Biologico

23 settembre 2026

Biologico, il punto in occasione della giornata europea

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Uno scenario sempre più critico per l’agricoltura dove caldo estremo e siccità si intrecciano con una crescente instabilità geopolitica.  In quest’ottica, diventa vitale garantire sistemi alimentari sicuri e resistenti in grado di affrontare le nuove sfide interconnesse.

La Giornata Europea del Biologico, che si celebra il 23 settembre, rappresenta un momento importante per riflettere su questi temi e per sottolineare il ruolo strategico della transizione agroecologica per il contrasto alla crisi climatica e la tutela della biodiversità.

Il report di Ismea e Masaf

In occasione di questa ricorrenza è stato presentato il rapporto Bio in Cifre 2026, curato da Ismea per il Masaf. L’analisi evidenzia nel 2025 una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche, dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. 

Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). In leggera diminuzione anche il numero degli operatori -1,8 per cento.

Il Rapporto evidenzia invece una dinamica positiva sul fronte dei consumi, che nel 2025 crescono del 9,2% sia a valore sia a volume. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite di prodotti biologici registrano un incremento del 4%, con performance decisamente superiori a quelle del comparto agroalimentare convenzionale.

FederBio: "Svolta per chi produce valore"

“I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere - sottolinea Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio - Sicuramente incide l'incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della PAC, ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo". 

"A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione, che per le piccole e medie aziende agricole sta diventando insostenibile. È quindi urgente aggiornare e rafforzare le politiche di sostegno alle piccole e medie realtà biologiche, offrendo agli agricoltori strumenti e soluzioni concrete, a partire dalla semplificazione e dalla promozione di filiere bio al “giusto prezzo”. Tanto più in una fase in cui la domanda di prodotti bio continua a crescere, se la produzione nazionale dovesse arretrare, il rischio concreto è che una quota crescente di questa domanda venga soddisfatta dalle importazioni. Dopo l’approvazione della legge sul biologico e l’attuazione del Piano d’Azione Nazionale, in un rapporto positivo e di confronto costante con il Ministero, è ora necessario mettere in campo le innovazioni politiche indispensabili per rafforzare le produzioni bio. Un passaggio decisivo in vista della stesura del nuovo Piano d’Azione Nazionale per il biologico e della riforma della PAC 2028‑2034, il cui negoziato a livello europeo è previsto in chiusura il prossimo 31 dicembre”. 

Il marchio

In occasione della giornata europea del biologico è stato presentato ufficialmente anche il Marchio Biologico Italiano, che identifica i prodotti ottenuti esclusivamente con materia prima 100% italiana. Gli operatori possono già presentare al Ministero dell’Agricoltura l’istanza per l’utilizzo del marchio.

Istituito dalla legge n. 23/2022, questo logo gratuito e su base volontaria rappresenta, per FederBio, un importante strumento di riconoscibilità che rafforza la trasparenza verso i cittadini e sostiene il posizionamento delle produzioni biologiche Made in Italy sul mercato nazionale e internazionale.

“È arrivato il momento di decidere quale modello agricolo vogliamo sostenere nei prossimi anni – continua Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio – Il biologico dimostra che è possibile produrre cibo tutelando la salute del suolo e dei cittadini, rafforzando la capacità dell’agricoltura di mitigare gli impatti climatici. La Giornata Europea del Biologico è un’occasione per riaffermare il valore della transizione agroecologica e il ruolo di un settore che contribuisce a creare nuove prospettive per i giovani, le donne e a rafforzare le aree interne. Il Marchio Biologico Italiano contribuirà a sostenere i nostri agricoltori e le filiere Made in Italy bio fondate su trasparenza, qualità e giusto prezzo”.

Confagricoltura: "Consumi su, superfici giù: certezze per le imprese"

Crescono i consumi dei prodotti biologici, ma diminuiscono le superfici dedicate. Per le imprese del settore è sempre più difficile far quadrare i conti, tra le avversità climatiche che colpiscono seriamente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un contesto internazionale sempre più incerto. 

In occasione della Giornata europea del biologico (European Organic Day) Confagricoltura si sofferma sui dati del comparto (2025) resi noti oggi da Ismea: l’Italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, perde il 5,4% delle superfici rispetto all’anno precedente. Le aziende agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali 95.386, in calo dell’1,8%.

Valori positivi, invece, per i consumi domestici dei prodotti bio, che aumentano del 9,2 per cento. Il comparto rappresenta il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare italiano.

Il biologico rafforza quindi il rapporto di fiducia tra agricoltori e consumatori, tuttavia molte aziende agricole del settore, non riuscendo ad affrontare le difficoltà sempre più incalzanti, nell’ultimo periodo hanno dovuto abbandonare il sistema produttivo certificato.

Per Gian Maria Cunial, presidente della Federazione nazionale agricoltura biologica di Confagricoltura, “L'attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sulle imprese agricole, minacciandone la redditività. Bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni, e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche italiane. In questa direzione il nuovo marchio bio nazionale è il segnale che, come Paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un logo dedicato”.  

Le preoccupazioni sono condivise a livello europeo. Secondo il recente sondaggio realizzato dal Copa Cogeca tra gli agricoltori Ue, la priorità è infatti la sostenibilità economica delle imprese: “Per rafforzare il comparto - dichiara Emilio Fidora, presidente del Gruppo Agricoltura Biologica del Copa Cogeca - occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni bio e sul significato del marchio europeo. In vista della prossima PAC - aggiunge - chiediamo misure specifiche per tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione, accompagnate dall’istituzione di una OCM specifica che affianchi concretamente il lavoro delle imprese agricole del comparto”.


Fonte: FederBio - Confagricoltura 

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