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Crisi Ucraina-Russia: le ripercussioni per frutta e verdura

L’agroalimentare italiano da oltre sette anni paga il prezzo dell’embargo. Se Putin non si fermerà, la situazione potrebbe peggiorare

In queste ore calde, la domanda sorge spontanea: la crisi Ucraina-Russia, al di là dei risvolti politici, può avere ripercussioni sul settore ortofrutticolo? E’ ancora presto per delineare uno scenario, ma alcuni elementi di riflessione ci sono.

Ucraina: un serbatoio di gas e di commodities

L’Ucraina ha una forte vocazione agricola: gli oltre 28 milioni di ettari di terra nera ad altissima fertilità la rendono il luogo ideale per allevare colture ad alto tasso della meccanizzazione, dunque cereali, girasole, colza, soia. Non a caso, si parla spesso di granaio di Europa.

Non stupisce, pertanto, la riflessione di Coldiretti, basata sulle quotazioni al Chicago board of trade. La confederazione ha infatti dichiarato: “La crisi Ucraina con il rischio dell’invasione russa ha fatto balzare di quasi il 10% in una sola settimana il prezzo internazionale del grano, con tensioni sul mercato alimentare e il rischio di carestie. L’Ucraina, oltre ad avere una riserva energetica per il gas, ha un ruolo importante sul fronte agricolo con la produzione di circa 36 milioni di tonnellate di mais per l’alimentazione animale (quinto posto a livello mondiale) e 25 milioni di tonnellate di grano tenero (sesto posto)”.

Ortofrutta: tanto import, poco export

Ma, lato ortofrutta, le cose stanno diversamente. La superficie agricola destinata alla coltivazione di ortaggi e frutta è infatti molto limitata. Tanto che, complessivamente, non si arriva a 500mila ettari: l’1,4% della sau (superficie agricola utilizzata) è destinata alla coltivazione di ortive, lo 0,7% a frutteti e vigne.

Dunque l’Ucraina è un grande importatore di frutta e verdura, ma esporta poco. Anche se, stando alle stime dell’Ukrainian Club of Agrarian Business, nel 2021 l’Ucraina ha aumentato le esportazioni di frutta, in particolare frutti di bosco e noci, il 13% in più rispetto al 2020. Secondo i risultati dei primi dieci mesi del 2021, i frutti di bosco rappresentano il 45% di tutte le esportazioni, con un balzo in avanti di lamponi e mirtilli (17%). I principali importatori sono la Polonia (34% dei proventi delle esportazioni ucraine), Germania (9%) e Francia (8%). L’Italia, quindi, non è toccata.

Ucraina-Russia: una vicenda cara per l’Italia

Ma, secondo Coldiretti, la tensione Russia-Ucraina, negli ultimi sette anni, all’Italia è costata cara. A causa dell’embargo deciso da Vladimir Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, le mancate esportazioni agroalimentari made in Italy in Russia hanno infatti generato un danno di 1,5 miliardi. “Il Decreto di embargo tuttora in vigore – sottolinea Coldiretti – colpisce un’importante lista di prodotti agroalimentari, tra cui anche frutta e verdura“.

“L’agroalimentare è, fino a ora, l’unico settore colpito direttamente, con il completo azzeramento delle esportazioni in Russia dei prodotti made in Italy presenti nella lista nera, frutta e verdura comprese. Il danno – conclude Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, ha dovuto rinunciare ai prodotti alimentari made in Italy originali“.

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