Secondo le ultime rilevazioni diffuse da Iata (International air transport association), punto di riferimento per l’analisi del traffico cargo internazionale, il trasporto aereo merci globale ha registrato a marzo 2026 una contrazione significativa.
Domanda e capacità in flessione
A marzo la domanda mondiale, misurata in tonnellate-chilometro, è diminuita del 4,8% su base annua, mentre le sole operazioni internazionali segnano un calo del 5,5%. Parallelamente, la capacità disponibile si è ridotta del 4,7% a livello globale e del 6,8% sulle rotte internazionali.
Alla base di questa frenata c’è la crisi in Medio Oriente, che ha compromesso il funzionamento di importanti hub logistici, costringendo le compagnie a riorganizzare profondamente le proprie reti.
Medio Oriente: crollo senza precedenti
Le compagnie della regione mediorientale sono quelle che hanno subito l’impatto più duro: la domanda è precipitata del 54,3%, mentre la capacità è scesa del 52,4%.
Le tratte più penalizzate sono state Medio Oriente–Asia (-58,6%) ed Europa–Medio Oriente (-57,6%). La riduzione complessiva del traffico ha raggiunto 1,742 milioni di tonnellate-chilometro, con effetti su tutta la catena logistica globale.
Per far fronte alle restrizioni, i vettori hanno dovuto deviare le rotte, allungando i percorsi e aumentando i costi operativi.
Nuovi equilibri tra le regioni
Il ridisegno delle rotte ha favorito alcune aree. L’Asia-Pacifico ha registrato una crescita della domanda del 5,4% e della capacità del 5 per cento.
Ancora più dinamica l’Africa, con un +7% della domanda, nonostante una riduzione della capacità del 4,6%. La direttrice Africa–Asia si distingue con un +22,6% e nove mesi consecutivi di espansione.
In Europa si osserva una crescita più contenuta: +2,2% della domanda e +4,2% della capacità, con la rotta Europa–Asia in aumento del 14,2%, sostenuta soprattutto dai voli cargo dedicati.
Il Nord America resta stabile, con lievi cali sia della domanda (-1,2%) sia della capacità (-1,1%), legati alla normalizzazione dei volumi dopo il picco del 2025.
Cargo dedicati più resilienti
Un elemento chiave emerso a marzo è la differenza tra voli cargo puri e trasporto merci nelle stive degli aerei passeggeri.
Il traffico “belly” ha subito una flessione del 12,1%, penalizzato dalla rigidità operativa e dalle interruzioni negli hub mediorientali. I cargo dedicati hanno invece retto meglio, con un calo limitato allo 0,9%, dimostrando maggiore flessibilità nelle fasi di crisi.
Carburante alle stelle e tariffe in aumento
Uno dei fattori più critici resta il costo del carburante. Sempre secondo Iata, a marzo 2026 il prezzo del fuel avio è aumentato del 106,6% su base annua, raggiungendo i massimi degli ultimi 23 anni.
A incidere sono anche il rincaro del petrolio Brent (+43,1%) e l’impennata dei margini di raffinazione (+320%).
Questo scenario ha spinto verso l’alto i rendimenti del cargo: le tariffe medie sono cresciute del 18,9% su base annua, arrivando a 2,75 dollari al chilogrammo.
Fattore di carico stabile
Nonostante il contesto complesso, il fattore di carico globale è rimasto sostanzialmente invariato al 47,9 per cento. Le compagnie hanno infatti ridotto la capacità in linea con il calo della domanda, mantenendo l’equilibrio operativo.
L’Europa registra il livello più alto (59,9%), mentre l’Africa segna la crescita più marcata.