, tra 0,50 e 0,55 euro il chilo.
Decisamente più economiche le patate a pasta gialla tedesche, vendute in sacchi, che si muovono tra 0,25 e 0,35 euro il chilo, risultando la proposta più competitiva del mercato. Le olandesi, anch’esse in sacchi, si posizionano su valori intermedi, tra 0,45 e 0,50 euro il chilo.
Più sostenute invece le quotazioni delle patate rosse italiane, pezzatura 40–80 e vendute alla rinfusa in casse, che raggiungono una fascia compresa tra 0,60 e 0,70 euro il chilo.
Le quotazioni delle cipolle
Le cipolle rosse di Tropea calabresi, confezionate in monostrato, si confermano la referenza più valorizzata, con quotazioni comprese tra 1,80 e 2,00 euro il chilo. Le cipolle tonde bianche italiane, pezzatura 60–80 e vendute alla rinfusa in casse, si collocano su valori tra 0,90 e 1 euro il chilo, mantenendo un profilo stabile. Le tonde dorate, sempre italiane e nella stessa pezzatura, mostrano quotazioni leggermente più contenute: sia nelle casse sia nei sacchi il mercato si muove tra 0,80 e 0,90 euro il chilo, senza differenze significative tra i due confezionamenti.
Le cipolle tonde rosse italiane, vendute alla rinfusa in casse, registrano un intervallo compreso tra 0,90 e 1,10 euro il chilo. Chiudono il quadro i cipollotti bianchi italiani, venduti in mazzi, che si collocano su una fascia più alta, tra 2 e 2,20 euro il mazzo.