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Frutta a guscio ed essiccata

“Frutta in guscio: il ministero coordini la promozione del made in Italy”

Corrado Bellia, direttore del Consorzio Mandorla d’Avola, parla del progetto e della situazione che sta attraversando il suo comparto

E’ un appello più ampio, che non riguarda solo il suo giardino, ma abbraccia l’intero settore della frutta in guscio italiana, quello che Corrado Bellia, direttore del Consorzio Mandorla d’Avola, rivolge pubblicamente tramite myfruit.it alle istituzioni, ministero delle Politiche agricole in primis.

Corrado Bellia, direttore del Consorzio di tutela Mandorla di Avola

Di primario interesse sono infatti i fondi10 milioni di euro – che la Finanziaria 2021 ha messo a bilancio anche per la frutta in guscio. Anche, appunto, perché oltre a tale settore c’è da condividere questa dotazione con le filiere apistica, brassicola e della canapa. In modalità e termini ancora tutti da chiarire.

“Con una serie di iniziative fatte nei confronti di alcuni politici, in particolare del senatore Fabrizio Trentacoste – spiega infatti Bellia – siamo riusciti, come Associazione regionale di filiera della frutta in guscio, a ottenere l’inserimento, nella Finanziaria 2021, di questo fondo da 10 milioni di euro”.

Soddisfatti?

Un primo obiettivo è stato raggiunto, ma ora bisogna vedere come andrà a finire. In primo luogo, mi auguro che nella suddivisione dei fondi tra questi quattro settori, si tenga presente il peso specifico della frutta secca. Ciascuno degli altri tre comparti, infatti – apicoltura, birra e canapa – sono tre singoli settori, mentre il mondo della frutta in guscio è molto più articolato, coinvolgendo appunto nocciola, mandorla, pistacchio, pinoli e così di seguito.

Qual è il vostro suggerimento su come impiegare questi fondi?

Dobbiamo il più possibile evitare competizioni tra di noi per la corsa all’accaparramento di questi fondi, perché se pensiamo a una suddivisione tra i vari comparti (mandorla, nocciola, ecc.) rischiamo davvero di trovarci in mano poche briciole. Stiamo quindi già lavorando alla sottoscrizione di un documento unitario tra tutti i soggetti della filiera, per indicare al ministero di non fare distribuzioni a pioggia, ma di essere esso stesso regista di un’attività di informazione e promozione della frutta in guscio italiana, dal Piemonte alla Sicilia.

E’ davvero realizzabile, secondo lei, il progetto di una regia unica ministeriale?

Ci sono già diverse interlocuzioni in corso con le varie associazioni di frutta in guscio siciliana (pistacchio di Bronte, pistacchio di Raffadali, associazione del carrubo, nocciola dei Nebrodi, ecc.) e con diverse realtà nazionali (Consorzio Tutela Nocciola Piemonte Igp, Città del Castagno, Città della Nocciola, ecc.). Stando alle dichiarazioni di intenti, al momento, il progetto ci trova tutti unanimi. Poi, ovviamente, bisognerà arrivare a produrre un documento in merito. Ma è fuori discussione che ci sia necessità di promuovere la frutta in guscio nazionale, i cui volumi di produzione, peraltro, sono ben lontani dal soddisfare il fabbisogno interno. Se poi pensiamo che molte aziende italiane ora stanno investendo all’estero, in paesi come la Romania e la Bulgaria, e mi è stato riferito perfino che a Palermo è arrivata anche frutta in guscio dalla Siberia.

Quali canali immagina per la regia ministeriale volta alla promozione della frutta in guscio made in Italy?

Gli sbocchi possono ovviamente essere diversi: organi di informazione, emittenti, azioni su medici di base, ma anche proposte di itinerari, potenzialmente molto interessanti in epoca post-covid. Pensiamo ad esempio anche a quanto potrebbe essere utile un’app per i turisti che, a seconda di dove ci si trova, dia indicazioni relativa alla frutta in guscio che vi viene prodotta, ai suoi utilizzi, ai piatti tipici e altro ancora. Ma se salta questo progetto, l’alternativa diventa la guerra tra i vari comparti, con tutte le conseguenze che si possono prevedere.

Venendo alla situazione della mandorla d’Avola, come stanno andando invece le cose?

La situazione è molto complessa. Uno degli impieghi principali della nostra mandorla è storicamente quello della confetteria, che è arrivata anche ad assorbire, nel passato, il 60-70% della produzione, mentre oggi, di norma, rappresenterebbe circa il 50%. Tuttavia, con l’avvento del Covid-19, le cerimonie si sono fermate, matrimoni in primis, per cui i produttori si trovano giacenze molto importanti, nonostante i prezzi siano nettamente inferiori. Da 2,2-2,3 euro il chilo per il prodotto in guscio, siamo infatti passati a quotazioni sull’1,30-1,50 euro il chilo. Nonostante questo, le vendite vanno molto a rilento. Se non ci sarà una pronta ripresa già a partire dalle prossime settimane, il rischio è quello di trovarsi a gestire la giacenza del 2020 con la nuova produzione di agosto 2021.

Di quali quantitativi parliamo?

Bella domanda. Difficile fare stime precise, perché mancano sia un osservatorio nazionale, sia regionale, come invece avevamo richiesto già nel 2012 all’interno del Piano nazionale della frutta in guscio. Pure su questo aspetto ci auguriamo di essere presto ascoltati dal ministero, anche perché c’è già chi è molto organizzato in tal senso. Pensiamo ad esempio al caso della California: là, il 6 giugno di ogni anno, è lo stesso Stato della California a fornire stime precise sulla produzione delle mandorle, in modo che si possano anche formare previsioni sui prezzi, sulle quote export e così via. Da noi, ancora, non esiste nulla di tutto ciò, nonostante lo chiediamo da anni, sempre per tutto il comparto della frutta in guscio. Per rispondere alla domanda, comunque, possiamo stimare all’incirca una produzione di mandorle d’Avola sulle 1.600 tonnellate di sgusciato. Ma le stime risentono ancora dei dati Istat del censimento 2010. Un osservatorio nazionale e diversi osservatori regionali, invece, sarebbero utili anche per promuovere e commercializzare la nostra frutta in guscio sui mercati internazionali.

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