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22 settembre 2026

Banane, ETI mette sotto esame il prezzo della Gdo

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Il prezzo con cui la Grande distribuzione acquista le banane non è una semplice variabile commerciale. Può infatti incidere sulla capacità dei fornitori di sostenere i costi di produzione, migliorare le condizioni di lavoro e contribuire alla crescita dei salari. È uno dei punti centrali del nuovo rapporto dell’Ethical Trading Initiative (ETI) dedicato alle pratiche di acquisto nella filiera della banana.

Lo studio in sintesi 

Lo studio, pubblicato il 15 settembre 2026, nasce per approfondire un aspetto finora meno considerato nelle iniziative sulla sostenibilità del comparto: l'effetto delle decisioni dei retailer sulle condizioni economiche e di lavoro lungo la catena di fornitura. 

La ricerca ha coinvolto 12 retailer e 34 fornitori. Complessivamente sono state raccolte 111 risposte da parte dei supplier, che rappresentano circa 100mila lavoratori nelle filiere bananicole. 

Il nodo del prezzo

Uno dei risultati più rilevanti riguarda il disallineamento tra la percezione dei retailer e quella dei fornitori. Secondo ETI, i retailer coinvolti hanno generalmente espresso fiducia nelle proprie pratiche di acquisto, mentre i supplier hanno descritto esperienze differenti, soprattutto per quanto riguarda pianificazione, prezzi, condizioni dipagamento e richieste di audit. 

Dal punto di vista dei fornitori emergono sei aree di attenzione: gli squilibri di potere e la pressione commerciale; prezzi che non coprono sufficientemente i costi reali di produzione; la cosiddetta audit fatigue; specifiche tecniche differenti tra i mercati; la pressione legata ai bassi prezzi al dettaglio e alla gestione dei claim; infine le difficoltà nell'attuazione degli impegni sui salari dignitosi (living wages).

Il tema del prezzo viene quindi inserito da ETI all'interno di un problema più ampio: quando le condizioni commerciali non riflettono adeguatamente i costi della produzione, la pressione può trasferirsi lungo la filiera.

Dodici retailer sotto esame

L'assessment è stato realizzato nell'ambito delle iniziative europee sui living wages nel settore della banana e ha coinvolto retailer di Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito. Tra le aziende partecipanti figurano Aldi Nord, Aldi Süd, Rewe Group, Kaufland, Tesco, Sainsbury's, Co-op, Asda, Morrisons, Jumbo, Albert Heijn e Delhaize

La metodologia ha messo a confronto l'autovalutazione dei retailer con il punto di vista dei fornitori. Il quadro di riferimento utilizzato da ETI considera cinque principi di acquisto responsabile: integrazione interna, rapporto paritario con ifornitori, pianificazione collaborativa della produzione, condizioni di pagamentoeque e determinazione sostenibile dei costi.

Il confronto ha evidenziato differenze anche significative nelle valutazioni, offrendo ai retailer elementi per individuare aree di miglioramento e possibilità di confronto tra operatori.

Prezzi e salari sono collegati

Il rapporto inserisce la questione del prezzo nel percorso verso il living wage. Secondo ETI, le decisioni di acquisto possono infatti influenzare la possibilità dei fornitori di investire nel miglioramento delle condizioni di lavoro e nella crescitadelle retribuzioni. 

Il tema non riguarda soltanto il valore riconosciuto al prodotto. ETI richiama anche la distribuzione dei rischi commerciali, i termini contrattuali, i tempi e le modalità dipagamento, la pianificazione della produzione e la capacità di prevedere gli ordini.

Per questo le raccomandazioni contenute nel rapporto comprendono un rafforzamento del dialogo con i fornitori, una migliore pianificazione e previsione della produzione, una distribuzione più equilibrata dei rischi commerciali, una revisione delle condizioni di pagamento e dei contratti e approcci alla determinazione dei prezzi che riflettano maggiormente i costi di una produzione responsabile. 

Un percorso già avviato

Lo studio si inserisce in un percorso europeo più ampio. Secondo IDH, 21retailer di Germania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito hanno assunto impegni per favorire il raggiungimento di salari dignitosi nelle proprie filiere bananicole entroil 2025 o il 2027. 

Nel 2025 il gruppo dei retailer tedeschi ha raggiunto l'obiettivo condiviso di acquistare almeno il 50% dei propri volumi di banane come Living Wage Bananas, attraverso la raccolta e la verifica dei dati salariali e contributi volontari alle aziende agricole con divari salariali. 

L'ETI assessment aggiunge ora un altro tassello: non basta intervenire sul salario alla fine della catena, ma occorre guardare anche alle condizioni commerciali che lo rendono possibile.

I retailer partecipanti utilizzeranno i risultati delle valutazioni per elaborare piani d'azione aziendali. ETI, inoltre, sta preparando una guida specifica sulle pratiche di acquisto responsabile nella filiera della banana, la cui pubblicazione è prevista per l'inizio del 2027. 

Il punto sollevato dal rapporto è dunque preciso: la sostenibilità della banana non si gioca soltanto in campo, ma anche le modalità con cui la Gdo pianifica, negozia e remunera gli acquisti possono avere conseguenze lungo tutta la filiera, fino ai lavoratori.

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