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Biologico

Le Iene e il finto biologico. Fedagri: «Caso isolato. Non screditare la filiera»

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Autore Redazione

Dopo la trasmissione de Le Iene, il commento di Davide Vernocchi (Fedagri-Confcooperative)

“Comportamenti isolati ed episodici non devono far danno alla filiera biologica che è uno dei vanti del nostro agroalimentare, né screditare le forme di vendita diretta dei prodotti agroalimentari”. È il commento del presidente del Settore Ortofrutticolo di Fedagri-Confcooperative Davide Vernocchi in una nota in merito alla puntata del noto programma televisivo Le Iene andato in onda mercoledì 28 novembre dal titolo “Quando il cibo biologico contiene pesticidi” (qui il video). Nella puntata, infatti, viene smascherato un produttore di un mercato a chilometro zero che vendeva verdure biologiche quando in realtà non lo erano. Secondo Vernocchi sono riscontrabili gli estremi della truffa e sarà compito della magistratura indagare, ma “è opportuno porre la massima attenzione ad evitare che arrivino all’opinione pubblica messaggi generalizzati, che scaturiscono da informazioni parziali e riconducibili a casi isolati”.

“In Italia operano – continua Vernocchi – oltre 42.000 produttori biologici che hanno deciso di produrre seguendo un rigido disciplinare, sostenendo per questo dei costi e sottoponendosi ad una serie di controlli severi e frequenti. Ai consumatori che scelgono di acquistare prodotti biologici il consiglio è quello di stare sempre attenti ai bollini di certificazione”.

Vernocchi difende poi il sistema di vendita diretta dei prodotti agroalimentari affinché non si getti discredito nei confronti di coloro che lo praticano. “Occorrerebbe piuttosto che vengano realizzati maggiori controlli su quelle modalità di commercializzazione dei prodotti agroalimentari non organizzate e che non passano per i circuiti distributivi tradizionali. La vendita di alimenti lungo le strade, talvolta all’ingresso delle città, in luoghi non autorizzati, non rispetta spesso le più elementari norme di igiene e non garantisce la salubrità dei prodotti, oltre a rappresentare anche una forma di concorrenza sleale”.

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