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Brexit: se non ci sarà l’accordo, l’Italia andrà verso nuovi mercati

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Gli inglesi faranno i conti con la carenza di prodotti freschi e con i prezzi più alti. Bernardi, Lagnasco: “E’ il gioco dell’ortofrutta”

La Brexit? Nulla di nuovo, siamo abituati a essere flessibili. Se Unione europea e Regno Unito non troveranno l’accordo per il libero mercato, i produttori italiani andranno verso altri mercati. Ogni anno con almeno due o tre paesi diventa impossibile lavorare per via dei dazi, o per la burocrazia. E così non resta che indirizzare i propri prodotti altrove”. A pensarla così è Simone Bernardi, amministratore delegato di Lagnasco Group, consorzio di cooperative della Provincia di Cuneo.

Anche altri produttori raggiunti da myfruit.it si sono mostrati agili dinnanzi a quanto potrà accadere. Il pensiero di coloro che hanno rinunciato a lavorare con il Regno Unito è ben sintetizzato da Monica e Giuseppe Solarino, produttori di arance biologiche siciliane: “Quello inglese è un mercato difficile e non soddisfacente – raccontano – Sono dieci anni che non lavoriamo più con l’Uk, meglio dirigere gli sforzi altrove“.

Pietro Giudice, produttore siciliano di uva da tavola, riassume invece l’atteggiamento di quella fetta di operatori che per ora sta a guardare quanto accadrà: “Tramite un buyer con cui lavoriamo già in Lituania e Lettonia – spiega – a maggio dovremmo entrare in maniera importante nel mercato inglese. Ma lo faremo solo se ci saranno le giuste condizioni“.

E seguiranno gli sviluppi circa l’accordo Ue-Uk anche altri produttori, tra cui Luciano Internicola, che produce erbe aromatiche essiccate a freddo: “Il potenziale del mercato inglese è interessante – puntualizza – Siamo pronti a soddisfare ordini importanti, ma per ora seguiamo quello che accadrà nei prossimi giorni”.

Nel frattempo, come si legge su The Guardian, nel Regno Unito i supermercati stanno facendo magazzino, il timore è di rimanere senza scorte per via delle nuove norme che potrebbero entrare in vigore dal primo gennaio e che, prevedibilmente, porteranno il caos nei porti inglesi. Caos che si va a sommare a quello dovuto ai disagi classici del periodo natalizio e a quello dovuto al Covid-19.

Blu di Valle: il 75% dei mirtilli era destinato all’Uk

In questo scenario, meritano attenzione i piccoli frutti: nel Regno Unito, negli ultimi dieci anni il consumo di mirtilli è cresciuto a doppia cifra anno su anno, la Gran Bretagna ne importa dall’Italia 2.200 tonnellate ogni anno. Di queste, 500 provengono dalla cooperativa associata Blu di Valle di Lagnasco Group: “Dal 2016 seguiamo da vicino la questione Brexit – riferisce  Bernardi – Fino a quattro anni fa esportavamo il 75% dei nostri mirtilli nel Regno Unito ma, vista l’incertezza, abbiamo deciso di spostare il prodotto su altri mercati“. E a essere interessanti, per tutti i piccoli frutti, sono Dubai, Hong Kong, l’Europa: “Non si riesce bene a capire che cosa succederà nei prossimi giorni – aggiunge – Di sicuro ci saranno ritardi nella logistica e di sicuro noi continueremo a spostare il prodotto dal mercato inglese verso altri paesi. Purtroppo, quando ci sono chiusure doganali, si rimette in gioco tutto”. 

Le ripercussioni sul mercato inglese, secondo Bernardi, sono facilmente immaginabili: aumenteranno i costi di un prodotto già di per sé costoso, il che si tradurrà in un calo dei consumi dei piccoli frutti: “La situazione del mercato inglese – conclude – è tipica del settore dell’ortofrutta. Un settore che ci insegna, ogni giorno, a non dare mai nulla per scontato”.

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