Frutta a guscio ed essiccata

26 gennaio 2026

A Ricchigia: artigianalità e qualità per essere credibili

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Al passo con i tempi e con una forte componente femminile: si presenza così oggi A Ricchigia, azienda di lavorazione e trasformazione del pistacchio di Bronte Dop nata nel 2013 da un’idea di Laura Lupo, che ha messo a frutto in questa nuova avventura l’esperienza di ben tre generazioni attive nel settore. 

Oggi A Ricchigia, che prende il nome dal luogo dove sorge il pistacchieto, produce semilavorati per pasticceria e horeca, ma si rivolge anche al consumatore finale proponendo frutta secca sgusciata, farine, granelle e creme. 

La produzione 2025

Dal punto di produttivo, il 2025 non è stato tra le annate da ricordare a causa di un raccolto in calo di circa il 30%. Un dato su cui ha influito il caldo del 2024 e del 2025. I danni non sono stati omogenei in tutto l’areale: “Ci sono delle zone più riparate, ma in altre le temperature hanno inciso fortemente - spiega a myfruit.it Laura Lupo, titolare dell’azienda - Questo, a sua volta, ha avuto delle ripercussioni sulla lavorazione e naturalmente anche sul prezzo e sulla disponibilità del prodotto. Oggi, quest’ultimo aspetto ancora non si nota, ma bisognerà vedere quali saranno le scorte dopo l’estate. Su questo incideranno ovviamente anche le richieste”. 

Mercato estero: grande attenzione per il pistacchio verde di Bronte 

Oggi A Ricchigia guarda al mercato italiano, ma soprattutto a quello estero. “E' cambiato tanto. Ci sono Paesi, come quelli orientali, che apprezzano e cercano il pistacchio di Bronte Dop. Altri, compresa l’Italia, preferiscono spesso un prodotto diverso, dove possono avere un margine di guadagno maggiore. Credo tuttavia che scegliere e proporre un prodotto certificato abbia un valore diverso, a patto che venga utilizzato un prodotto con il 100% di materia prima certificata”. 

Questa rappresenta, per Lupo, un'elemento importante: "Talvolta può accadere che le grandi aziende vendano prodotti per pasticceria dove mescolano tipi diversi di materia prima, visto che non esiste una percentuale minima di prodotto da inserire nei trasformati come panettoni o pesti. Invece, avere una soglia minima sarebbe una garanzia sia per i consumatori che per i produttori. Il Consorzio dovrebbe fare un lavoro diverso nell’autorizzazione del prodotto trasformato”, sottolinea. 

Per le piccole aziende non è facile: “Spesso, i clienti finiscono per dare più credito ai grandi nomi che ai piccoli produttori".

Per l’etichettatura dei prodotti composti, elaborati e trasformati recanti il riferimento alla denominazione “pistacchio verde di Bronte Dop” bisogna fare richiesta specifica autorizzazione al Consorzio che provvede a inserire gli utilizzatori in un registro e attivare i controlli. Il Consorzio distingue i prodotti con pistacchio verde di Bronte Dop e quelli 100% pistacchio verde di Bronte Dop. Solo per questi ultimi è concesso l'utilizzo del marchio del Consorzio. 

In questo contesto, l’obiettivo principale, per Lupo è cercare di tenere alto il nome di un prodotto d'eccellenza e lavorare sulla distinzione tra un prodotto 100% Dop e uno che non lo è. 


Le visite in azienda: così si lavora sulla credibilità

L’interesse dei Paesi esteri è tale che arrivano anche sul territorio per imparare l’arte di lavorare il prodotto: “Vengono anche a fare scuola di gelateria. Il gusto dei prodotti italiani piace. Del resto, se la cucina italiana è diventata patrimonio Unesco ci sarà. un motivo”. 

Per Lupo, il contatto diretto diventa allora fondamentale per dimostrare la concretezza del proprio lavoro e del proprio impegno per la valorizzazione di un prodotto noto e amato. L’azienda ha sia uno shop on line che uno fisico. “I consumatori vengono a trovarci in azienda e offriamo la possibilità di vedere i campi, scoprire come nasce il pistacchio verde di Bronte Dop, come si pota, quali sono i tempi del raccolto. Così possono vedere di presenza che ci siamo, che esistiamo. Le aziende come la mia, sul territorio, non sono tante".

Realtà con una così lunga tradizione alle spalle oggi si trovano a competere anche con iniziative imprenditoriali nuove che cercano un proprio posto sul mercato: “Purtroppo nascono anche aziende che propongono prodotti realizzati conto terzi e partecipano anche alle fiere internazionali. Va bene, è commercio. Ma se non c’è la capacità produttiva, si perde di credibilità. Da noi vengono Cinesi, Coreani, Americani: vengono a vedere che esistiamo, che abbiamo una struttura, che abbiamo capacità produttiva. C’è un lavoro scrupoloso e di verità", spiega Lupo. 

Il focus sull'artigianalità

Un prodotto artigianale, con pochi ingredienti e materie prime di qualità: questa la filosofia aziendale. “I nostri sono prodotti ad etichetta pulita - spiega Lupo - E’ inutile aggiungere emulsionanti e addensanti. Preferisco proporre prodotti dal vero gusto di pistacchio, di mandorle o di nocciole, senza combinarli con ingredienti che non ne fanno apprezzare il sapore. Sono materie prime che in Italia abbiamo. Se le mescolassimo con altro, saremmo uguali a tanti altri. Preferiamo proporre prodotti anche con scadenze ridotte, ma artigianali”.

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