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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciole: costi di produzione troppo elevati, “intervenga la politica”

Luca Di Piero, produttore di Viterbo, illustra alcuni dettagli dell’emergenza. E il 13 settembre è atteso il ministro Patuanelli

E’ di nuovo un’annata difficile il 2022 per la nocciola della Tuscia, dopo il terribile 2021. Tanto che già non manca chi vuole disfarsi del proprio noccioleto o, più in generale, dei propri appezzamenti. Ai guai climatici (le gelate tardive lo scorso anno, il grande caldo questa estate), si aggiungono poi per la tempesta perfetta i costi di produzione, ormai incontrollabili. Così, c’è chi chiede direttamente aiuto alla politica, ai massimi livelli.

A raccontare tutto questo è Luca Di Piero, produttore corilicolo di Civita Castellana (Viterbo), già pluripremiato per le sue creme spalmabili e per i suoi prodotti a base di nocciola, che presenterà tra l’altro a un esclusivo evento di Slow Food il prossimo 20 settembre.

Commentando la campagna 2022, Di Piero è un fiume in piena: “Fino a qualche mese fa, c’erano tutte le premesse per un’ottima annata. Invece, cosa mai successa negli ultimi trenta o quarant’anni, da aprile a metà agosto non è mai praticamente piovuto, e ciò ha creato perdite dal 50 al 60%. Anche chi ha impianti di irrigazione ha registrato danni, perché comunque le piante hanno risentito pesantemente delle alte temperature”.

Poi, c’è l’altro gravissimo aspetto. “Per una piccola azienda come la mia, di 25 ettari – rileva Di Piero – ho calcolato che quest’anno i costi di produzione aumenteranno di 30mila euro rispetto al 2021. Una vera e propria enormità, del tutto insostenibile, anche perché è poi impossibile riversare questi aumenti sui nostri prodotti. Il problema, è che c’è anche molta speculazione in questo momento. Un esempio: il gasolio agricolo è passato da 0,8 a 1,3 euro il litro, quando il petrolio al barile è oggi quotato sui 90 euro. La speculazione è evidente se si considera che due anni fa il barile era a quota 130 euro e il gasolio agricolo a 0,70 centesimi il litro. Poi possiamo proseguire: la bolletta elettrica mensile è passata da 2mila a 7mila euro, l’urea è aumentata da 45 a 110 euro il quintale. Praticamente, ho avuto un rincaro di 300 euro a ettaro per coltivare le mie nocciole. Capisco tutto, ci può stare un adeguamento vista la situazione internazionale, ma si tratta di aumenti del tutto irrazionali e ingiustificati”.

Di Piero ne ha ancora. “A rendere il tutto ancora più assurdo – prosegue – c’è la situazione delle assicurazioni. Qui in zona, stante le nuove condizioni, quasi nessuno si è assicurato. Nel giro di un solo anno, sono infatti aumentate le franchigie e, al contempo, da circa 800 euro per ettaro si è passati a una richiesta di 1.200 – 1.300 euro per ettaro. Va però detto – rileva ironicamente – che lo Stato quando deve pagare paga: un paio di mesi fa mi è arrivato il rimborso per la gelata del 2017. Cioè di un evento avvenuto 5 anni fa. E’ evidente che così non si può andare avanti e che la politica deve fare la sua parte. Non è possibile ricevere rimborsi così dilazionati nel tempo e dovere lavorare con questi rincari. Mi auguro che fondi del Pnrr siano impiegati da subito per risolvere questa situazione”.

A proposito di politica, all’azienda di Di Piero è atteso il 13 settembre prossimo proprio il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, per parlare della difficilissima situazione che sta attraversando tutto il settore primario. L’incontro, a cui l’azienda di Civita Castellana darà ospitalità, è stato richiesto da numerose associazioni e comitati della zona.

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