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Apo Conerpo tiene botta. Cala l’export ma cresce nella Gdo in Italia

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Il bilancio della principale Organizzazione europea di produttori di ortofrutta fresca. Regge il mercato interno, difficoltà nell’export. Vernocchi: “Opera?. Continuiamo a crederci”

Una delle slide distribuite ai giornalisti, durante la conferenza stampa sui dati di bilancio 2018 della più importante organizzazione europea di produttori di ortofrutta fresca, è ricca di fulmini. Rappresentano i tanti pericoli che bisogna tentare di schivare nel contesto attuale del mercato ortofrutticolo.

ApoConperpo_RischidelMercatoLo sottolinea il presidente di Apo Conerpo, Davide Vernocchi, che li elenca e ai primi posti mette i cambiamenti climatici e le emergenze fitosanitarie. Non è filosofia, ma rischio, come conferma una contrazione produttiva del 6,47% a livello nazionale e del 6% in Emilia-Romagna: «La temperatura media massima è aumentata di 1 grado, abbiamo ustioni sui frutti, il crack dei prodotti e quindi si compromettono volumi e la qualità». Il meteo è sempre stato variabile, ma non come questi ultimi anni.

Concorrenza drogata dal dumping sociale salari ed energia

Fondamentale il nodo della concorrenza. All’incontro di Parigi del Gruppo di Contatto tra i paesi ortofrutticoli (vedi anche l’intervista a Elena Albertini), era presente anche Davide Vernocchi e, oltre ad azioni comuni sui problemi fitosanitari: «abbiamo chiesto che alla reciprocità ambientale segua anche quella sociale». In altri termini il dumping sul costo della manodopera e dell’energia spinge all’angolo i prodotti italiani. «I kiwi greci quest’anno si presentavano con 15/20 centesimi in meno». Per fortuna c’è il mercato interno che regge e la crisi dei consumi tedeschi non ha invece inciso come ha sottolineato il direttore Gabriele Chiesa. Con la Grande Distribuzione si è recuperato il 2,15% a volumi che corrisponde al + 4,72 % a valore. Se nei mercati tradizionali si legge un calo del 4,11%, si ha segno positivo con un + 1,34 nei valori. Nel totale al meno 5,62% nei volumi corrisponde un + 0,39% nella casella valori. Insomma l’export è meno performante e si è saputo vender bene.

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Gli spagnoli non sono più bravi, hanno un “Sistema Paese”

Il presidente non vuole sentir parlare di spagnoli più bravi e non usa francesismi: «non mi vengano a dire che sanno vendere meglio di noi! Loro hanno dietro un “Sistema Paese”». E per essere ancora più chiari: «Se pagano la manodopera la metà rispetto a noi si sconta una minore redditività”. Tanti rischi ma si tiene botta. La riduzione del fatturato del -2,5% rispetto ai 736 milioni del 2017 è chiara, ma si deve leggere nel contesto di un incremento del 2,3% rispetto alla media del quinquennio precedente. Per quanto riguarda le superfici coltivate vi è sempre un aumento dei dati: 28.779 ettari nel 2013 mentre nel 2017 si è saliti a 31.162 e infine a 31,449 nel 2018. Una variazione positiva pari al 1%.

Calo drastico delle nettarine, aumentano kiwi e albicocche

Il meteo impazzito, il climate change, non aiuta, però non basta a spiegare tutto. Vediamo le variazioni degli ettari dedicati alle diverse varietà negli ultimi 5 anni: – 32% nettarine, -19% pesche, – 2% pere; -18% percoche; – 3% susine. Segni negativi certo, ma sono interessanti anche quelli positivi: + 34% kiwi; + 35% albicocche; +12% mele e un abbondante + 52% per le ciliegie. La spiegazione è (anche) la ricerca. Apo Conerpo investe 10 milioni per 4 anni ovvero 2,5 per annualità, che permette, come per le albicocche con le nuove varietà, «di allungare la raccolta fino ad agosto – sottolinea il presidente -. A Castelfranco si è invece investito su una linea per le ciliegie”.

Le azioni dell’uomo non sono indifferenti, anche sull’export. “Il blocco delle esportazioni in Russia è pesante perché il prodotto lì arriva in 4 giorni mentre la Cina è lontana, anche se noi ci andiamo. Ma ci vogliono 40 giorni in nave, con un’efficiente ferrovia si possono dimezzare i tempi e aumentare i periodi di esportazione da febbraio a marzo/aprile. Non è cosa di poco conto”. Sul fronte export poi si lavora per dare impulso all’export di kiwi in Giappone, pere in Cina, mele in Vietnam.

Meno volumi conferiti

I fulmini, quelli della slide, non hanno fermato il processo di sviluppo di Apo Conerpo: sono 6000 produttori e 50 cooperative, e delle sue filiali, con una forte presenza anche nel biologico, ovvero Alegra, Brio, Naturitalia, Opera e Valfrutta Fresco. Sul fronte dei dati di produzione nel 2018 i volumi conferiti dai soci valgono 998.300 tonnellate (-6,47%), più 22.900 tonnellate di frutta e 44.834 tonnellate di ortaggi e patate acquistate dalle cooperative socie. Si acquista, come ha spiegato Vernocchi, per sopperire a problemi di stagionalità e garantire un’offerta completa. In dettaglio i conferimenti di frutta hanno superato le 383.200 tonnellate (-1,43% sul 2017), mentre ortaggi e patate hanno sfiorato le 615.000 tonnellate (-9,35%). Infine il pomodoro venduto all’industria di trasformazione è pari a 415.000 tonnellate con una riduzione del 7,4% rispetto all’anno precedente con una resa pari a 71 tonnellate per ettaro.

Su Opera non si torna indietro

Nella conferenza stampa non sono mancate le domande su Opera che recentemente ha registrato degli abbandoni che hanno portato l’organizzazione ad avere una quota di mercato che si attesta a circa il 23%. Le ambizioni erano altre: “Volevamo rappresentare almeno il 50% della produzione, ma nonostante i numeri continuiamo a credere e a sostenere il progetto” conclude Davide Vernocchi nella parte finale della conferenza stampa.

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