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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciole: c’è anche il Friuli Venezia Giulia

Cristian Iosio: “Siamo stati i primi a credere in una coltura alternativa nella provincia di Pordenone. E i risultati stanno arrivando”

Nocciole dal Friuli Venezia Giulia? Forse suona un po’ strano, perché nella geografia corilicola si guarda subito all’ovest o al centro-sud dell’Italia, ma bisognerà farci l’abitudine. Perché non si tratta di realtà isolate, quanto di diverse aziende che hanno puntato su questa alternativa, in luogo, ad esempio, del mais o di altre colture.

A parlarne con myfruit.it è uno dei pionieri della corilicoltura friulana, tra l’altro avviata da subito con metodo biologico. Si tratta di Cristian Iosio, titolare dell’azienda agricola “Il Noccioleto” di San Quirino (Pordenone) che dal 2015 ha messo a terra, tra impianti di proprietà e in gestione, circa 15 ettari di nocciole, di varietà Tonda Gentile Trilobata.

“Abbiamo pensato a questa cultivar – conferma Iosio – dopo avere svolto alcune ricerche e visitato vari impianti nelle zone più vocate. Alla fine, abbiamo puntato su questa varietà anche per le caratteristiche più simili, a livello di clima, che la nostra regione ha con il Piemonte, anziché con il Lazio”.

I risultati, stanno confermando la bontà della scelta. “In questi anni – prosegue Iosio – abbiamo potuto notare come la qualità dei frutti sia via via migliorata. Siamo seguiti, in questo percorso, anche dall’Università di Udine, che periodicamente viene a verificare la situazione. Rispetto a quelle piemontesi, le nostre nocciole risultano leggermente più dolci e anche con un calibro mediamente maggiore, attorno ai 23 mm. Ma sono confronti, ovviamente, da prendere con tutte le cautele del caso, in quanto la nostra produzione è pochissima e la diffusione del prodotto, almeno per quanto riguarda la mia azienda, rimane al momento ancora a livello provinciale”.

E’ indubbio, tuttavia, che in Friuli Venezia Giulia la corilicoltura non sia ormai del tutto sconosciuta. “Il nocciolo c’è sempre stato dalle nostre parti – rileva ancora Iosio – ma è sempre stato visto come una pianta ornamentale. Meno di una decina di anni fa, diversi agricoltori hanno iniziato a interessarsi a questa coltura come un’alternativa al mais, che stava attraversando un momento critico, e ad altre colture. Oggi, nella provincia di Pordenone saranno all’incirca 120 gli ettari allevati a nocciolo, e almeno un’altra cinquantina sono quelli in provincia di Udine”.

Per la campagna 2022, come in altre realtà, pende la scure della siccità. “Va detto – dice Iosio – che tutti i nostri noccioleti, a differenza di altre zone d’Italia, sono irrigati, e che dove sono presenti gli impianti ad ala gocciolante c’è minore sofferenza. Tuttavia, si avverte il problema dei razionamenti dell’acqua e questa coltura, sul nostro terreno, ha bisogno di molta acqua. Al netto di questo, la produzione attesa dovrebbe, ma il condizionale è d’obbligo, essere superiore a quella dello scorso anno, che ha sofferto il problema delle gelate tardive primaverili. In ogni caso – conclude – sappiamo che dovremo continuare a puntare sempre e solo sulla qualità, come nostro tratto distintivo”.

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