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Focus del mese Frutta a guscio ed essiccata

“Così cambia il mondo della frutta secca”

riccardo calcagni

Intervista a Riccardo Calcagni, amministratore delegato di Besana spa

Quanto ha influito l’effetto covid sul comparto della frutta secca e come sta reagendo il settore? Quali sono le tendenze in atto che fanno capire cosa chiederà il consumatore tra cinque o dieci anni? A tutto questo e a molto altro ancora ha risposto Riccardo Calcagni, amministratore delegato di Besana spa, l’azienda specializzata nella lavorazione di frutta secca ed essiccata che rappresenta per volume d’affari la principale piattaforma italiana a livello europeo. Già tra i fondatori di INC (International Nut & Dried Fruit Council), Besana nel 2020 è entrata a far parte del Gruppo Importaco, con l’obiettivo di sviluppare sinergie comuni di ulteriore crescita, e nel 2021 festeggia i 100 anni della sua fondazione.

Iniziamo da un bilancio dell’anno che si è appena concluso?

Se dobbiamo cominciare da ciò che è andato male nel corso del 2020, dobbiamo senz’altro citare il comparto dell’Horeca e più in generale tutto l’out of home. Peraltro, prevediamo che questa situazione critica continui anche almeno in parte nel 2021. La pandemia ha influito pure nei formati – pensiamo ai monodose, solitamente consumati come snack – e in tutto ciò che riguarda il fuori casa. Il calo del fatturato complessivo per la frutta secca che ruota attorno a questo settore possiamo immaginarlo con una forbice che va dal 20 al 40%, con punte che in alcuni periodi hanno toccato anche un 70%. Non è affatto poco.

Guardando invece alle cose che sono andate bene, ci sono senz’altro tutti i prodotti dell’home bakery. Specialmente durante il primo lockdown, è stato registrato un forte aumento delle vendite legate alla frutta secca da consumo domestico, con una forbice che oscilla tra il 15 e il 25%, assieme a un accresciuto interesse per i semi, come quelli di girasole, il sesamo o il papavero. Una tendenza che, di fatto, ha pienamente compensato le perdite registrate dall’out of home e dai piccoli formati.

Numeri alla mano, in generale il settore della frutta secca sembra ancora essere in ascesa.

Tendenzialmente è così, ma non è tutto oro quello che luccica. Le difficoltà esistono anche nel nostro comparto e possono essere legate di volta in volta all’origine, al mercato di sbocco, alla qualità. Ci sono insomma alti e bassi. Come INC ci stiamo molto impegnando per la sua promozione, anche attraverso la collaborazione con chef e professionisti della ristorazione.

A quali trend si può assistere al momento nel comparto della frutta secca?

Per quanto riguarda le tendenze a breve termine, dopo un annus horribilis dal punto di vista delle scelte alimentari, dove ci si è rivolti più al grocery che all’healthy food, mi attendo un recupero in questo senso, che vada insomma nella direzione di un riequilibrio, all’insegna della tipica dieta mediterranea.

In linea generale, stiamo assistendo anche a un calo dei prezzi della frutta secca, almeno per alcune referenze, come ad esempio le noci. Tutto ciò, per l’effetto della combinazione di più fattori macroeconomici, come ad esempio la guerra dei dazi tra Usa e Cina (che ha portato alla sostanziale chiusura delle frontiere per la frutta secca Usa normalmente commercializzata in Cina), le variazioni del dollaro sull’euro e l’aumento generalizzato della produzione di frutta secca a livello mondiale. Stanno infatti crescendo, non solo in Europa, le aree dedicate a questo tipo di coltura. Anche noi di Besana siamo parte di questo processo, in un’ottica di sviluppo sostenibile di diverse aree del pianeta.

Occorre poi tenere conto anche delle particolari strategie di marketing che adottano Paesi come gli Stati Uniti, che già in passato si sono rivelate efficaci. Come è infatti già accaduto per le mandorle, e con buoni risultati, può succedere che una referenza sia utilizzata come “cavallo di Troia” per spingere al consumo di un’intera categoria. Ciò è possibile appunto in un paese come gli Usa, dove i produttori hanno fatto sistema, hanno grandi produzioni e adottano una strategia di marketing comune. Questa politica permette, d’altro canto, in periodi come questi caratterizzati dalla guerra dei dazi con la Cina, di ricevere sovvenzioni importanti per il mancato export di prodotto, come le noci nel nostro caso. In Italia, con piccole superfici a disposizione, da 5, 10 o anche 30 ettari, sarebbe comunque difficile applicare una politica di questo tipo.

Lei ha accennato a un aumento della produzione, a livello globale, di frutta secca. Può citare un’area emergente in questo senso?

In Sudamerica, ad esempio, stiamo assistendo a una grande espansione delle produzioni di frutta a guscio. In Cile, che è un po’ la California del sud, stanno crescendo molto le produzioni di noci e delle stesse nocciole, grazie all’interessamento diretto della Ferrero. Inoltre, si sta lavorando molto anche sulle mandorle e sull’uva. Poi in forte crescita è pure l’Argentina, dove si stanno producendo arachidi di alta qualità.

C’è quindi spazio per investire nella frutta a guscio?

La crescita che abbiamo avuto come comparto è una crescita sostenibile, trainata anche da una domanda di healthy food da parte del consumatore. Un tempo, infatti, la frutta secca era solo buona, ora è diventata anche un prodotto sano. Inoltre, la categoria ha trainato pure un settore che stava arrancando, come quello del cioccolato e delle creme spalmabili in genere; basti pensare a quante ne sono state lanciate in questi ultimi anni.

Come commenta la chiusura del 2020 per Besana?

Come Besana siamo soddisfatti, in fin dei conti, per come è andato il 2020. Naturalmente anche da noi non sono mancate le difficoltà e devo ringraziare tutti i nostri lavoratori. Ci sono infatti stati ovviamente settori molto in sofferenza: pensiamo anche al caso di industrie che fanno prodotti da ricorrenza, come per la Pasqua e il Natale. La Pasqua 2020 ha mostrato un calo netto, ora vedremo come saranno andate le vendite di Natale, ma senz’altro l’impatto del 2020 si ripercuoterà anche nella programmazione e negli investimenti del 2021, nonché sulla stessa Pasqua e il Natale 2021.

Il 2020 per voi ha segnato anche l’ingresso in Importaco. Come sta proseguendo questa partnership siglata di recente?

Molto bene, anche perché abbiamo da sempre condiviso con questa azienda un modello di sviluppo improntato sulla sostenibilità. Stiamo portando avanti insieme quanto avevamo progettato.

Cosa può dirci sulle tendenze riguardanti il consumo di frutta secca sul mercato italiano?

Le noci in guscio in Italia stanno avendo un forte appeal. Anche le mandorle sono in forte ascesa, tanto che anche la Almond Board of California è entrata sul mercato nazionale. Il pistacchio ha rappresentato sempre una sorta di primizia, soprattutto per i suoi prezzi (per questo il più delle volte viene venduto in guscio). In forte ascesa sono anche gli anacardi, per la molteplicità di impieghi che può avere questo ingrediente.

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